A lei non sono bastate oltre 4mila preferenze per assicurarsi un seggio dentro il Consiglio regionale lombardo, lui invece ora lo frequenta quotidianamente essendo stato scelto come il capo della segreteria del presidente Federico Romani, figlio di Paolo, ex ministro di Forza Italia. Sia Elisabetta Fedegari che Dario Francolino – entrambi appartenenti a Fratelli d’Italia – sono indagati nell’inchiesta sull’Asm di Pavia che lunedì ha portato il presidente Manuel Elleboro e il direttore generale Giuseppe Maria Chirico agli arresti domiciliari, insieme ad altre due persone. L’indagine ha terremotato la municipalizzata pavese che si occupa di rifiuti e decoro urbano arrivando a sfiorare l’eurodeputato leghista Angelo Ciocca.

L’accusa nei confronti di Francolino e Fedegari, in concorso con gli stessi vertici di Asm, è di peculato. Secondo la ricostruzione della procura di Pavia, l’aspirante consigliera, che siede nel Cda di Asm, si sarebbe “appropriata” insieme a Elleboro e Chirico di 5.500 euro per “ricompensare economicamente” Francolino della “campagna elettorale svolta” in suo favore. Uno “zecchino”, lo chiama il dg Chirico secondo una teste dell’inchiesta. Il tutto con uno stratagemma, sostengono gli inquirenti guidati da Fabio Napoleone: l’affidamento diretto per la realizzazione di un video istituzionale alla società, Larem srl, utilizzata come “schermo societario” per “non far risultare un collegamento diretto” con la DF Consulting di Francolino. Nell’ordinanza di custodia cautelare, è bene precisarlo, il giudice per le indagini preliminari Pasquale Villani esclude le ipotesi di reato avanzate dagli inquirenti nella richiesta di arresto per Elleboro e Chirico ma parla di “sconcertanti condotte gestorie”.

Tutto – secondo la ricostruzione della Guardia di finanza – è iniziato il 31 gennaio scorso, quindici giorni prima del voto alle Regionali in Lombardia, e sarebbe andato avanti fino ad almeno il 27 luglio, quando è stato effettuato il primo bonifico alla Larem da 2.750 euro. Nel mezzo, l’esito negativo della contesa elettorale per Fedegari – da settembre anche nel Cda di Ersaf, l’ente regionale per i servizi all’agricoltura, in quota Fdi – e l’ingresso invece a Palazzo Lombardia di Francolino, ufficialmente a capo della segreteria del presidente del Consiglio regionale da marzo. Nel frattempo l’inchiesta è andata avanti ricostruendo, secondo i pubblici ministeri, come nel Pavese “proliferi un sistema circolare” in cui le aziende municipalizzate “subiscono deprivazioni delle proprie risorse a vantaggio di individui attivi nel campo della politica” che “utilizzano” i fondi per “scopi personali” tra cui “lo stesso rifinanziamento delle proprie campagne elettorali, così da mantenere le funzioni già occupate e di ribadire lo schema”.

La vicenda che vede coinvolti Francolino – nel 2022 candidato al consiglio comunale di Lesmo – e Fedegari è proprio quella da cui parte tutta l’indagine. È il 31 gennaio quando viene protocollata la proposta di un “accordo di consulenza” tra la DF Consulting di Francolino e Asm per “attività di social media management” della municipalizzata per sei mesi dietro il pagamento di 28mila euro: la segnalazione arriva da fonte anonima alla procura e ipotizza che in realtà quell’intesa serva come “finanziamento indiretto e occulto della campagna elettorale ‘social'” di Fedegari. Una proposta, quella arrivata da Francolino all’Asm, che una dipendente aveva subito catalogato come “anti-economica” facendolo presente a Elleboro, scrive il giudice per le indagini preliminari. Francolino, tra l’altro, si era dimostrato “uno dei più stretti accoliti” di Fedegari “individuata” come “testa di ponte” per “mettere piede sulla sponda delle lucrose committenze Asm”.

L’accordo da 28mila euro non andrà avanti, ma la via per pagare lo “zecchino” – nella tesi accusatoria – è stata poi raggiunta. Dopo la campagna elettorale nella quale Francolino si è “occupato attivamente” dei profili social di Fedegari e “diffondendo materiale elettorale”, i finanzieri ritengono accertato che gli indagati, durante un incontro in un ristorante del 28 febbraio, si “accordavano per affidare da parte di Asm dei lavori” al futuro capo della segreteria del presidente Romani “a copertura delle attività intraprese nell’interesse personale” della candidata di Fdi. E il 21 marzo, alla presenza dello stesso Francolino, “in una pasticceria gli comunicavano che, intanto, gli avrebbero assegnato, come prima contropartita per l’attività svolta, euro 1.500/2000, a fronte dei quali avrebbe dovuto fornire all’ente un video promozionale, per giustificare l’esborso”.

Per “non fare risultare un collegamento diretto” tra la municipalizzata e Francolino “veniva raggiunto l’accordo per cui la commessa sarebbe stata affidata, sempre in via diretta, a una società terza, individuata da Francolino, e a lui riconducibile, la Larem Srl”. L’importo pattuito? 5.500 euro. Così, il 24 maggio, si legge nel capo d’imputazione, Asm “procedeva effettivamente all’affidamento diretto” a favore di Larem per la “realizzazione di un video istituzionale” a quel prezzo. Venti giorni più tardi, la società “emetteva una fattura in acconto” per la metà dell’importo, pagata il 24 luglio dall’Asm. E la realizzazione del filmato? In quei mesi fu rimandata più volte, dimostrando ad avviso del giudice “l’olimpico disinteresse” per il video.

Nel frattempo si era però adoperati per togliere la pratica con Larem dalla scrivania di una dipendente puntuale per riassegnarla alla “più remissiva e compiacente” Elisa Bacaloni, responsabile della segreteria amministrativa di Asm e anche lei indagata in altri filoni dell’inchiesta, perché “non avrebbe posto questioni di tempistiche e per certo avrebbe assicurato una supervisione più svagata e maggiormente adesiva al criterio del laisseiz faire caldeggiato nei desiderata dei vertici aziendali”. Le riprese, alla fine, secondo la Guardia di finanza, sono iniziate il 3 agosto ma quel video promozionale, sintetizza il gip, “non aveva alcuna effettiva utilità” per la multiservizi.

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