Cosimo e Eva sono i genitori di un bambino di due anni che ha ricevuto la diagnosi di autismo già a 18 mesi (la media in Italia è a 3 anni di età), con certificato di invalidità civile 100% comma 3 articolo 3, la massima gravità possibile riconosciuta da parte delle Asl. Hanno deciso di iscrivere per settembre il figlio all’asilo nido del Comune di Cavarzere, in provincia di Venezia. Ma hanno ricevuto una risposta da parte dell’ente locale che ritengono “discriminatoria”. “Il Comune non vuole farsi carico del nostro bambino autistico che ha bisogno di un assistente personale idoneo, nello specifico un educatore, per tutte le ore che resterà a scuola”. Chiedono la possibilità di avere un’assistenza con personale competente per almeno 12 ore a settimana, invece il Comune della Città metropolitana di Venezia può fornire solo 4 ore a settimana. “A noi hanno spiegato che non hanno le risorse necessarie per garantire l’inclusione scolastica richiesta”, dice a ilfattoquotidiano.it Cosimo. “Il bambino deve iniziare come tutti gli altri suoi coetanei il nido a settembre ma siamo seriamente preoccupati perché il Comune dice che mancano i fondi per assumere un educatore”, aggiunge la moglie Eva. “Portiamo avanti questa battaglia anche per altri casi simili al nostro perché poter andare all’asilo nido è un diritto di tutti a prescindere, anche per chi ha ricevuto una precoce diagnosi di autismo”, spiega il padre.

Contattato da ilfattoquotidiano.it l’assessora alla Pubblica Istruzione di Cavarzere Stefania Sommacampagna ha risposto: “Al momento siamo riusciti a dare questo tipo di risposta alla famiglia, anche se parziale, di 4 ore alla settimana con un educatore titolato, in quanto da qui a fine anno il budget a disposizione è davvero esiguo”. Non è possibile aiutare meglio questa famiglia? “Da gennaio 2024 dovremmo avere maggiori risorse da dedicare a questo bimbo con Bisogni educativi speciali (Bes). Va chiarito – continua Sommacampagna – che nel contesto educativo del nido che accoglie utenti da 0 a 3 anni, come previsto dalla Regione Veneto, va rispettato il rapporto numerico educatore/bambini, nello specifico 1/6 fino ad 1 anno di età e 1/8 dopo l’anno, pertanto l’inserimento di un bambino con Bes prevede una figura aggiuntiva in affiancamento per tutto il tempo della permanenza del bimbo nella struttura”. Cosa che però al momento non viene garantita, provocando gravi disagi.

In particolare sul tema dell’inserimento scolastico hanno ricevuto espliciti suggerimenti sia dalle neuropsichiatre infantili che hanno seguito il piccolo a Padova e a Chioggia oltre che dalla psicologa di mandarlo al nido il prima possibile, con la presenza obbligatoria di un educatore formato per la gestione di minori con disturbi dello spettro autistico. “Abbiamo saputo che un educatore costa circa 25 euro all’ora per almeno 12 ore a settimana ma questi soldi (almeno 1.200 euro al mese, ndr) il nostro Comune dice che non li ha a disposizione per permettere la frequenza di nostro figlio all’asilo. Ci offrono un educatore? A dire il vero – dicono al Fatto.it i genitori – ci hanno comunicato che ci avrebbero assegnato un Operatore socio sanitario (Oss) e non un educatore specializzato, quando invece occorre una figura che almeno conosca l’autismo e sappia interagire professionalmente. Vogliamo mandarlo all’asilo per agevolare il prima possibile il suo sviluppo cognitivo come terapia specifica, ne va della sua qualità di vita”, affermano i genitori. La diagnosi funzionale è stata consegnata all’asilo ma sembra non servire a nulla.

L’assessora alla Pubblica Istruzione di Cavarzere infine precisa che “questo è il primo caso in assoluto di alunno con Verbale di accertamento di disabilità in età così precoce che ci troviamo ad inserire in una comunità educante del nostro territorio, e questo ci coglie da un lato disarmati e dall’altro isolati in quanto non vi sono risorse o strumenti di legge specifici per questa fascia di età. Auspichiamo che la questione sia presa in carico anche ad altri livelli, in quanto le amministrazioni locali ben poco possono di fronte a problemi di questa portata, e soprattutto con un numero di casistiche in costante aumento”. A commentare questa vicenda è Benedetta Demartis vice presidentessa dell’Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici (Angsa): “In effetti al momento non esiste una legge nazionale che garantisce obbligatoriamente l’assistenza sotto i 3 anni sin dall’asilo nido di bambini con autismo, ma stando cosi le cose è a discrezione degli enti locali. Si dovrebbe invece – ci tiene a sottolineare Demartis – garantire l’inclusione scolastica a tutti, sin dall’asilo e non solo dalla materna come previsto dalla normativa vigente. E’ fondamentale comunque che sin da subito dopo la diagnosi di autismo venga garantito un trattamento intensivo e precoce dal Sistema Sanitario cosi come previsto dalle Linee guida nazionali sull’autismo”.

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