Le prime “squadre di risposta rapida” arrivate per bonificarli descrivono le scene sempre allo stesso modo: “Un massacro sistematico”. Nei kibbutz Alumin, Be’eri, Re’em. Fino a Kfar Aza, dove sono stati recuperati oltre 200 cadaveri, tra cui una quarantina di neonati e bambini. “Andiamo di casa in casa e vediamo famiglie massacrate nelle loro camere da letto e nei loro salotti”. In alcuni casi hanno incendiato le case, in diverse abitazioni hanno distrutto tutto, molte volte hanno infierito sui corpi già esanimi. Le chat Telegram delle unità spedite nei villaggi al confine con la Striscia di Gaza, assaltate dai gruppi armati di Hamas, sono un viaggio nell’abisso. Foto e video raccontano la ferocia con la quale i terroristi si sono accaniti sugli abitanti e la devastazione che hanno lasciato dietro di sé. Era tutto pianificato, come dimostrerebbero alcuni documenti ritrovati addosso ai guerriglieri uccisi dai militari israeliani: “Opuscoli religiosi e mappe che li guidavano nelle loro aree di operazione. Con ogni villaggio diviso in zone operative”.

Uno dei primi kibbutz è stato l’Alumin. Qui i miliziani sono stati neutralizzati prima di raggiungere le aree maggiormente abitate. Ma hanno comunque fatto in tempo a sterminare alcuni agricoltori thailandesi e a rapirne altri. Le immagini riprese dentro gli alloggi dei contadini, vittime di una guerra che non è la loro, sono stomachevoli. Nel vicino kibbutz Be’eri la situazione si è fatta più complicata, con 108 corpi recuperati. È lì che si trovavano i due italo-israeliani dispersi. Secondo Haaretz, è stato sterminato il 10% della popolazione dell’intero villaggio. Una mattanza, alla quale è spesso seguita il saccheggio di autovetture e abitazioni. “Anche questa – si legge nel canale Telegram – sembra essere un’attività sistematica”. Non ci sono state comunità immuni all’azione di Hamas.

Le foto scattate dentro il kibbutz Re’em sono a tratti insopportabili. Per entrare, come dimostrano i video delle telecamere di videosorveglianza postati nel gruppo, i terroristi hanno teso un’imboscata a un abitante che rientrava con la propria auto: una volta che l’uomo ha aperto il cancello principale è stato ucciso e a quel punto si sono introdotti nel villaggio. Lo scenario all’interno è raccapricciante. Le foto mostrano il seggiolino di un bambino intriso di sangue: “Sono andati di auto in auto uccidendo tutti senza distinguere tra soldati e civili o uomini, donne e bambini”. Kfar Aza è stato uno degli ultimi kibbutz in cui le unità di primo intervento sono arrivate, trovandosi di fronte lo scenario peggiore con oltre 200 cadaveri. Qui alcuni piccoli, ha raccontato l’inviata di I24news, network israeliano, sono stati “decapitati”, stando al racconto del vice-comandante dell’Unit 17, Ben Zion. Questa versione, tuttavia, è stata smentita da un portavoce dell’esercito all’agenzia di stampa turca Anadolu. Di certo resta il fatto che tra le vittime del massacro ci sono 40 tra neonati e bambini, i cui corpi sono stati portati fuori dall’area abitata sulle barelle. Ci sono segni di combattimenti e distruzione in tutte le case. In un’abitazione non è stato risparmiato nemmeno il cane e sono stati vandalizzati i libri religiosi.

I corpi di una coppia sono ripresi accanto alla loro auto. Apparentemente stavano fuggendo, ma si sono schiantati contro un albero: “Come in altri casi, sembra che siano stati poi uccisi, giustiziati e i corpi saccheggiati dopo essere stati trascinati fuori dal veicolo”, si legge nel canale Telegram sotto il video. In un altro filmato c’è il cadavere di un uomo “apparentemente convinto di avere il tempo di evacuare”. Nella borsa accanto al suo corpo ci sono un computer portatile, lo spazzolino da denti e altri effetti personali. “Non ha avuto abbastanza tempo per fuggire”. Molti altri sono stati raggiunti dentro le loro camere da letto e nei salotti. Ci sono cadaveri in pigiama sui letti, altri stesi sul pavimento della stanza. Alcune abitazioni sono state letteralmente bruciate, come dimostra un video, circolante in Rete, girato dagli stessi terroristi che si riprendono mentre appiccano il fuoco. L’ultimo sfregio prima di passare alla prossima casa.

Twitter: @andtundo

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