L’amministratore delegato di Atm Arrigo Giana, si legge sui giornali, vuole (ma non è il Comune di Milano il proprietario?) trasformare il gruppo in una multinazionale della mobilità. Da alcuni anni l’Azienda meneghina ha avviato un piano di sviluppo internazionale per “esportare le competenze acquisite in Italia nella gestione non solo dei trasporti, ma anche di piattaforme digitali e sistemi di controllo degli accessi (leggasi Area B e C)” – si legge sempre sulla stampa. Quello di Atm, visto che a casa “sua” le gare non si possono fare, è un brutto esempio di “reciprocità” internazionale avendo potuto invece partecipare e vincere alle gare di Copenaghen e, da poco, del metrò a Salonicco.

Al momento Giana si sta distinguendo solo per continuare ad evitare la messa a gara del servizio di trasporto pubblico a Milano. Per far ciò 5 anni fa è stata confezionata una pirotecnica offerta, “Nex-Milano”, all’Agenzia della Mobilità di Milano, servita solo a tutelare l’Atm prorogando surrettiziamente il contratto di servizio per qualche anno. Mentre la spettacolarizzazione di Atm e la sua difesa corporativa resistono a qualsiasi forma di concorrenza: le attese sui marciapiedi per bus, tram e filobus superano i 30 minuti sulle trafficate e pericolose strade di Milano. “Ci sono gravi carenze di autisti” denunciano i sindacati degli autoferrotranvieri. Una volta erano rari i ritardi dei mezzi pubblici. Oggi è diventata una costante che fa imbestialire i milanesi e non solo.

I cittadini da tempo denunciano, inascoltati, il peggioramento dei servizi di superficie e si stanno organizzando in comitati pendolari in alcune zone (periferiche e centrali) della città. A Milano peggiora la qualità dell’aria si aggrava la crisi dell’azienda milanese dei trasporti. Proprio ora che serve una maggiore efficienza dell’azienda per ridurre il traffico cittadino in automobile, le emissioni in atmosfera dei gas di scarico e aumentare la sicurezza stradale sempre più precaria. Se all’estero le cose vanno “bene”, meno bene vanno in casa. E’ evidente una crisi tecnico-organizzativa e finanziaria di Atm. Sì, anche finanziaria nonostante i proclami positivi dell’azienda visto che non si riesce a capire quanti soldi pubblici ricevono, quanti dagli utenti e quanti dagli altri servizi che invece dovrebbero essere separati (sosta ecc.).

In questo calderone magmatico cui vanno aggiunti il peso del sostegno della costosissima M4 emergono profitti ridicoli. La missione principale di Atm è quella di trasportare in una città ordinata ed europea il massimo di cittadini possibile e non di tenerli sul piede di guerra come lo sono i sindacati. Le carenza di personale si aggira intorno alle 3-400 unità. I pensionamenti di questi anni non sono stati sostituiti e alla carenza di personale di tutti i depositi si è sopperito con soppressioni o limitazioni di corse spesso giustificate da non ben definiti “lavori in corso”.

A Roma il Sindaco Roberto Gualtieri ha fatto prorogare per altri 4 anni l’affidamento dei servizi ad Atac condannando l’azienda disastrata all’inefficienza, alla cui guida c’è lo stesso Amministratore delegato di Atm, cioè Arrigo Giana. Le soppressioni indebite di corse non bastano per tenere in piedi un malandato servizio: l’azienda costringe il personale a turni faticosi, l’orario di lavoro è passato di fatto dalle 36 ore settimanali a 40-42, i tempi dei cambi in linea sono aumentati e non rientrano nei turni di lavoro, aumentando le ore senza retribuzione alcuna, gli straordinari non si contano, avere un giorno di ferie è impossibile e il salario è rimasto lo stesso. Tutti gli autisti sono in questa situazione e in particolare i neo assunti, che con un salario d’ingresso che non regge minimamente il costo della vita a Milano li costringe a lasciare l’azienda e ad utilizzare la loro patente per salari più alti in altre aziende di trasporto pubblico o in aziende della logistica.

Gli autisti si devono destreggiare sempre di più nel traffico caotico di Milano con la responsabilità della sicurezza a bordo dei passeggeri e di veicoli, pedoni e ciclisti sulle strade. Le “giuste” ambizioni di una Milano “green”, nonostante l’area “C” e “B”, fanno la fine degli annunci. L’utenza dei mezzi pubblici è in calo dopo il recente aumento tariffario del 1° gennaio scorso. L’aumento ha dato il colpo di grazia a questa tendenza. In molte parti d’Europa si è ricorso a riduzioni dei costi dei biglietti per rilanciare il trasporto pubblico. La mobilità sostenibile è in crisi. Gli incidenti mortali di ciclisti dell’ultimo periodo hanno anche ridotto del 20% l’uso delle biciclette. Gli scioperi e la conflittualità sindacale aumentano, peggiorando ulteriormente i servizi di trasporto. Milano da aspirante città modello somiglia sempre più, purtroppo, a Roma.

Le agitazioni proclamate da sigle sindacali come USB, CUB e COBAS, che erano minoritarie, stanno coinvolgendo gran parte del personale scontento della gestione aziendale. Da anni Atm risparmia sul costo del lavoro per la mancata assunzione di centinaia di autisti. Con enormi minori costi, perché non trova le risorse per aumentare i salari e ripristinare un clima sindacale meno conflittuale? Non la si vede neppure prolungare i suoi servizi anche nell’hinterland, facendo così restare l’area metropolitana di Milano l’unica città europea priva di un degno servizio di trasporti pubblici. Gli arresti in Atm per gli appalti truccati del 2020 per il segnalamento della Metropolitana, il funzionario licenziato che aveva denunciato ruberie e poi reintegrato dal Giudice o la recente condanna del giudice ad Atm per comportamento antisindacale – per aver “discriminato” un dipendente padre di una ragazza disabile – pesano sull’immagine dell’Atm, che gestisce male anche gli appalti e le sue forniture. E i suoi comportamenti antisindacali non lasciano presagire niente di buono.

Si sta affermando una gestione inefficiente e poco trasparente che mostra le sue conseguenze nelle attese dei mezzi sulle strade di Milano. Se a Milano non si faranno le gare all’Atm e rimarranno solo le costose velleità di conquista sui mercati concorrenziali europei, i servizi in città peggioreranno e il rischio di una procedura europea per mancata reciprocità sarà un altro guaio per il Sindaco di Milano.

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