Secondo i primi accertamenti Luca Ruffino, presidente di Visibilia Editore che sabato sera si è tolto la vita con un colpo di pistola nella sua casa di Milano, non soffriva di malattie gravi. Emerge dalle prime indagini, secondo risulta all’agenzia Ansa da fonti giudiziarie. Il corpo era stato trovato nella sua abitazione da uno dei figli, avvisato dalla compagna in vacanza in Sardegna che si sarebbe allarmata dopo averlo sentito al telefono particolarmente abbattuto, “strano e un po’ depresso”. Tuttavia, anche se negli ultimi giorni è stato descritto come “giù di morale”, non risulta nemmeno che soffrisse di problemi di salute mentale conclamati e diagnosticati. Tra i sei biglietti di scuse lasciati prima di compiere il gesto, oltre a quelli per i familiari, uno è rivolto ai colleghi e un altro ai condomini. In nessuno di questi vi sarebbero riferimenti alla società da lui presieduta o a eventuali problemi di lavoro.

L’imprenditore – considerato il re lombardo delle amministrazioni condominiali con la sua Sif Italia – non aveva problemi dal punto di vista economico, vantando una liquidità che gli ha permesso di entrare nel capitale sociale di Visibilia diventando nello scorso ottobre amministratore unico dell’azienda editoriale coinvolta nell’indagine per falso in bilancio della procura milanese. Fascicolo che non lo coinvolge direttamente e in cui non risulta indagato.

La pistola con la quale il manager sessantenne si è sparato nella sua abitazione sarà sequestrata e sottoposta a tutti gli accertamenti del caso. Al momento non vi sarebbero dubbi sul fatto che si sia trattato di un gesto volontario. L’autopsia sarà eseguita domani o mercoledì. La procura milanese ha aperto un fascicolo per il reato di istigazione al suicidio, un atto dovuto per poter procedere con tutti gli accertamenti del caso.

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