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Politica

22 Settembre 2023

Ultimo aggiornamento: 20:10 del 22 Settembre 2023

Morto Giorgio Napolitano, il discorso di insediamento dopo la rielezione nel 2013: le accuse ai partiti e l’appello alle larghe intese

di F. Q.
F. Q.
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È il 22 aprile 2013 quando l’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si presenta davanti alle Camere riunite per il discorso che inaugura il suo secondo mandato. È il primo presidente della storia Repubblicana a insediarsi al Quirinale per due volte consecutive. Davanti a senatori e deputati pronuncia un discorso molto duro, quasi una sorta di “commissariamento”. In cui non mancano accuse ai partiti, colpevoli di non esser stati capaci di mettere mano alle riforme e di aver ignorato i moniti. Parla di “imperdonabile nulla di fatto sulla riforma elettorale” e di “convenienze, tatticismi e strumentalismi hanno condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche”. Poi l’esortazione a formare un esecutivo al più presto, a fare presto. Un appello che di fatto aprirà la strada alle larghe intese. Il discorso, nonostante la dura reprimenda alle forza politiche, viene accolto da un applauso scrosciante bipartisan. Solo gli esponenti del Movimento 5 stelle si alzano in piedi ma senza battere le mani. Giorgio Napolitano è morto oggi, venerdì 22 settembre, all’età di 98 anni

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Adn Kronos
  • 15:28 - Europei tuffi, Cosetti da sogno: medaglia d'argento nella categoria grandi altezze

    Parigi, 8 ago. (Adnkronos) - Elisa Cosetti conquista una splendida medaglia d’argento agli Europei di Parigi. L’azzurra sale sul secondo gradino del podio nella gara femminile dei tuffi da grandi altezze, totalizzando 297,20 punti dalla piattaforma 20 metri. Oro all’ucraina Nelli Chukanivska, protagonista di una gara perfetta con 324,70 punti. Alle sue spalle, Cosetti ha preceduto la tedesca Maike Elena Halbisch, bronzo con 292,15 punti.

  • 14:46 - Codice della strada, da patente a 17 anni a obbligo casco e contrassegno e-bike: le 15 novità allo studio

    Roma, 8 ago. (Adnkronos) - Il Mit ha inviato a oltre cento operatori e associazioni di settore i materiali di lavoro del nuovo Codice della Strada per completare il processo di consultazione voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, con l’obiettivo di arrivare a un testo che sia il più vicino possibile alle esigenze degli automobilisti, con la sicurezza della circolazione come priorità. Di seguito le principali direttrici del nuovo Codice: più tutele per gli utenti vulnerabili, stretta sui veicoli senza assicurazione, multe più proporzionate e non vessatorie, patente a 17 anni, obbligo di contrassegno per i cicli a propulsione, più tutele per i motociclisti, maggiori garanzie per i cittadini e più risorse per la sicurezza delle strade, recupero delle sanzioni non pagate dagli stranieri e contrasto ai veicoli abbandonati.

    Con il nuovo Codice della Strada si intende introdurre l’obbligo per i Comuni di aderire alla piattaforma Cude (Contrassegno europeo di parcheggio per le persone con disabilità), prevedendo, in caso di inottemperanza, l’impossibilità di utilizzare i dispositivi per l’accertamento a distanza delle violazioni relative alla sosta riservata e alle Ztl. Per i motociclisti si lavora a maggiori protezioni in autostrada e alla possibilità, in caso di incidenti o forti rallentamenti, di utilizzare la corsia di emergenza, garantendo sempre il passaggio dei mezzi di soccorso. Allo studio anche l’introduzione della regola del sorpasso a destra in autostrada: si intende applicare la circolazione per file parallele sulle autostrade e superstrade a tre corsie, che comporterebbe la possibilità di superare a destra. Per i cicli a propulsione, utilizzati anche per le consegne a domicilio, è allo studio l’obbligo di casco e contrassegno.

    Linea dura contro chi circola senza assicurazione. Tra le novità allo studio del Mit, controlli rafforzati attraverso le banche dati della Motorizzazione e introduzione del divieto di marcia digitale. In caso di mancata regolarizzazione, al primo controllo su strada potrà scattare direttamente il sequestro. Al lavoro, inoltre, misure per il contrasto al degrado e ai veicoli abbandonati.

    Multe più semplici e proporzionate alla gravità effettiva delle violazioni, prevedendo al tempo stesso sanzioni più severe per i veicoli non assicurati. Riduzione degli incrementi sanzionatori in caso di pagamento difforme. Recupero delle sanzioni non pagate dagli stranieri nei cinque anni successivi alla violazione. In particolare, è prevista la possibilità di riscossione coattiva nei confronti di qualsiasi conducente si trovi a circolare in Italia sul veicolo con cui è stata commessa l’infrazione. Stop all’aumento automatico delle multe legato all’inflazione.

    Potenziamento del ricorso al prefetto e disciplina più semplice dell’autotutela per chiedere l’annullamento dei verbali errati, con maggiore proporzionalità nei casi di piccoli errori nel pagamento. Meno attese e più garanzie per chi riceve una multa. Riduzione da 90 a 30 giorni del termine per la notifica dei verbali relativi agli accertamenti da remoto. Infine, più risorse derivanti dalle multe dovranno tornare direttamente alla sicurezza delle strade. La proposta allo studio del Mit prevede il 70% dei proventi all’ente proprietario della strada, da reinvestire in interventi per la sicurezza, e il 30% all’ente accertatore per le attività di controllo e notifica.

  • 14:41 - Dramma per Messi, media argentini: "Morto il padre Jorge"

    Milano, 8 ago. (Adnkronos) - Secondo quanto riportato da Infobae, Jorge Messi, padre di Leo, è morto ieri sera alle 22 in una clinica di Rosario, in Argentina. Aveva 68 anni ed era da tempo alle prese con una lunga malattia. Marito di Celia Cuccittini e padre del fuoriclasse argentino, Jorge è stato una figura fondamentale nella carriera del figlio Leo. Non solo un papà, ma anche il suo agente e il principale punto di riferimento nella gestione della sua vita professionale lontano dal campo.

    Fu proprio Jorge, per esempio, a battersi affinché Lionel potesse ricevere le cure di cui aveva bisogno quando era ancora un giovane talento del Newell’s. E fu lui ad accompagnarlo in Europa quando, insieme, decisero di trasferirsi a Barcellona per realizzare il sogno di diventare calciatore professionista, mentre Celia rimase a Rosario con il resto della famiglia. Jorge è stato per anni una presenza costante al fianco del figlio, anche nei momenti più importanti della sua carriera. Era abituale vederlo - per esempio - insieme alla famiglia durante i Mondiali.

    Proprio per questo, la sua assenza dagli Stati Uniti durante l'ultima Coppa del Mondo aveva attirato l’attenzione. Proprio qualche settimana fa, durante i Mondiali, Messi ha mostrato tutta la sua fragilità dopo un gol nella partita d’esordio, finendo tra le lacrime. Interrogato sulla sua reazione, Messi aveva detto che stava vivendo un momento difficile per questioni familiari: "Ho passato alcuni giorni difficili, complicati. Sono grato a tutta la delegazione che, come sempre, mi è stata vicina".

  • 10:04 - Marcinelle, 70 anni fa la strage. Mattarella: "Gestione flussi migratori rispetti dignità persone"

    Roma, 5 ago. (Adnkronos/Labitalia) - Sono 262 i minatori morti, di cui 136 italiani. E' il bilancio di una dei più gravi incidenti minerari di sempre, passato alla storia come la tragedia di Marcinelle. L’8 agosto 1956, esattamente settant'anni fa, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle), si sviluppò un incendio che causò una strage. Proprio quest'anno l'8 agosto diventa la Giornata delle vittime degli infortuni sul lavoro

    I minatori morirono per le ustioni, il fumo e i gas tossici. Causa dell’incidente, si disse, fu un malinteso sui tempi di avvio degli ascensori. Un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa.

    Erano le 8 e 10 quando le scintille causate dal corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo. L’incendio si estese alle gallerie superiori, mentre sotto, a 1.035 metri sottoterra, i minatori venivano soffocati dal fumo. In totale si salvarono solo in 12. Il 22 agosto, dopo due settimane di ricerche, mentre una fumata nera e acre continuava a uscire dal pozzo sinistrato, uno dei soccorritori che tornava dalle viscere della miniera non poté che lanciare un grido: 'Tutti cadaveri'.

    Ci furono due processi, che portarono nel 1964 alla condanna di un ingegnere (a 6 mesi con la condizionale). In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco. La tragedia della miniera di carbone di Marcinelle è soprattutto una tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra. Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore.

    L’Italia a quell’epoca soffriva ancora degli strascichi della guerra: 2 milioni di disoccupati e grandi zone ridotte in miseria. Nella parte francofona del Belgio, invece, la mancanza di manodopera nelle miniere di carbone frenava la produzione. Per convincere gli uomini a lavorare nelle miniere belghe, si affiggono in tutta Italia manifesti che presentano unicamente gli aspetti allettanti di questo lavoro (salari elevati, carbone e viaggi in ferrovia gratuiti, assegni familiari, ferie pagate, pensionamento anticipato). In realtà, le condizioni di vita e di lavoro sono veramente dure.

    All’arrivo a Bruxelles, comincia lo smistamento verso le differenti miniere, dopodiché i lavoratori vengono accompagnati nei loro ‘alloggi’, le famose ‘cantines’: baracche, insomma, o ‘hangar’, gelidi d’inverno e cocenti d’estate, veri e propri campi di concentramento dove pochi anni prima erano stati sistemati i prigionieri di guerra. La mancanza di alloggi convenienti, previsti peraltro dall’accordo italo-belga, impedisce alla maggior parte dei minatori il ricongiungimento con la propria famiglia. Trovare un alloggio in affitto è infatti quasi impossibile all’epoca. Senza contare la discriminazione. Spesso sulle porte delle case da affittare, i proprietari scrivono a chiare lettere ‘ni animaux, ni etranger’ (né animali, né stranieri).

    Un’integrazione difficile, dunque, a cui si sommano le condizioni di lavoro particolarmente dure e insalubri, nonché le scarse misure di igiene e sicurezza. Tra il 1946 e il 1955, quasi 500 operai italiani trovano così la morte nelle miniere belghe, senza contare il lento flagello delle malattie d’origine professionale. La più pericolosa di queste è la silicosi, causata dalle polveri della miniera che, depositandosi nei polmoni, crea insufficienze respiratorie.

    "Nel ricordo dei tragici fatti di Marcinelle l’Italia si unisce nel fare memoria dei lavoratori nostri concittadini che, assieme ai loro colleghi di altre undici diverse nazionalità, persero la vita nelle viscere del Bois du Cazier. In questa giornata, dedicata dalla Repubblica al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, onoriamo gli emigrati che, con il loro lavoro, hanno contribuito al progresso del Paese e alla crescita delle comunità nelle quali sono stati accolti e hanno operato. Le vittime di Marcinelle sono parte dell’identità collettiva del nostro Paese. Esse hanno acquisito profonda valenza simbolica per tutta l’Europa, connotando il processo di integrazione comunitaria". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione in occasione del 70/mo anniversario della tragedia di Marcinelle e della 25/ma Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.

    "La Commissione, su iniziativa del Parlamento europeo e degli Stati Membri, ha deciso, infatti, di proporre l’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro". Il diritto al lavoro, l’esigenza di tutelarne ovunque e per chiunque la sicurezza -cardine della nostra Costituzione- esprime oggi -afferma il Capo dello Stato- un principio fondante che accomuna l’intera casa europea, nella quale protezione dei lavoratori e contrasto di ogni forma di sfruttamento sono divenuti patrimonio condiviso".

    "Commemorando Marcinelle e rendendo un tributo a coloro che vi perirono -come in altri luttuosi episodi nella storia dell’emigrazione italiana- siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone. Ai familiari delle duecentosessantadue vittime, delle quali centotrentasei italiani, che morirono al Bois du Cazier l’8 agosto del 1956, a quelli di tutti i morti sul lavoro in ogni altra circostanza e luogo del mondo, rinnovo i sentimenti di cordoglio e di partecipe vicinanza della Repubblica", conclude Mattarella, che il 21 ottobre dello scorso anno insieme al re del Belgio si recò a Bois du Cazier, rendendo omaggio alle vittime e deponendo una corona d'alloro al monumento che le ricorda.

    "Oggi l’Italia ricorda le 262 vittime della tragedia di Marcinelle. 136 gli italiani, emigrati in Belgio in cerca di un futuro migliore e che trovarono, purtroppo, la morte nel buio di una miniera. Marcinelle è una vicenda che appartiene alla nostra memoria collettiva. Ma è anche il simbolo dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani hanno dato al benessere di intere Nazioni e continenti, mantenendo sempre un legame profondo con la madrepatria. Ogni 8 agosto onoriamo tutto questo e rendiamo omaggio alla grande storia dell’emigrazione italiana: una storia fatta di lavoro, sacrificio, rispetto delle regole, integrazione e dignità. E lo fa grazie alla lungimiranza di un patriota come Mirko Tremaglia, che da ministro per gli Italiani nel mondo propose e fece istituire 25 anni fa la 'Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano del mondo'". Lo afferma la presidenete del Consiglio, Giorgia Meloni.

    "Siamo orgogliosi - prosegue la premier - che le Istituzioni europee abbiano deciso di istituire l’8 agosto come 'Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori'. Una iniziativa italiana, che il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza e che il governo ha fatto propria e sostenuto con convinzione, per riaffermare che il lavoro deve sempre essere sinonimo di dignità, diritti e sicurezza e che in Europa non può esserci spazio per chi sfrutta le persone e calpesta i diritti dei lavoratori".

    "Ricordare Marcinelle - conclude Meloni - significa onorare chi ha costruito, con il proprio sacrificio, un tassello fondamentale della storia d’Italia, d’Europa e del mondo. E vuol dire rinnovare il nostro impegno a difendere quei valori di lavoro, libertà e dignità che continuano a guidare la nostra azione".

    In ricordo dei 262 minatori che persero la vita nella miniera di carbone del Bois du Cazier di Marcinelle, nei pressi di Charleroi in Belgio, "a seguito degli appelli del Parlamento europeo e di diversi Stati membri, abbiamo proposto di istituire una Giornata europea annuale in memoria delle vittime degli infortuni sul lavoro. Si celebrerà ogni anno l'8 agosto". Lo dice la vicepresidente della Commissione Europea Roxana Minzatu, in una nota. "La maggior parte" di coloro che morirono nella miniera, ricorda Minzatu, "era venuta in Belgio in cerca di lavoro e di un futuro migliore. Non fecero mai ritorno a casa. Chiunque vada a lavorare dovrebbe tornare a casa sano e salvo. Questo è l'impegno fondamentale che abbiamo nei confronti dei lavoratori".

    Questa giornata, continua, "non sarà dedicata solo alla commemorazione di coloro che persero la vita nel disastro di Marcinelle e in altri tragici incidenti sul lavoro. Sarà un'occasione annuale per rinnovare l'impegno dell'Europa in materia di prevenzione e riaffermare la nostra ambizione di eliminare gli infortuni e i decessi sul lavoro, in ogni settore e in ogni Stato membro". Ogni anno nell'Unione Europea "più di 3mila lavoratori perdono la vita a causa di incidenti sul lavoro e si stima che oltre 170mila muoiano per malattie professionali. Condizioni di lavoro sicure e salubri sono una priorità assoluta".

  • 00:04 - Come dimagrire senza contare le calorie e patire la fame? La lezione delle diete 'veg'

    Milano, 7 ago. (Adnkronos Salute) - E' il cruccio di chi si danna con la bilancia: come si può perdere peso senza contare le calorie o patire la fame? Un nuovo studio svela un segreto delle diete 'veg' che potrebbe aiutare a raggiungere l'obiettivo. La ricerca, pubblicata sulla rivista 'Jama Network Open', mostra come una dieta vegana a basso contenuto di grassi sia in grado di ridurre la densità energetica degli alimenti consumati di circa il 30%, consentendo di mangiare quantità soddisfacenti di cibo assumendo meno calorie e perdendo peso, senza dover necessariamente limitare l'apporto calorico.

    Gli autori hanno condotto uno studio clinico randomizzato di 16 settimane su adulti in sovrappeso, e hanno rilevato che, adottando questo tipo di regime alimentare ad libitum, si era in grado di ridurre significativamente l'apporto calorico per grammo di cibo consumato. Questa diminuzione della densità energetica è risultata correlata a un minore apporto calorico e a una maggiore perdita di peso, nonostante ai partecipanti non fosse mai stato chiesto di mangiare di meno. Il segreto, analizza Hana Kahleova, direttrice della ricerca clinica al Physicians Committee for Responsible Medicine e autrice principale dello studio, sta proprio nella densità energetica: "Gli alimenti vegetali sono ricchi di acqua e fibre, quindi si può riempire il piatto, sentirsi sazi e assumere comunque meno calorie".

    Le persone arruolate nello studio sono state assegnate a due gruppi. Ad uno è stato chiesto di seguire una dieta vegana a basso contenuto di grassi, nell'ambito della quale si poteva accedere liberamente a frutta, verdura, cereali e legumi. All'altro, il gruppo di controllo, non è stata imposta invece alcuna modifica alla dieta abituale. A nessuno dei due gruppi sono stati imposti limiti calorici. La densità energetica è stata calcolata per ciascun partecipante come rapporto tra l'energia totale (kcal al giorno) e il peso totale degli alimenti consumati (grammi al giorno).

    Risultato? E' emerso che il peso totale del cibo consumato non è cambiato in modo significativo in nessuno dei due gruppi: i partecipanti alla dieta vegana hanno mangiato la stessa quantità di cibo in termini di peso. L'apporto energetico è diminuito in entrambi i gruppi, ma in misura maggiore nel gruppo vegano, di circa 357 kcal/giorno. La densità energetica della dieta non è cambiata nel gruppo di controllo, ma è diminuita di circa il 30% nel gruppo vegano. E una maggiore riduzione della densità energetica è risultata associata a una maggiore perdita di peso. Tale correlazione si è mantenuta anche dopo aver tenuto conto delle variazioni nell'apporto calorico. Il cambiamento è stato determinato da ciò che finiva nel piatto. Con la dieta vegana, gli alimenti animali ad alta densità calorica come carne, latticini e uova venivano eliminati, mentre l'assunzione di alimenti vegetali ad alto volume e bassa densità energetica, soprattutto verdura e legumi, aumentava notevolmente. Poiché questi alimenti contengono poche calorie per grammo, i partecipanti potevano consumarne porzioni abbondanti assumendo complessivamente meno energia. Dunque: mangia di più, assumi meno calorie.

    "Non si tratta di forza di volontà o di porzioni più piccole", afferma Kahleova. "Si tratta di scegliere alimenti che naturalmente apportano meno calorie a ogni boccone. Una riduzione del 30% della densità energetica è un cambiamento sostanziale che sarebbe molto difficile da raggiungere e mantenere solo con il controllo delle porzioni". Gli esperti spiegano perché la densità energetica dei pasti, ovvero il numero di calorie per grammo di cibo, è importante. Da tempo oggetto di studio in quanto fattore determinante nella quantità di cibo consumata, diversi lavori hanno dimostrato che ridurla contribuisce al senso di sazietà e diminuisce la quantità di cibo assunta successivamente, pur mantenendo invariato il volume complessivo.

    "Quando gli alimenti che consumi hanno una densità energetica inferiore - evidenzia Kahleova - i segnali naturali di appetito del tuo corpo lavorano a tuo favore. Mangi fino a sentirti sazio e, semplicemente, assumi meno calorie. Questo è un modo sostenibile per gestire il peso". Mentre le linee guida dietetiche si concentrano spesso sulla riduzione delle calorie o sul controllo delle porzioni, per gli esperti lo studio indica una leva diversa e potenzialmente più pratica: la composizione stessa della dieta. Privilegiare alimenti vegetali ricchi di acqua e fibre potrebbe rendere più facile ridurre l'apporto calorico senza avvertire privazioni. "Dal punto di vista clinico, intervenire sulla densità energetica offre una strategia realistica per la perdita di peso - conclude Kahleova - Invece di dire alle persone di mangiare di meno, possiamo aiutarle a mangiare in modo diverso, e i risultati arriveranno di conseguenza. Si può mangiare di più, sentirsi sazi e comunque perdere peso, scegliendo alimenti che hanno una densità energetica naturalmente inferiore".

  • 13:57 - Sanità: nel Lazio nuove regole per studi medici, Omceo Roma 'grande successo dell'Ordine'

    Roma, 7 ago. (Adnkronos Salute) - "È un grande successo dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma, che premia un lavoro portato avanti con determinazione per ottenere regole più chiare, moderne e coerenti con l’effettiva natura dell’attività professionale di medici e odontoiatri". Lo dichiara Antonio Magi, presidente dell’Omceo di Roma, commentando il nuovo provvedimento predisposto dalla Regione Lazio che ridefinisce organicamente le tipologie di studi professionali medici, odontoiatrici e degli altri esercenti professioni sanitarie regolamentate non soggetti ad autorizzazione all’esercizio.

    Il nuovo impianto - riferisce una nota - supera le precedenti Dgr n. 447/2015 e n. 1247/2025 e nasce dalla necessità di eliminare i dubbi interpretativi emersi negli anni, definire in maniera univoca le fattispecie escluse dal regime autorizzatorio e armonizzare le procedure amministrative. "Come Ordine – sottolinea Magi – abbiamo sostenuto con forza la necessità di distinguere lo studio del medico o dell’odontoiatra da una struttura sanitaria complessa. È un principio fondamentale: non è accettabile sottoporre il singolo professionista, lo studio associato o una Società tra Professionisti agli stessi adempimenti previsti per organizzazioni sanitarie complesse quando non ne ricorrano i presupposti".

    Il provvedimento - si legge - riconosce infatti un regime amministrativo semplificato, fondato sulla comunicazione di inizio attività, per l’esercizio professionale in forma singola, associata o attraverso Società tra professionisti (Stp), purché l’attività svolta non rientri tra quelle per le quali la normativa richiede una specifica autorizzazione. "Questo significa – prosegue Magi – meno burocrazia inutile e maggiore certezza del diritto, senza diminuire di un millimetro la tutela della salute. Al contrario, regole chiare permettono anche controlli più efficaci, perché consentono di distinguere ciò che costituisce esercizio della professione da ciò che, per complessità organizzativa, tecnologica o per rischio clinico, deve essere assoggettato ad autorizzazione".

    La nuova disciplina stabilisce infatti che rimangano nel regime autorizzativo le prestazioni di chirurgia ambulatoriale, le procedure diagnostiche o terapeutiche di particolare complessità o rischio e, tra le altre, le attività puramente diagnostiche quali diagnostica per immagini e analisi cliniche. Le apparecchiature elettromedicali possono invece essere presenti nello studio quando utilizzate in maniera accessoria e complementare all’attività professionale, nei limiti espressamente previsti dalla disciplina. Per l’Omceo Roma "è particolarmente importante anche il riconoscimento delle differenti modalità attraverso le quali oggi può essere organizzato l’esercizio professionale, comprese le forme associate, le Stp e i polistudi, mantenendo ferma l’autonomia e la responsabilità del professionista".

    "La medicina - prosegue Magi - è profondamente cambiata e anche le modalità di esercizio della professione sono cambiate. Le norme devono accompagnare questa evoluzione, non ostacolarla. La presenza di strumenti tecnologici di supporto non può trasformare automaticamente uno studio professionale in una struttura sanitaria complessa: ciò che conta sono la natura della prestazione, la sua complessità, l’organizzazione e il rischio per il paziente".

    Il nuovo sistema - spiegano dall'Omceo - mantiene, al tempo stesso, precisi strumenti di trasparenza: la comunicazione di inizio attività dovrà essere esposta al pubblico e la sua mancata esposizione comporta l’applicazione della sanzione amministrativa prevista dalla normativa regionale. "Ringraziamo il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e la Direzione regionale Salute per aver raccolto e portato a compimento un percorso sul quale l’Ordine dei medici di Roma si è impegnato con convinzione e i componenti ordinistici dell’omceo di Roma Ing. Andrea Tuzio e l’avv. Valentina Tascione per il grande lavoro. È una vittoria della professione, ma soprattutto del buon senso: semplificare ciò che può essere semplificato, autorizzare ciò che realmente necessita di autorizzazione e controllare con rigore ciò che può incidere sulla sicurezza del paziente". "L'Ordine – conclude Magi – continuerà a collaborare con la Regione anche nella fase applicativa, affinché le nuove disposizioni siano attuate in maniera uniforme. Difendere la professione significa anche liberare medici e odontoiatri da adempimenti impropri, senza mai arretrare sulla qualità delle cure, sulla responsabilità professionale e sulla tutela della salute dei cittadini".

  • 13:11 - Marcinelle, Inca e Cgil insieme in 2 giorni di iniziative per 70esimo anniversario

    Roma, 7 ago. (Adnkronos/Labitalia) - L'8 agosto 1956 un incendio nel pozzo di Marcinelle uccise 262 minatori. Di questi, 136 erano italiani. Il Bois du Cazier da allora ha smesso di essere una miniera ed è diventato un museo, con i suoi macchinari e i suoi edifici rimasti dov'erano. Per il settantesimo anniversario dell'incendio, oggi e domani, 7 e 8 agosto, Inca e Cgil sono a Marcinelle per due giornate di iniziative. Nel corso della prima giornata, Inca inaugura ufficialmente il monumento 'Où la lampe passe, le mineur doit passer', donato nel 2006 dal patronato stesso e tornato sul sito dopo una fase di restauro, e presenta il volume 'Marcinelle 1956-2026. Settant'anni tra memoria, diritti e tutela'. All’evento intervengono Colette Ista, direttrice Museo Bois du Cazier, Pier Luigi Gentile, Console Generale d'Italia a Charleroi, Carlo Briscolini e Vincent Pestieau, segretari regionali del sindacato belga Fgtb, Vincenzo Sgalla, presidente di Inca Belgio, e Michele Pagliaro, presidente di Inca Cgil. Le conclusioni sono affidate a Maurizio Landini, segretario generale della Cgil.

    La delegazione dell’Inca e della Cgil partecipa l’8 agosto alla giornata di commemorazione della tragedia, alla presenza delle istituzioni italiane e belghe. Ma 70 anni di Marcinelle, per Inca Cgil, "non sono solo una data da ricordare". "Si tratta un punto di osservazione - avverte - da cui guardare al presente: quanto, di quella miniera, resta ancora nei cantieri, nei capannoni, nelle catene di appalti di oggi. La memoria, per un patronato come l'Inca, non è soltanto commemorazione: è la base su cui si misura quanto la tutela e la sicurezza sul lavoro abbiano fatto passi avanti, e quanto invece restino, ancora oggi, una battaglia aperta".

    Il Patronato ricorda che "nel 2026 cade anche un altro anniversario, meno citato. L'accordo italo-belga del 23 giugno 1946 compie ottant'anni. Lo chiamavano 'uomini contro carbone' e la formula non era una metafora: 50mila lavoratori italiani in cambio di carbone a prezzo preferenziale, braccia da una parte e minerale dall'altra, tutto scritto nero su bianco fra due Stati. Nel 2006, cinquant'anni dopo la tragedia, l'Inca Cgil donò al Museo Le Bois du Cazier un'opera del maestro Antonio Nocera, fusa dalle Fonderie Venturi Arte: una grande sfera di bronzo che da allora è rimasta all'aperto, esposta alle stagioni belghe, proprio sopra la terra della miniera".

    "Si intitola -ricorda Inca- 'Où la lampe passe, le mineur doit passer' (dove passa la lampada, deve passare il minatore) ed è conosciuta anche come Il ventre della terra. Il titolo è già un'epigrafe: racconta per intero la condizione di chi lavora in profondità, costretto a seguire la luce dentro ambienti ostili, spesso senza la garanzia del ritorno. Vent'anni all'aperto lasciano il segno. Da qui la decisione del Patronato di promuovere un restauro lungo e minuzioso, al termine del quale l'opera è tornata al Memoriale. Oggi 7 agosto viene inaugurata ufficialmente, nell'anno del settantesimo anniversario, alla presenza del segretario della Cgil Maurizio Landini e del presidente dell’Inca Michele Pagliaro".

    E il settantesimo anniversario di Marcinelle è anche l’occasione per presentare il volume 'Marcinelle 1956-2026. Settant'anni tra memoria, diritti e tutela', con la prefazione di Maurizio Landini e l'introduzione di Michele Pagliaro. Nel 2006, per il cinquantenario, l'Inca aveva curato un primo volume dedicato a Marcinelle che raccoglieva alcuni contributi fondamentali sulla tragedia. Il libro del 2026 non è un semplice aggiornamento, ma nasce come atto di responsabilità: quella di tenere insieme la memoria di una tragedia e la lucidità di un presente che, in forme nuove, continua a porre le stesse domande di fondo, dopo 70 anni. Chi tutela chi lavora? Chi garantisce che la dignità di una persona non venga sacrificata sull'altare della produzione, della competizione, dell'emergenza, della convenienza?

    Per rispondere, il volume mette insieme voci e tempi diversi. Alcuni contributi vengono ripresi dall'edizione del 2006 e restano intatti nella loro forza: il racconto del processo di Marcinelle scritto dall'avvocato Jacques Moins, scomparso nel 2011, che fu il principale consulente legale del Patronato in quella complessa fase processuale, e il contributo del professor Gian Aristide Norelli sulla battaglia per il riconoscimento delle malattie professionali, in particolare la silicosi, che lacerò i polmoni di migliaia di minatori molto prima e molto dopo l'incendio.

    Ad essi si affiancano testi nuovi, scritti per questo anniversario: Vincent Pestieau e Carlo Briscolini del sindacato Fgtb ricostruiscono il punto di vista belga sulla vicenda; Giuseppe Peri di Inca Cgil racconta, dai fascicoli dell'Archivio storico, che cosa fece il Patronato nei giorni immediatamente successivi al disastro, a partire da quando Inca in Belgio agiva ancora in clandestinità; lo storico Emilio Franzina inquadra l'emigrazione italiana nel Belgio del dopoguerra, mentre Eleonora Medda e Vincenzo Sgalla di Inca Belgio proseguono analizzando chi ha continuato a spostarsi successivamente dalla Penisola a quello che oggi è diventato il cuore dell’Europa. Chiude un'appendice con le regioni e i comuni di provenienza delle vittime italiane, nome per nome, luogo per luogo. Una parte del libro viene dall'Archivio storico dell'Inca, dichiarato nel 2026 dal ministero della Cultura di interesse storico particolarmente importante. Sfogliando i fascicoli del settembre 1956 si avverte il peso fisico di quei giorni: c'è il verbale dell'11 settembre, poco più di un mese dopo la tragedia, con la testimonianza del presidente Giovanni Roveda e di Bruno Widmar appena rientrati dal Belgio. Sono pagine sobrie. Nessuna enfasi, nessuna retorica, solo la fatica concreta di tradurre il dolore in atti e il lutto in diritti.

    "Il filo che lega quelle carte a oggi -spiegano da Inca- non si è mai spezzato, e il volume sceglie deliberatamente di non fermarsi al 1956. Lo dice l'emigrazione: al 1° gennaio 2025 i cittadini italiani stabilmente residenti all'estero hanno superato i sei milioni e quattrocentomila, e sarebbe un errore leggere quei numeri con la lente ormai logora della sola 'fuga dei cervelli', visto che nel 2024 due espatriati su tre non avevano una laurea. Lo dicono, in modo più crudo, gli infortuni: quasi 598 mila denunce nel 2025, 1.083 denunce di morte sul lavoro, oltre 98 mila malattie professionali con una crescita dell'11,3 per cento, e più del 60 per cento degli infortuni concentrato nelle aziende in appalto e subappalto, là dove le tutele si fanno più sottili e le catene di responsabilità più opache".

    Da qui, sostiene Inca, "l'idea che attraversa tutto il volume, e che è poi il mestiere quotidiano di un patronato: la tutela individuale non è un costo del sistema, è un pilastro della democrazia sociale. Lo era nel 1956, quando i delegati dell'Inca partirono per il Belgio per stare accanto alle vedove, ai feriti, ai sopravvissuti. Lo è oggi, quando si assiste una giovane lavoratrice domestica, un rider, una famiglia italiana a Bruxelles che deve ricongiungere i contributi maturati in due Paesi. "Questo volume non vuole essere un monumento", scrive Pagliaro chiudendo l'introduzione. "È, semmai, una mano tesa tra le generazioni", conclude. Il libro (162 pagine) esce per Futura Editrice in edizione bilingue italiano-francese, come si conviene a una storia che appartiene a entrambi i Paesi.

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