Rossella Nappini è l’ultimo nome nella lunga lista delle vittime di femminicidi in Italia: da inizio anno sono 78, vale a dire una donna uccisa ogni tre giorni. Numeri che confermano l’emergenza: nello stesso periodo dello scorso anno, i femminicidi erano stati 81. Un allarme che attraversa l’intero Paese, dal Trentino alla Sicilia, con i killer che quasi sempre sono fidanzati, compagni, mariti o ex. Il nuovo report del Viminale, aggiornato al 3 settembre, conta 225 omicidi, di cui 77 vittime donne. A questi dati, però, va aggiunto l’omicidio dell’infermiera di 52 anni trovata morta lunedì nell’androne di un palazzo nel quartiere romano Trionfale. Il suo ex compagno è in stato di fermo come principale sospettato.

Dei 77 femminicidi, 61 sono da far risalire all’ambito familiare o amicale. Di queste vittime, 38 hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex. Per quanto riguarda i delitti commessi in ambito familiare si evidenzia un aumento nell’andamento generale, passando da 96 a 98 (+2%). In flessione, rispetto allo stesso periodo del 2022, il numero degli omicidi commessi dal partner o ex partner, che da 46 diventano 42 (-9%), e quello delle relative vittime donne, le quali da 43 passano a 38 (-12%).

“Ancora una donna uccisa, ancora un femminicidio. Sebbene le indagini siano ancora in corso per fare luce sull’ennesima tragedia, c’è un fatto inequivocabile: siamo di fronte a una mattanza e abbiamo bisogno di una reazione non solo forte ma celere. Nessun ulteriore tentennamento può essere ammesso”, scrive in una nota la Casa internazionale delle donne dopo l’omicidio di Rossella Nappini. “Abbiamo bisogno al più presto di mettere in campo risorse e una strategia complessiva, perché è sotto gli occhi di tutti la trasversalità del fenomeno: non ci sono strati della società più coinvolti, non ci sono età maggiormente interessate, non c’è differenziazione geografica o grado d’istruzione. Di fronte ad una cultura patriarcale che non ammette la libertà delle donne non possono esserci scorciatoie interpretative: c’è bisogno di una rivoluzione culturale che parta dalla scuola, fin dall’infanzia, che attraversi le famiglie, i media e tutti i luoghi di lavoro. Educare al rispetto e alla parità serve ad abbattere finalmente stereotipi insopportabili, basi solidissime della cultura del possesso che continua a mietere vittime”, conclude la nota.

“Questa è un’urgenza di democrazia, di diritti umani, di giustizia non solo giudiziaria ma sociale e politica”, attacca anche Elisa Ercoli, presidente della associazione Differenza Donna, che gestisce anche il 1522. “Vogliamo e pretendiamo che questa urgenza sia priorità delle agende politiche per un cambio di passo che stravolga lo status quo che normalizza e banalizza la gravità della violenza. Abbiamo bisogno di una rivoluzione che ci attraversi nel profondo, che sveli il patriarcato insito nella popolazione e nelle donne e uomini delle istituzioni ognuno per il proprio ruolo. Vogliamo che per realizzare tutto ciò ci siano fondi straordinari come straordinaria è la rivoluzione da compiere. Vogliamo che tutte e tutti si schierino e vogliamo che chi non vuole farlo sia stigmatizzato per la gravità della posizione che vuole mantenere”, sottolinea la presidente della associazione Differenza Donna.

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