“Riceviamo mezzo litro o un litro di acqua al giorno, a testa. L’essere umano ha bisogno in media di 3 o 4 litri. Siamo costretti a mischiare l’acqua minerale con l’acqua salata per far bere i nostri figli”. Lo racconta una giovane donna palestinese di Beit Lahia, che insieme alla sua famiglia si è rifugiata in un liceo nel sud della Striscia di Gaza . “La situazione umanitaria è catastrofica. Sono passati 13 giorni dall’ultima volta che abbiamo potuto fare una doccia“. Il video lo ha diffuso Oxfam, insieme all’appello urgente all’Onu e al governo italiano perché venga consentito l’ingresso di cibo, acqua, carburante e altri beni di prima necessità: “In questo momento la mancanza di cibo viene usata come arma contro i civili di Gaza, ridotti ormai allo stremo”. Nonostante dallo scorso fine settimana sia stato consentito l’ingresso a Gaza di 62 camion di aiuti attraverso il valico di Rafah, solo 30 contenevano cibo. Ciò equivale ad appena 1 camion ogni 3 ore e 12 minuti da sabato scorso.  Prima del 9 ottobre, 104 camion al giorno consegnavano cibo alla popolazione, ossia un camion ogni 14 minuti. “Dov’è finita la nostra umanità? – dice Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Milioni di civili vengono puniti collettivamente, ma non ci può essere alcuna giustificazione per l’uso della fame come arma di guerra. I leader mondiali non possono continuare a guardare, hanno l’obbligo di agire subito.  Ogni giorno la situazione peggiora. I bambini sono traumatizzati a causa dei continui bombardamenti, l’acqua potabile è inquinata o razionata e presto molte famiglie non saranno in grado di sfamare i propri figli. Quanto ancora potrà resistere la popolazione?”.

LA CAMPAGNA – A Gaza è catastrofe umanitaria, gli aiuti di Oxfam.

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