Non svegliate Jannik Sinner. Dopo la prima semifinale di un italiano, ecco servita anche la prima finale alle Atp Finals. L’azzurro riscrive nuovamente la storia del tennis italiano battendo il numero 3 del mondo Daniil Medvedev con il punteggio di 6-3 6-7 6-1. È una parabola insomma che non intende fermarsi, generando un entusiasmo liberatorio e sconosciuto. Per l’azzurro si tratta della settima finale del 2023, la terza in appena un mese e mezzo. Andrà alla caccia del quinto titolo di questa stagione, l’undicesimo in carriera. In palio quindi c’è anche il sorpasso definitivo ad Adriano Panatta nella speciale classifica dei tennisti italiani più vincenti della storia. Questa di Torino è la finale più importante raggiunta da un italiano negli ultimi 47 anni, da quella di Adriano Panatta al Roland Garros nel 1976. Ora l’azzurro attende uno tra Novak Djokovic e Carlos Alcaraz, protagonisti della seconda semifinale di questa sera (inizio alle ore 21).

Chi preferire in vista della finale? Semplice, nessuno. Se c’è una cosa che questa stagione ha regalato a Jannik Sinner è il privilegio di non scegliere un avversario da un altro. Questo però non significa che tutti i rivali siano uguali. Sulla carta affrontare Denis Shapovalov sarà sempre meglio di giocare contro Novak Djokovic. Significa soltanto che il livello raggiunto da Sinner – e certificato da questo traguardo di Torino – lo pone in uno status da top mondiale, dove l’avversario non lo si preferisce ma banalmente lo si affronta, senza sudditanze psicologiche e con la consapevolezza di poter battere chiunque. Anche perché questo torneo ha rotto tutti i tabù, tecnici e mentali, che ancora persistevano. Carlos Alcaraz è stato battuto già quattro volte in carriera (tre soltanto nel 2023), Novak Djokovic una volta soltanto, ma durante questa settimana. Conquistare il titolo a Torino potrebbe rivelarsi un volano in vista della prossima stagione, ma anche pensando all’imminente Davis Cup. Indipendentemente da come andrà a finire, aveva in squadra un Sinner in queste condizioni non può non rendere l’Italia una delle favorite per il titolo. Forse, anche la favorita assoluta. Una posizione che certificano una volta di più lo stato di salute del movimento italiano.

Questo successo consente a Sinner di incamerare altri 400 punti in classifica. In totale durante questo torneo ne ha già messo in fila 1000. E potrebbe non essere ancora finita. La finale infatti regala al vincitore altri 500 punti. Insomma, la terza posizione mondiale (attualmente irraggiungibile) è sempre più vicina. Quello contro Medvedev è stato un inizio di partita contratto. La tensione si fa sentire, con il russo che approccia con grande sfrontatezza. Non è quindi un caso se la prima palla break è del numero 3 del mondo. Sinner l’annulla con il servizio, e poi tiene un turno di battuta dove era stato avanti per 40-0. Stessa situazione che si verifica poco dopo, ma questa volta in difficoltà è Medvedev. E Sinner ne approfitta subito, il diritto del moscovita finisce in rete. L’allungo scuote definitivamente l’altoatesino, che prende in mano l’inerzia del match. Medvedev non riesce più ad impensierirlo e così l’esito diventa segnato. Nuovo servizio vincente e primo set preso d’autorità. Nel secondo Medvedev stenta a trovare una reazione. A regnare è l’equilibrio, con Sinner che appare sempre in controllo. Eppure la prima occasione è per il russo, ma Jannik annulla la palla-break con una bella discesa a rete. I turni di servizio continuano a farla da padrone e il tie-break è scontato. Mini-break, recupero e nuovo mini-break. Medvedev alza il ritmo, guadagnandosi tre set-point. Il primo non va a segno, il secondo si. Tutti a questo punto si aspettano la reazione e l’azzurro non tradisce. E a dargli una mano è lo stesso Medvedev: doppio fallo e break di Jannik a inizio terzo set. La pressione all’improvviso si allenta, i turni di servizio diventano agevoli e dall’altra parte il russo è sempre più in difficoltà. In queste condizioni il secondo break non sorprende. È finita. Sul match point il diritto di Medvedev finisce lungo. La festa non ancora finita.

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