La Camera ha approvato mercoledì mattina la risoluzione presentata dalla maggioranza sulla Nadef e la richiesta di scostamento di bilancio da 3,2 miliardi nel 2023 e 15,7 miliardi nel 2024 con 224 sì e 127 no. Nel pomeriggio anche il Senato ha dato via libera con 111 voti e 69 contrari. In entrambi i rami del Parlamento per questo voto è richiesta la maggioranza assoluta dei presenti.

La risoluzione della Camera a firma dei capigruppo Tommaso Foti, Riccardo Molinari, Paolo Barelli e Maurizio Lupi impegna il governo a conseguire i “saldi programmatici” previsti dalla Nadef e ad inserire in manovra la prosecuzione del taglio del cuneo, l’avvio della riforma dell’Irpef, misure per le famiglie “con particolare riguardo a quelle numerose, e della genitorialità” oltre che il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, in particolare per la sanità. Infine “a considerare collegato alla manovra di finanza pubblica, oltre a quelli già indicati nel Documento” anche quello sulla ‘semplificazione e digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese'”.

Hanno votato contro le opposizioni, che avevano presentato loro risoluzioni tutte respinte. “Ci ha sorpreso una presidente del Consiglio che ancora poco fa parlava di un Paese che cresce più degli altri Paesi europei”, ha detto il leader del M5S, Giuseppe Conte. “È evidente che non sa leggere i dati macroeconomici: noi ci ritroveremo invece ancora, prossimamente, fanalino di coda d’Europa. Do solo atto al ministro dell’Economia Giorgetti che con onestà intellettuale ha dichiarato finalmente che non c’è un buco di bilancio e che il debito che è aumentato è dovuto al Covid, quindi non è colpa di Conte”. “Il Pd vota contro la Nadef e contro lo scostamento di bilancio perché siamo di fronte a una Nadef debole e fragile, scritta sulla sabbia e lo scostamento di bilancio viene richiesto al Parlamento per i motivi sbagliati”, ha detto nell’Aula del Senato Antonio Misiani, responsabile nazionale economia del Pd. “Non bisognava essere laureati ad Harvard per capire che l’inflazione, i tassi di interesse e l’incertezza geopolitica avrebbero pesato. Il problema è che il governo ci ha messo del suo, la coperta se l’è accorciata un po’ da solo”. Luigi Marattin, deputato di Azione-Italia Viva, ha annunciato che il gruppo Azione-IV-Renew Europe presenterà un ricorso alla Corte Costituzionale per verificare la legittimità costituzionale dello scostamento di bilancio.

Per l’agenzia di rating Fitch le stime della Nadef rappresentano ‘un significativo allentamento della politica di bilancio rispetto agli obiettivi precedenti’ del governo italiano. ‘Le nostre previsioni aggiornate sul deficit pari al 5,2% del Pil nel 2023 e al 4,2% nel 2024 sono ormai vicine ai nuovi obiettivi del governo dopo le nostre revisioni di maggio’. Fitch prevede un calo più contenuto del debito che, riflettendo la revisione del deficit, in rapporto con il Pil scenderà di 1,3 punti percentuali al 140,3% quest’anno, meno rispetto ai 2,2 punti percentuali stimati a maggio. Il debito si stabilizzerà al 140% del Pil nel 2025.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a margine del voto ha difeso la decisione di chiedere un aumento del deficit: “Sento che si obietta circa l’incostituzionalità dello scostamento. Andate a leggere la legge costituzionale quando parla di cause eccezionali che hanno gravi ripercussioni economiche. Mi sembra che siamo in una situazione come questa o mi sbaglio? La guerra non è che in Ucraina l’ha fatta il governo italiano, l’ha fatta Putin. Le conseguenze economiche e finanziarie le vedete tutti, credo che le veda anche il Fmi e in questo contesto cerchiamo di fare il nostro meglio”. In vista del Consiglio dei ministri di lunedì sulla legge di bilancio, questa sera la premier Giorgia Meloni farà un punto sulla situazione in una riunione con la maggioranza.

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