Il Fatto Quotidiano
In Edicola Blog Millennium FQ Magazine Shop Il mondo FQ
Icona utente Accedi
Il Fatto Quotidiano

Sostieni il nostro giornalismo.

Leggere quello che gli altri non dicono dipende da te

ABBONATI
  • il Fatto Quotidiano In Edicola
  • Politica
  • Cronaca
  • Giustizia
  • Mondo
Economia
  • Home di Economia
  • Lobby
  • Legge di bilancio
  • Osservatorio Recovery
  • Business Reporter
Altre sezioni
  • Tecnologia
  • Scienza
  • Ambiente
  • Media
  • Mafie
  • Diritti
  • Scuola
  • Cervelli in fuga
  • Società
  • Lavoro
  • Meteo
  • Video
  • FQ Salute
  • FQ Blog
FQ Magazine
  • Home di FQ Magazine
  • Trending News
  • FQ Life
  • Televisione
  • Cinema
  • Musica
  • Viaggi
  • Libri e Arte
  • Moda e Stile
  • Beauty e Benessere
  • Cultura
FQ Sport
  • Home di FQ Sport
  • Calcio
  • Fatto Football Club
  • F1 & MotoGP
  • Tennis
  • Sport News
FQ Motori
  • Home di FQ Motori
  • Prove su strada
  • Auto & moto
  • Fatti a motore
  • Quanto mi costi!
  • Foto del giorno
  • MillenniuM
  • Shop
Il Mondo del Fatto
  • SEIF
  • La Scuola del Fatto
  • Fondazione Fatto Quotidiano
  • Community Web 3
  • TvLoft
  • IoScelgo
  • Paper First

Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

  • Facebook
  • Facebook Messenger
  • Instagram
  • Linkedin
  • Telegram
  • X
Il mondo FQ
Logo SEIF I nostri eventi
SEIF
Scuola del Fatto
Fondazione FQ
Paper First
Community Web 3
TVLoft
Io Scelgo
Temi

Giorgia Meloni

Sergio Mattarella

Sondaggi Elettorali

Politica

22 Settembre 2023

Ultimo aggiornamento: 20:10 del 22 Settembre 2023

Morto Giorgio Napolitano, il discorso di insediamento dopo la rielezione nel 2013: le accuse ai partiti e l’appello alle larghe intese

di F. Q.
F. Q.
Icona dei commenti (12)

Scopri video correlati

Icona dei commenti Commenti
Facebook WhatsApp X (Twitter)
Tag

Giorgio Napolitano

Il Fatto Quotidiano
Segui FQ su
Aggiungi ai preferiti Aggiungi ai preferiti Segui FQ su Discover Discover WhatsApp WhatsApp

Questo articolo è gratis.

Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione

Registrati

È il 22 aprile 2013 quando l’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si presenta davanti alle Camere riunite per il discorso che inaugura il suo secondo mandato. È il primo presidente della storia Repubblicana a insediarsi al Quirinale per due volte consecutive. Davanti a senatori e deputati pronuncia un discorso molto duro, quasi una sorta di “commissariamento”. In cui non mancano accuse ai partiti, colpevoli di non esser stati capaci di mettere mano alle riforme e di aver ignorato i moniti. Parla di “imperdonabile nulla di fatto sulla riforma elettorale” e di “convenienze, tatticismi e strumentalismi hanno condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche”. Poi l’esortazione a formare un esecutivo al più presto, a fare presto. Un appello che di fatto aprirà la strada alle larghe intese. Il discorso, nonostante la dura reprimenda alle forza politiche, viene accolto da un applauso scrosciante bipartisan. Solo gli esponenti del Movimento 5 stelle si alzano in piedi ma senza battere le mani. Giorgio Napolitano è morto oggi, venerdì 22 settembre, all’età di 98 anni

Correlati Politica

Freccia titolo correlati
1 Nov 2026

Tutti contro la manovra, dai sindacati alla Caritas: “Impoverisce le fasce più deboli”. Il governo apre solo alle modifiche della Cisl

Copertina di Tutti contro la manovra, dai sindacati alla Caritas: “Impoverisce le fasce più deboli”. Il governo apre solo alle modifiche della Cisl
di Redazione Politica
Redazione Politica
Icona dei commenti (8)
1 Nov 2026

Meloni: “Non è nei miei piani, ma un conservatore può andare al Quirinale. Basta razzismo culturale. È la sinistra che deve fare paura”

Copertina di Meloni: “Non è nei miei piani, ma un conservatore può andare al Quirinale. Basta razzismo culturale. È la sinistra che deve fare paura”
di Redazione Politica
Redazione Politica
Icona dei commenti (17)

Ancora una volta l’armata Brancameloni rischia di vincere per l’altrui autolesionismo

Pierfranco Pellizzetti
Pierfranco Pellizzetti
Pierfranco Pellizzetti
Icona dei commenti (8)

La “democrazia sottile”. Scegliamo sempre di più, decidiamo sempre meno

Sostenitore
Sostenitore
Sostenitore
Icona dei commenti (0)
31 Ott 2026

Separazione delle carriere, Forza Italia ci riprova (ignorando il referendum): “Ripresentiamo la proposta, le riforme ambiziose richiedono tempo”

Copertina di Separazione delle carriere, Forza Italia ci riprova (ignorando il referendum): “Ripresentiamo la proposta, le riforme ambiziose richiedono tempo”
di Paolo Frosina
Paolo Frosina
Icona dei commenti (168)
In Primo Piano
1 Nov 2026

Tutti contro la manovra: “Impoverisce le fasce più deboli”. Il governo apre solo alle modifiche della Cisl

Copertina di Tutti contro la manovra: “Impoverisce le fasce più deboli”. Il governo apre solo alle modifiche della Cisl

Nel mirino i tagli a scuola, pensioni e la sanità pubblica. La Caritas: "Il rischio è spingere verso il privato". Cgil: "Si aiuta chi sta bene, si abbandona chi sta male". Mentre Tajani telefona a Fumarola (Cisl)

di Redazione Politica
Redazione Politica
Icona dei commenti (4)
1 Nov 2026
Copertina di Asse con gli studenti e “capacità di fiutare il disagio”: così l’Usb è diventata il sindacato che riempie le piazze

Asse con gli studenti e “capacità di fiutare il disagio”: così l’Usb è diventata il sindacato che riempie le piazze

di Andrea Tundo
Andrea Tundo
Icona dei commenti (30)
1 Nov 2026
Copertina di “Ha ucciso la ex moglie disabile gettandola in piscina”: 76enne arrestato per il femminicidio di Erba

“Ha ucciso la ex moglie disabile gettandola in piscina”: 76enne arrestato per il femminicidio di Erba

di Redazione Cronaca
Redazione Cronaca
Icona dei commenti (2)
1 Nov 2026
Copertina di Conte a Schlein: “Voglio garanzie su Renzi o il M5S non ci starà”. Il reddito di cittadinanza? “Tornerà” - Video

Conte a Schlein: “Voglio garanzie su Renzi o il M5S non ci starà”. Il reddito di cittadinanza? “Tornerà” - Video

di Luca De Carolis
Luca De Carolis
Icona dei commenti (32)

Millennium
L'ULTIMO NUMERO - Ottobre 2026 Operazione Report
Immagine di copertina Millennium
Leggi tutto il numero
Adn Kronos
  • 12:50 - Lutto nell'atletica. Addio a Ciara Mageean, scomparsa a 34 anni l'oro dei 1500 a Roma

    Roma, 1 nov. (Adnkronos) - Tragedia nel mondo dell'atletica. E' scomparsa a soli 34 anni l'irlandese campionessa europea dei 1500 dell'Olimpico, Ciara Mageean. Aveva vinto la medaglia d'oro nei 1500 metri agli Europei di Roma 2024. Se ne va una delle migliori specialiste del mezzofondo europeo. "Alle 6.30 di questa mattina, Ciara ha perso la sua battaglia contro il cancro, circondata da tutti i suoi cari", è l'annuncio comparso sui profili social dell'atleta, che aveva reso nota la sua malattia nel luglio del 2025 e aveva raccontato la sua nuova vita nel libro "My Greatest Race".

    Agli Europei della Capitale, Mageean ha conquistato il maggior successo della propria carriera, completando la collezione di medaglie continentali dopo i bronzi di Amsterdam 2016 e Glasgow 2019, e l'argento di Monaco di Baviera nel 2022. Ha preso parte per quattro volte al Golden Gala Pietro Mennea, sempre nei 1500 metri, nel 2017 a Roma, nel 2021 a Firenze, nel 2022 all'Olimpico e nel 2023 di nuovo a Firenze, chiudendo al quarto posto nella storica gara del record del mondo della keniana Faith Kipyegon. Il suo legame con l'Italia era cominciato già nel 2009 quando si rivelò da giovanissima con la medaglia d'argento ai Mondiali U18 di Bressanone negli 800.

    Profondamente colpito dalla notizia, il presidente Fida Stefano Mei, interpretando il sentimento del Consiglio Federale e di tutta l'atletica italiana, porge "le più sentite condoglianze alla famiglia di Ciara Mageean e alla Federazione irlandese di atletica".

  • 12:13 - Il Team Yamaha non parteciperà al Gp del Qatar per la situazione in Medioriente. MotoGp: "Dispiace per la decisione, gli altri Team ci saranno"

    Roma, 1 nov. (Adnkronos) - La Yamaha ha annunciato ufficialmente che non prenderà parte al Gp del Qatar. La Yamaha "ha comunicato alla MotoGp la decisione di non prendere parte al Gran Premio del Qatar 2026 del prossimo fine settimana, citando "restrizioni di viaggio a livello aziendale", e ora rischia delle sanzioni da parte del campionato. Il costruttore ha diffuso un comunicato stampa in cui rivela di aver comunicato l'intenzione di non schierare le sue quattro moto nel prossimo weekend di gara sul circuito di Lusail, a causa del conflitto nella regione e dei timori di un'escalation nella guerra in corso tra Stati Uniti e Iran.

    "A seguito dell'ultima valutazione della situazione in Medio Oriente, Yamaha non ha individuato motivi sufficienti per modificare le restrizioni di viaggio attualmente in vigore per tutta l'azienda", si legge nella dichiarazione. "Di conseguenza, Yamaha ha informato il Gruppo MotoGp della sua decisione di non partecipare al Gran Premio del Qatar del 2026". "Questa decisione riflette la valutazione di Yamaha sulle informazioni attualmente disponibili ed è indipendente dalle misure implementate dal Gruppo MotoGP e dall'organizzatore dell'evento".

    La MotoGp che ha espresso "disappunto per la decisione di Yamaha di non partecipare al Gran Premio del Qatar. Sebbene riconosciamo che il team sia soggetto a una politica aziendale più ampia che limita i viaggi in Medio Oriente, riteniamo che tale decisione non sia in linea con le ampie rassicurazioni fornite a tutte le parti interessate al campionato. A seguito di consultazioni con lo Stato del Qatar, il Lusail International Circuit, consulenti indipendenti in materia di sicurezza e il costante processo di valutazione dei rischi adottato dalla MotoGp, non è emerso alcun elemento che giustifichi una modifica ai piani attualmente previsti per l'evento", ha spiegato la MotoGp in una nota.

    La decisione della Yamaha non sarà indolore. "Oggi abbiamo comunicato questa posizione, insieme agli ultimi aggiornamenti disponibili, a tutti i costruttori e ai team: accogliamo con favore la conferma, da parte del resto dello schieramento, della loro partecipazione alla gara in Qatar e li ringraziamo per questo impegno. Oltre alle implicazioni contrattuali derivanti dalla decisione di Yamaha -in relazione agli accordi con la MotoGp e l'Irta- la mancata partecipazione della scuderia comporta anche risvolti di natura sportiva, che dovranno essere gestiti di conseguenza".

  • 12:03 - Atp Finals, Sport e Salute illumina Torino, il 14 novembre l’inaugurazione in Piemonte

    Roma, 1 nov. (Adnkronos) - A Torino il tennis esce dai confini dell’Inalpi Arena, scende in strada, incontra la città e diventa patrimonio di tutti. È questo il filo che unisce Sport Illumina alle Nitto ATP Finals 2026, in programma dal 15 al 22 novembre. Il 14 novembre, alle ore 12 in Corso Cadore, Sport e Salute - alla presenza dei suoi vertici, Marco Mezzaroma e Diego Nepi Molineris - inaugurerà, insieme al Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il primo spazio Sport Illumina in Piemonte, il primo con un campo da tennis, a cui saranno affiancati anche basket, pallavolo, parkour e calisthenics. Un luogo aperto alla comunità che diventa il ponte tra il grande spettacolo internazionale e lo sport quotidiano.

    È questa la visione di Sport e Salute, impegnata a trasformare Torino in un grande spazio di sport, incontro e partecipazione. Sono oltre 500 le persone al lavoro per realizzare gli allestimenti delle Finals. Le immagini del cantiere raccontano una città che si prepara: strutture che si alzano, gru in movimento, squadre al lavoro. Tra gli elementi più significativi la nuova Skywalk, disegnata da Pininfarina e ispirata al ponte degli Internazionali di Roma, passerella di collegamento tra l’Inalpi Arena e il Fan Village.

    Non un semplice collegamento fisico, ma un percorso che porta il tennis fuori dal campo, avvicina il pubblico all’evento e trasforma le Finals in un’esperienza da vivere e condividere. Due dimensioni che si incontrano: da una parte il grande spettacolo internazionale, dall’altra lo sport accessibile, quotidiano, di comunità.

  • 10:19 - Halloween, Heidi Klum stupisce con il costume da 'mano amputata' - Video

    (Adnkronos) - Un costume da record per Halloween. Heidi Klum stupisce per celebrare il 25esimo anniversario del suo party dedicato a Halloween a New York. La 53enne top model e conduttrice si è presentata davanti ai fotografi travestita da... mano amputata. Klum è scesa da un van, come un enorme reperto su una scena di un crimine. La mega-mano, con unghie laccate e ossa esposte, si è mossa verso la passerella con qualche difficoltà.

    "La cosa più difficile è indossare questo costume, è molto pesante. Non ci è voluto tantissimo tempo, è stato un po' complicato salire sul van. Non vedo molto bene, ma una volta all'anno si può fare...", ha detto rispondendo alle domande.

    Il party di Halloween organizzato dalla top model è un appuntamento fisso a New York. Negli anni, Klum ha stupito più volte esibendo costumi 'estremi'. L'edizione 2026, senza dubbio, è destinata a segnare un nuovo 'record'...

  • 13:24 - Manovra, Egualia: "Ok incentivi investimenti ma non risolte criticità farmaci essenziali per Ssn"

    Milano, 31 ott. (Adnkronos Salute) - Egualia esprime "apprezzamento" per le misure della legge di Bilancio a sostegno degli investimenti nell'industria farmaceutica, ma sottolinea come gli interventi previsti "non siano sufficienti a risolvere le criticità strutturali che minacciano la sostenibilità della produzione e la disponibilità dei farmaci essenziali, in particolare quelli fuori brevetto". E' la posizione espressa dall'organo di rappresentanza dell'industria dei farmaci generici equivalenti, biosimilari e value added medicines sul testo della Manovra 2027. "Gli incentivi agli investimenti rappresentano un segnale positivo - analizza Riccardo Zagaria, presidente di Egualia - ma attrarre nuove produzioni non basta se non si creano le condizioni per mantenere quelle esistenti. È necessario intervenire già con questa Manovra sul payback farmaceutico, distinguendo i medicinali coperti da esclusiva da quelli acquistati attraverso gare pubbliche. Si tratta di mercati profondamente diversi: i farmaci fuori brevetto sono già sottoposti a una fortissima competizione sui prezzi e non possono continuare a sostenere meccanismi di ripiano indifferenziati".

    Per Egualia, anche la riduzione del payback prevista per le imprese che investono in Italia, "pur apprezzabile, non affronta questo squilibrio strutturale". L'associazione chiede inoltre di "anticipare al 2027, anziché al 2028", l'ulteriore incremento del tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti, "così da alleggerire fin dal prossimo anno la pressione economica sulle imprese".

    La sicurezza delle forniture, osserva Zagaria, "non dipende soltanto dagli investimenti futuri, ma anche dalla capacità di preservare oggi le produzioni di medicinali essenziali in Italia e in Europa. Un farmaco può costare pochi euro. Ma perdere la capacità di produrlo può costare molto di più, in termini di autonomia industriale e sicurezza degli approvvigionamenti". Da qui l'auspicio: "Ci auguriamo che il confronto parlamentare consenta di correggere la Manovra in questa direzione", conclude il presidente di Egualia.

  • 13:13 - Cortei, l'ex consigliere di Trump Bolton: "Tattiche russe schema già visto, puntano a destabilizzare società"

    (Adnkronos) - Le elezioni di midterm del 3 novembre saranno soprattutto un giudizio su Donald Trump e sulla sua gestione dell'economia. L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale Usa John Bolton, in un'intervista all'Adnkronos, indica nell'inflazione, nel costo della vita e nei timori per il lavoro i fattori che peseranno sul voto. Anche se, osserva, la guerra nel Golfo è una delle ragioni dell'aumento dei prezzi della benzina, gli elettori "non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze". Sulle proteste in Europa, Bolton ipotizza che Mosca possa finanziare gruppi radicali per destabilizzare le società, precisando però: "Non ho prove". Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe sottoporre l’amministrazione a indagini e audizioni, ma avrebbe margini limitati per frenare Trump in politica estera. Sull'Ucraina, "Putin vede Trump come un bersaglio facile" e un accordo negoziato dal presidente senza altri interlocutori rischierebbe di favorire Mosca. Quanto all'Iran, Bolton ritiene che il voto non determinerà la scelta di Trump di riprendere le operazioni militari: "Si sveglierà il 4 novembre e valuterà come si sente".

    Alcuni governi accusano Mosca di alimentare proteste e tensioni sociali. La Russia sta cercando di destabilizzare i governi europei?

    "Credo che i russi conducano in Europa quella che molti chiamano 'tattiche di zona grigia'. Da tempo cercano di influenzare le elezioni e i processi politici. Succede fin dalla rivoluzione bolscevica del 1917. L'ideologia è diversa e non sto dicendo che sia comunismo, ma i russi continuano a usare molte delle tecniche di influenza sviluppate durante la Guerra fredda. Possono interferire nelle elezioni, hackerare i sistemi di voto, diffondere annunci che alimentano il malcontento e minare la fiducia nelle istituzioni elettorali, oppure promuovere campagne negative contro determinati candidati. Non mi sembra un grande salto ipotizzare che finanzino gruppi radicali, non necessariamente perché ne condividano le idee, ma perché sperano che destabilizzino le società in cui operano. Non ho prove, ma è uno schema già visto molte volte".

    Come giudica il rapporto personale di Trump con Putin? Un accordo negoziato da Washington potrebbe consegnare una vittoria strategica a Mosca?

    "Finché sarà Trump a negoziare da solo, senza il coinvolgimento di altri, il rischio è molto concreto. Trump non conosce molto gli affari internazionali, la Russia o l'Ucraina. Nel suo primo mandato chiese a John Kelly, allora capo di gabinetto, se la Finlandia facesse ancora parte della Russia e rimase sorpreso scoprendo che non era così. Pensa che le relazioni tra Stati siano determinate dalle relazioni personali tra i rispettivi leader. Credo che, se lui e Putin sono amici, allora anche i rapporti tra Stati Uniti e Russia siano buoni. È quanto di più lontano dalla realtà, soprattutto quando si ha a che fare con leader come Putin, Xi Jinping o Kim Jong-un. Putin, a mio avviso, considera Trump un bersaglio molto facile ed è ormai abbastanza sicuro di averlo portato in una posizione favorevole alla Russia. Probabilmente aspetterà la fine delle elezioni per vedere se sarà possibile raggiungere un accordo sfavorevole all'Ucraina. In Congresso ci sarebbe una forte opposizione, anche bipartisan, ma non basterebbe a fermare Trump".

    Perché il rapporto tra Trump e la premier italiana Giorgia Meloni sembra così imprevedibile?

    "Quando la presidente del Consiglio Meloni lo ha criticato per le sue parole sul Papa, tra le altre cose, a Trump non è andata giù. A Trump non interessa che Meloni sia una politica conservatrice né tanto meno l'importanza strategica dell'Italia o del suo governo: semplicemente non gli piace essere criticato. Se ha un buon rapporto con qualcuno, allora anche le relazioni tra gli Stati sono buone. Ma, se lo critichi pubblicamente, non puoi essere suo amico, e penso che se ne risenta. È quasi impossibile avere a che fare con Trump se non si abbandona l'idea che abbia una filosofia, una grande strategia o una politica coerente: non è così. Si occupa di ciò che ha davanti a sé. È stato definito 'transazionale', e la definizione è corretta se indica una persona che prende una decisione alla volta, senza considerarne le conseguenze o pensare a due o tre mosse più avanti. Qualcuno ha detto che Trump non ha idee, ha reazioni. Ha reagito alle critiche di Meloni per le sue parole sul Papa. Non è un dissidio irreparabile, ma la sua risposta non era il risultato di una strategia geopolitica meditata".

    Le midterm sono considerate soprattutto referendum sui temi interni e sull'economia. E' così?

    "E' Trump stesso a essere sulla scheda. Ha detto che voleva che fosse così, e gli elettori hanno accettato. Se i sondaggi sono corretti - vedremo - al momento sembrano indicare che i repubblicani perderanno il controllo della Camera e forse anche del Senato. È un giudizio molto negativo su Trump, sulle sue politiche economiche e, direi, sulla persona di Trump. Molti indipendenti e un numero crescente di repubblicani non hanno mai apprezzato molto Trump. Non gli piace il suo comportamento né l'approccio che adotta su molte questioni. Non è semplicemente che i democratici siano diventati la maggioranza negli Stati Uniti: sono molti indipendenti e repubblicani a pensare che, non potendo votare contro Trump, perché non è candidato, debbano sfogare la propria frustrazione votando contro i repubblicani. Penso che è quello che accadrà".

    E per i dem invece?

    "Per i democratici il tema centrale è stato quello che chiamano 'affordability': soprattutto inflazione, insicurezza economica e timori per il lavoro. Nel 2024 gli elettori scelsero Trump perché ritenevano che Biden non avesse gestito bene l'economia e non pensavano che Kamala Harris avrebbe fatto meglio. Pensavano che con Trump sarebbero stati in mani sicure, ma non ha mantenuto la promessa. Stanno sfogando ora la loro frustrazione. È vero che una ragione per cui la benzina costa di più è la guerra nel Golfo, ma gli elettori non stanno votando contro la guerra: stanno votando contro le conseguenze dell’aumento dei prezzi. È un aspetto importante, che potrebbe incidere sulle decisioni di Trump dopo il voto".

    Se i democratici conquistassero una o entrambe le Camere, come reagirebbe Trump?

    "Trump divide il mondo in due categorie: vincenti e perdenti. Lui si considera un vincente, quindi, se i repubblicani perderanno la Camera o il Senato, non sarà colpa sua ma di qualcun'altro. Dirà che i candidati hanno condotto campagne sbagliate e che, nonostante la sua presenza in diversi Stati, erano così deboli da non poter essere salvati neppure da lui. Non la considererà una bocciatura personale, ma del Partito repubblicano. Credo che diventerà un po' più imprevedibile di quanto non sia stato nel primo mandato, cosa che sembra difficile da immaginare, vista la sua scarsa capacità di concentrarsi a lungo. I democratici, in una o in entrambe le Camere, cercheranno di usare le commissioni parlamentari per indagare sull'amministrazione Trump nelle rispettive aree di competenza. Sarà un periodo molto sgradevole per lui. I dem si adopereranno affinché ogni commissione del Congresso indaghi su Trump nell'ambito delle proprie competenze. Ogni aspetto dell'amministrazione Trump, non solo nei primi due anni, ma nei primi sei anni, a partire dal primo mandato. Si rivelerà molto spiacevole per Trump e lui lo sa bene. Quindi, dal punto di vista politico, saranno due anni difficili per Trump".

    Quanto potrebbe un Congresso ostile limitare i poteri di Trump in politica estera?

    "La capacità del Congresso di contenerlo, soprattutto in politica estera, è piuttosto limitata. La Costituzione attribuisce al presidente la responsabilità principale di definire e illustrare la politica estera. Trump, in realtà, non ha una vera politica, ma è lui a prendere le decisioni e questo non cambierà. Il Congresso potrà criticarlo e convocare audizioni; per limitarlo con una legge servirebbero maggioranze in entrambe le Camere e, in caso di veto presidenziale, due terzi dei voti per superarlo. È possibile che i democratici mettano Trump sotto impeachment, e forse facciano lo stesso con il capo del Pentagono Pete Hegseth, ma l'impeachment alla Camera non equivale alla condanna al Senato: servono 67 voti su 100. Non vedo come possano raggiungerli nei prossimi due anni. Potrebbero convincere tre o quattro repubblicani, arrivando a 58 o 59 voti, ma non a 67".

    Le elezioni in Israele e negli Stati Uniti possono influenzare la decisione su un nuovo attacco in Iran?

    "Non credo che il voto americano o quello israeliano di questa settimana avranno un impatto su Trump. Non so cosa farà, e non credo che lo sappia neppure lui. Ha certamente chiesto ai militari di compiere i preparativi necessari per lanciare un nuovo attacco. Se decidesse di farlo, potrebbe agire abbastanza facilmente. Ma non penso che i risultati elettorali, di per sé, avranno un effetto concreto. Non c'è modo di prevedere cosa accadrà, anche perché non credo che Trump lo sappia. Le notizie secondo cui Jd Vance starebbe cercando di contattare alcuni esponenti della linea dura iraniana per negoziare mi sembrano una battaglia persa in partenza: i falchi non vogliono trattare. Ma questo mostra che non è stata presa una decisione definitiva. Dopo il voto, Trump deciderà. Potrebbe riprendere una campagna molto intensa di attacchi aerei contro obiettivi militari iraniani, oppure dichiarare vittoria e tornare a casa, o scegliere una via intermedia. È così che agisce: quando arriva il momento di decidere, si sveglierà martedì o mercoledì mattina, il 4 novembre, e valuterà come si sente".

  • 13:05 - Cortei, l'ex consigliere di Trump Bolton: "Tattiche russe schema già visto, puntano a destabilizzare società"

    (Adnkronos) - Le elezioni di midterm del 3 novembre saranno soprattutto un giudizio su Donald Trump e sulla sua gestione dell'economia. L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale Usa John Bolton, in un'intervista all'Adnkronos, indica nell'inflazione, nel costo della vita e nei timori per il lavoro i fattori che peseranno sul voto. Anche se, osserva, la guerra nel Golfo è una delle ragioni dell'aumento dei prezzi della benzina, gli elettori "non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze". Sulle proteste in Europa, Bolton ipotizza che Mosca possa finanziare gruppi radicali per destabilizzare le società, precisando però: "Non ho prove". Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe sottoporre l’amministrazione a indagini e audizioni, ma avrebbe margini limitati per frenare Trump in politica estera. Sull'Ucraina, "Putin vede Trump come un bersaglio facile" e un accordo negoziato dal presidente senza altri interlocutori rischierebbe di favorire Mosca. Quanto all'Iran, Bolton ritiene che il voto non determinerà la scelta di Trump di riprendere le operazioni militari: "Si sveglierà il 4 novembre e valuterà come si sente".

    Alcuni governi accusano Mosca di alimentare proteste e tensioni sociali. La Russia sta cercando di destabilizzare i governi europei?

    "Credo che i russi conducano in Europa quella che molti chiamano 'tattiche di zona grigia'. Da tempo cercano di influenzare le elezioni e i processi politici. Succede fin dalla rivoluzione bolscevica del 1917. L'ideologia è diversa e non sto dicendo che sia comunismo, ma i russi continuano a usare molte delle tecniche di influenza sviluppate durante la Guerra fredda. Possono interferire nelle elezioni, hackerare i sistemi di voto, diffondere annunci che alimentano il malcontento e minare la fiducia nelle istituzioni elettorali, oppure promuovere campagne negative contro determinati candidati. Non mi sembra un grande salto ipotizzare che finanzino gruppi radicali, non necessariamente perché ne condividano le idee, ma perché sperano che destabilizzino le società in cui operano. Non ho prove, ma è uno schema già visto molte volte".

    Come giudica il rapporto personale di Trump con Putin? Un accordo negoziato da Washington potrebbe consegnare una vittoria strategica a Mosca?

    "Finché sarà Trump a negoziare da solo, senza il coinvolgimento di altri, il rischio è molto concreto. Trump non conosce molto gli affari internazionali, la Russia o l'Ucraina. Nel suo primo mandato chiese a John Kelly, allora capo di gabinetto, se la Finlandia facesse ancora parte della Russia e rimase sorpreso scoprendo che non era così. Pensa che le relazioni tra Stati siano determinate dalle relazioni personali tra i rispettivi leader. Credo che, se lui e Putin sono amici, allora anche i rapporti tra Stati Uniti e Russia siano buoni. È quanto di più lontano dalla realtà, soprattutto quando si ha a che fare con leader come Putin, Xi Jinping o Kim Jong-un. Putin, a mio avviso, considera Trump un bersaglio molto facile ed è ormai abbastanza sicuro di averlo portato in una posizione favorevole alla Russia. Probabilmente aspetterà la fine delle elezioni per vedere se sarà possibile raggiungere un accordo sfavorevole all'Ucraina. In Congresso ci sarebbe una forte opposizione, anche bipartisan, ma non basterebbe a fermare Trump".

    Perché il rapporto tra Trump e la premier italiana Giorgia Meloni sembra così imprevedibile?

    "Quando la presidente del Consiglio Meloni lo ha criticato per le sue parole sul Papa, tra le altre cose, a Trump non è andata giù. A Trump non interessa che Meloni sia una politica conservatrice né tanto meno l'importanza strategica dell'Italia o del suo governo: semplicemente non gli piace essere criticato. Se ha un buon rapporto con qualcuno, allora anche le relazioni tra gli Stati sono buone. Ma, se lo critichi pubblicamente, non puoi essere suo amico, e penso che se ne risenta. È quasi impossibile avere a che fare con Trump se non si abbandona l'idea che abbia una filosofia, una grande strategia o una politica coerente: non è così. Si occupa di ciò che ha davanti a sé. È stato definito 'transazionale', e la definizione è corretta se indica una persona che prende una decisione alla volta, senza considerarne le conseguenze o pensare a due o tre mosse più avanti. Qualcuno ha detto che Trump non ha idee, ha reazioni. Ha reagito alle critiche di Meloni per le sue parole sul Papa. Non è un dissidio irreparabile, ma la sua risposta non era il risultato di una strategia geopolitica meditata".

    Le midterm sono considerate soprattutto referendum sui temi interni e sull'economia. E' così?

    "E' Trump stesso a essere sulla scheda. Ha detto che voleva che fosse così, e gli elettori hanno accettato. Se i sondaggi sono corretti - vedremo - al momento sembrano indicare che i repubblicani perderanno il controllo della Camera e forse anche del Senato. È un giudizio molto negativo su Trump, sulle sue politiche economiche e, direi, sulla persona di Trump. Molti indipendenti e un numero crescente di repubblicani non hanno mai apprezzato molto Trump. Non gli piace il suo comportamento né l'approccio che adotta su molte questioni. Non è semplicemente che i democratici siano diventati la maggioranza negli Stati Uniti: sono molti indipendenti e repubblicani a pensare che, non potendo votare contro Trump, perché non è candidato, debbano sfogare la propria frustrazione votando contro i repubblicani. Penso che è quello che accadrà".

    E per i dem invece?

    "Per i democratici il tema centrale è stato quello che chiamano 'affordability': soprattutto inflazione, insicurezza economica e timori per il lavoro. Nel 2024 gli elettori scelsero Trump perché ritenevano che Biden non avesse gestito bene l'economia e non pensavano che Kamala Harris avrebbe fatto meglio. Pensavano che con Trump sarebbero stati in mani sicure, ma non ha mantenuto la promessa. Stanno sfogando ora la loro frustrazione. È vero che una ragione per cui la benzina costa di più è la guerra nel Golfo, ma gli elettori non stanno votando contro la guerra: stanno votando contro le conseguenze dell’aumento dei prezzi. È un aspetto importante, che potrebbe incidere sulle decisioni di Trump dopo il voto".

    Se i democratici conquistassero una o entrambe le Camere, come reagirebbe Trump?

    "Trump divide il mondo in due categorie: vincenti e perdenti. Lui si considera un vincente, quindi, se i repubblicani perderanno la Camera o il Senato, non sarà colpa sua ma di qualcun'altro. Dirà che i candidati hanno condotto campagne sbagliate e che, nonostante la sua presenza in diversi Stati, erano così deboli da non poter essere salvati neppure da lui. Non la considererà una bocciatura personale, ma del Partito repubblicano. Credo che diventerà un po' più imprevedibile di quanto non sia stato nel primo mandato, cosa che sembra difficile da immaginare, vista la sua scarsa capacità di concentrarsi a lungo. I democratici, in una o in entrambe le Camere, cercheranno di usare le commissioni parlamentari per indagare sull'amministrazione Trump nelle rispettive aree di competenza. Sarà un periodo molto sgradevole per lui. I dem si adopereranno affinché ogni commissione del Congresso indaghi su Trump nell'ambito delle proprie competenze. Ogni aspetto dell'amministrazione Trump, non solo nei primi due anni, ma nei primi sei anni, a partire dal primo mandato. Si rivelerà molto spiacevole per Trump e lui lo sa bene. Quindi, dal punto di vista politico, saranno due anni difficili per Trump".

    Quanto potrebbe un Congresso ostile limitare i poteri di Trump in politica estera?

    "La capacità del Congresso di contenerlo, soprattutto in politica estera, è piuttosto limitata. La Costituzione attribuisce al presidente la responsabilità principale di definire e illustrare la politica estera. Trump, in realtà, non ha una vera politica, ma è lui a prendere le decisioni e questo non cambierà. Il Congresso potrà criticarlo e convocare audizioni; per limitarlo con una legge servirebbero maggioranze in entrambe le Camere e, in caso di veto presidenziale, due terzi dei voti per superarlo. È possibile che i democratici mettano Trump sotto impeachment, e forse facciano lo stesso con il capo del Pentagono Pete Hegseth, ma l'impeachment alla Camera non equivale alla condanna al Senato: servono 67 voti su 100. Non vedo come possano raggiungerli nei prossimi due anni. Potrebbero convincere tre o quattro repubblicani, arrivando a 58 o 59 voti, ma non a 67".

    Le elezioni in Israele e negli Stati Uniti possono influenzare la decisione su un nuovo attacco in Iran?

    "Non credo che il voto americano o quello israeliano di questa settimana avranno un impatto su Trump. Non so cosa farà, e non credo che lo sappia neppure lui. Ha certamente chiesto ai militari di compiere i preparativi necessari per lanciare un nuovo attacco. Se decidesse di farlo, potrebbe agire abbastanza facilmente. Ma non penso che i risultati elettorali, di per sé, avranno un effetto concreto. Non c'è modo di prevedere cosa accadrà, anche perché non credo che Trump lo sappia. Le notizie secondo cui Jd Vance starebbe cercando di contattare alcuni esponenti della linea dura iraniana per negoziare mi sembrano una battaglia persa in partenza: i falchi non vogliono trattare. Ma questo mostra che non è stata presa una decisione definitiva. Dopo il voto, Trump deciderà. Potrebbe riprendere una campagna molto intensa di attacchi aerei contro obiettivi militari iraniani, oppure dichiarare vittoria e tornare a casa, o scegliere una via intermedia. È così che agisce: quando arriva il momento di decidere, si sveglierà martedì o mercoledì mattina, il 4 novembre, e valuterà come si sente".

Adn Kronos www.adnkronos.com
Abbonati a Ilfattoquotidiano.it
meteo
Resta in contatto con la community de Il Fatto Quotidiano L'amato strillone del Fatto
Accedi o registrati per partecipare alla discussione
Accedi Registrati

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

ilFattoQuotidiano.it white
  • Termini e condizioni d’uso
  • Privacy Policy
  • Cambia impostazioni privacy
  • Pubblicità
  • Abbonati
  • Newsletter
  • FAQ
  • Gerenza
  • Contatti
  • Tv Loft
  • Scuola del Fatto
  • Fondazione FQ
  • Millennium
  • Paperfirst
  • IoScelgo
  • Community
  • Facebook
  • Facebook Messenger
  • Instagram
  • Linkedin
  • Telegram
  • X
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006
Caro navigatore, cara navigatrice,

non riesci a leggere ilfattoquotidiano.it perché hai negato i consensi relativi alla pubblicità. Per continuare a leggerci accetta i consensi o diventa nostro Sostenitore (in questo modo navigherai senza nessuna inserzione).
Ti ricordiamo che il nostro lavoro ha un costo ripagato dalla pubblicità e dai sostenitori. Il tuo aiuto è per noi indispensabile.
  • Accetta i consensi
  • Rifiuta e Sostienici
  • Già abbonato? Accedi

Cosa implicano le due scelte che ti proponiamo:

  1. Se clicchi “Accetta i consensi” acconsenti in questo modo al trattamento dei tuoi dati personali mediante l'impiego di tutti i cookie presenti sul sito, fermo restando la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento. Navigherai in modo totalmente gratuito e potrai visualizzare fino ad un massimo di 5 articoli al mese, e vedrai la pubblicità. Che cosa sono i cookie?
  2. Se clicchi su “Rifiuta e Sostienici” sottoscrivi un abbonamento Sostenitore a “ilfattoquotidiano.it”, al costo promozionale di 1€ al mese per 3 mesi. A decorrere dal quarto mese il costo dell'abbonamento diverrà di 5,99€ al mese, il tutto mantenendo le tue attuali impostazioni. Da abbonato potrai navigare senza alcun tipo di pubblicità.

Logo Il Fatto Quotidiano
In Edicola
Quest'articolo è riservato agli abbonati Partner

Abbonati a Il Fatto Quotidiano. Facciamo un giornale con un solo padrone: i lettori.

  • Digital

    Partner

    Sfoglia ogni giorno i contenuti di FQ IN EDICOLA sul tuo pc e sulla nuova app.
    Annuale Mensile
    € 99 ,99
    per il primo anno
    poi € 189,99 / anno
    PAGA IN MODO RAPIDO CON:
    ABBONATI
    Rinnovo automatico. Disattiva quando vuoi

    Incluso nell'abbonamento

    • Accedere a tutti gli articoli del quotidiano tramite app e sito
    • Accedere all'archivio completo de il Fatto Quotidiano
    • Accedere ad uno sconto dedicato a 4 corsi esclusivi della Scuola del Fatto
    • Partecipare in diretta alla riunione di redazione ogni giovedì alle 16.00
    • Commentare tutti gli articoli del sito
    • Navigare senza pubblicità
    • Accedere a tutti i programmi di TvLoft
    • Sconto del 20% sul nostro shop online
    • Tesseramento alla Fondazione il Fatto Quotidiano a € 5,00 (anziché € 20,00)
    • Card digitale con accesso ai vantaggi esclusivi delle Partnership

Hai già un abbonamento? Accedi Icona freccia rossa accedi

Hai bisogno di ulteriori informazioni? Compara tutti i piani Icona freccia comparazione piani