A sorpresa la Banca centrale cinese ha ridotto oggi il tasso sui finanziamenti di durata annuale, una mossa che mira a sostenere l’attività economica da cui provengono diversi segnali di difficoltà. Il tasso è stato ridotto di 0,15 punti basi e portato quindi al 2,5%, il valore più basso dal 2014. Gli ultimi dati economici, relativi a luglio, hanno mostrato una debolezza nei consumi e nell’attività delle imprese, altre rilevazioni hanno mostrato la scorsa settimana come il paese si trovi in una condizione di pericolosa deflazione (calo dei prezzi al consumo). Tuttavia, rileva l’agenzia Bloomberg, il taglio dei tassi non pare aver rassicurato gli investitori ma anzi aumentato le preoccupazioni spingendo le borse al ribasso. Lo yuan è in calo sul dollaro dell0 0,4%.

A un quadro macroeconomico complesso si aggiungono i gravi problemi del comparto immobiliare. Il colosso del settore Country Gardner Holdings ha perso in borsa nell’ultima settimana circa il 25% e del 41% nell’ultimo mese. Il gruppo, oberato a fine 2022 da debiti per 190 miliardi di dollari, non ha pagato due cedole obbligazionarie in dollari scadute il 6 agosto per un totale di 22,5 milioni. Le turbolenze del più grande sviluppatore privato cinese, infatti, potrebbero innescare un temuto “circolo vizioso” di stress finanziario sui fondi comuni di investimento immobiliare (Reit) della Cina, come ha segnalato la banca statunitense J.P.Morgan. Ad esempio, la conglomerata Zhongzhi Enterprise Group ha ammesso i primi problemi, dopo che due società quotate cinesi hanno dichiarato di non aver ricevuto i pagamenti sui prodotti di investimento in scadenza dalla sua unità Zhongrong International Trust.

“A differenza delle banche, che hanno il potere di detenere e sono in grado di rinnovare il credito in attesa di eventuale risoluzione, i canali di finanziamento alternativi come i trust potrebbero andare in default una volta che gli investitori fiduciari non sono disposti a rinnovare i prodotti”, hanno osservato in una nota gli analisti di J.P.Morgan. In ballo, nel caso in cui non fossero onorati i pagamenti sui debiti su vasta scala, ci sarebbero quasi 2.800 miliardi di yuan (circa 385 miliardi di dollari) di asset in gestione. Il comparto immobiliare è alle prese con una crisi di liquidità dalla fine del 2021, quando il gruppo Evergrande è crollato, schiacciato da un fardello di 300 miliardi di dollari di debito. Dopo la decisione di chiudere il credito per ridurre l’esplosione del debito, Pechino ha adottato alcune misure (ma “troppo poco”) per allentare le tensioni sull’immobiliare “in modo troppo lento”, ha rimarcato Nomura, secondo cui la Cina sarà costretta a fare nuovi passi. Difficile, ha osservato J.P.Morgan, che però possano esserci un allentamento monetario o uno stimolo fiscale di ampia portata.

Pechino intanto ha annunciato che interromperà la pubblicazione dei dati sulla disoccupazione giovanile, dopo che l’indicatore ha raggiunto un livello record, sopra il 21%, per evitare di accrescere le pressioni sui decisori politici. La scorsa settimana il presidente americano Joe Biden ha affermato che i problemi economici della Cina sono una “bomba a orologeria” per il paese. Lunedì il Wall Street Journal ha sottolineato come le difficoltà dell’economia cinese stiano avendo ripercussioni anche sulle aziende statunitensi citando alcuni casi emblematici. Gli ordini dalla Cina al gruppo di tecnologie industriali Danaher, sono ad esempio scesi del 40% nel secondo trimestre dell’anno. Il colosso della chimica DuPont segnala un calo cali delle vendite in Cina del 14% mentre il costruttore di macchine per l’edilizia Caterpillar si attende una flessione dei ricavi.

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