Da oggi è in vigore il nuovo codice degli appalti, ma su 26mila stazioni da marzo ad oggi solo 2mila si sono registrate, un “flop” certificato ora dall’Anac che rischia di diventare l’ennesimo imbuto per investimenti e opere legati al Pnrr. Tutto parte con l’approvazione del decreto 36/2023 del nuovo Codice degli Appalti, il decreto con cui il governo risponde alla legge delega approvata l’anno scorso per riformare e semplificare la materia dei contratti pubblici riducendo e accorpando, tra le altre cose, i centri di spesa che fungono da stazione d’appalto per gare di valore superiore ai 500mila euro e per bandi per servizi sopra i 140mila. Una misura più volte sollecitata a suo tempo dall’Anac al fine di verificare l’effettiva capacità delle amministrazioni di procedere in via autonoma agli affidamenti che era prevista anche da una decreto legge del 2016 mai attuato. Tre mesi di tempo non sono bastati.

Dall’approvazione del nuovo Codice ad oggi, quando il requisito della certificazione a termini di legge diventa obbligatorio a tutti gli effetti, l’Anac stima che su 26mila stazioni solo 2.404 hanno inviato le domande e solo 1.571 sono state qualificate, mentre altre 286 lo sono state ma solo con riserva. La notizia la riporta oggi IlSole24Ore, spiegando come questi numeri “rischiano di schiacciare il pedale di frenata nelle procedure di evidenza pubblica già a partire da oggi, quando le nuove regole sui contratti entreranno in vigore”. Un numero esiguo, meno del 10%, che da oggi sarà in grado di ricevere il Cig, il codice necessario per bandire le gare. Quanto questi numeri impatteranno sull’andamento degli appalti lo si capirà nelle prossime settimane.

Il quotidiano ritiene ha interpellato alcuni osservatori che riferiscono di una frenata preceduta da un’accelerazione degli ultimi giorni nella pubblicazione dei bandi. “Abbiamo il precedente nel 2016 in cui assistemmo a una riduzione del valore dei bandi nel primo mese recuperata nel secondo: l’auspicio è che sia un impatto limitato, però il punto è che questa volta mancano le Linee guida Anac e c’è il grande tema dell’obbligatorietà della qualificazione delle stazioni appaltanti e infine diversi problemi di diritto transitorio”, dice Andrea Mascolini direttore generale Oice (Confindustria) che raccoglie le società di ingegneria e architettura. E che in questi giorni ha diffuso una proposta di disciplinare-tipo per gli affidamenti dei progetti. “Il nostro osservatorio, da una media di 45 bandi al giorno, ha osservato uscite quotidiane per 70 gare nelle scorse tre settimane e culminati a 140 negli ultimi 4 giorni. Al punto che i siti delle amministrazioni non riescono a stargli dietro”, racconta Mascolini. La corsa a svuotare i cassetti pubblicando tutto il pubblicabile sarebbe sintomatica del cambio di regime del settore si cambia d’abito. Ma ora, passata l’onda, la preoccupazione è di tornare a regime.

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