“Cosa sta succedendo in Russia? Mi pare che sia una domanda da non porre a un cittadino che vive molto lontano dal luogo in cui stanno avvenendo i fatti. Al massimo la domanda può essere: quali dinamiche si sono messe in moto, quali ipotesi stiamo formulando e quanto è cresciuto, come mi pare di capire, il credito di Prigozhin presso i nostri organi di informazione, visto che è diventato subito un personaggio di cui prendere molto sul serio le parole. Può essere anche giusto, non lo so”. Così, a In onda (La7), lo storico Luciano Canfora risponde ai conduttori Concita De Gregorio e David Parenzo sul caos in Russia, dove il capo della brigata Wagner Evgenij Prigozhin, dopo un ammutinamento coi suoi mercenari e una marcia diretta verso Mosca, ha fatto dietrofront a seguito di un negoziato con il presidente bielorusso Lukashenko.

Canfora, in riferimento a quanto asserito da Prigozhin in un video diffuso su Telegram, e cioè che dal 2014 l’Ucraina non ha bombardato il Donbass ma solo le posizioni delle forze russe, osserva: “Che dica delle sciocchezze è immaginabile, perché ci sono fior di libri che parlano della guerra cominciata di fatto in Donbass nel 2014. Cito, tra i tanti, “Il conflitto russo-ucraino” di Eugenio Di Rienzo, quindi con buona pace di Prigozhin la storia è un po’ diversa. In realtà, la ragione per cui oggi la Russia è con le spalle al muro è che sulla base della restaurazione nazionalistica non si va molto lontano“.

Circa il potere ricattatorio di Prigozhin, Canfora spiega: “Un esperto di questa materia come Lucio Caracciolo, quando incominciò questa guerra, insisteva su un punto: l’esercito russo regolare è debolissimo e la minima parte degli effettivi è in grado di combattere. Quindi, il ricorso a una specie di legione straniera qual è la brigata Wagner – continua – si comprende sulla base di questa debolezza profondissima di un esercito che con tanto di divise lussuose fa le parate il 9 maggio, ma che poi non va a combattere realmente. Quando Putin è salito al potere, pare che potesse disporre di non più di 10mila uomini come sua truppa fedele. La Wagner invece ha 25mila uomini“.

E conclude: “Non ci deve quindi stupire che da mesi e mesi il capo della Wagner potesse insultare il capo di Stato maggiore Gerasimov e il ministro della Difesa Shoigu. Tra l’altro, chiedeva continuamente munizioni perché voleva una guerra molto più violenta di quella a bassa tensione che Shoigu preferisce. Quindi, sulla base dei pochi dati disponibili – chiosa – siamo di fronte a una figura estremamente pericolosa, non solo per Putin ma anche per l’Ucraina e per tutto il mondo occidentale. Se prevalesse questo signore, nonostante i suoi rapporti segretissimi con la controparte, farebbe una guerra molto più feroce“.

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