Gli amministratori di centrodestra “votano” Stefano Bonaccini. Da Giovanni Toti a Roberto Occhiuto, fino al sindaco di Forlì, appoggiato dai partiti che sono al governo, il giorno dopo il “no” dell’esecutivo alla nomina del presidente dell’Emilia-Romagna a commissario per la ricostruzione post-alluvione, si moltiplicano le voci contrariate dall’atteggiamento di Lega e Fratelli d’Italia in primis. Non solo una postura, ma anche i primi fatti concreti contro il via libera al presidente del Pd. Mercoledì in Consiglio regionale i partiti di centrodestra votato contro la mozione di maggioranza – votata anche dal M5s – per chiedere al governo Meloni di affidare a Bonaccini la gestione dei fondi che verranno stanziati. E lo stesso governatore ha già avvisato, chiedendo che la vicenda non rientri in una logica di spartizione delle poltrone: “Il commissario può stare a Roma?”.

La vera sorpresa è però la presa di posizione pubblica di due presidenti di Regione che amministrano con l’appoggio del Carroccio, di Fdi e di Forza Italia. Alle emergenze “si risponde con una cabina di regia che è efficace se procede attraverso condivisione e confronto, non se è imposta per decreto. E al vertice di questa struttura deve esserci il presidente della Regione”, è stato il giudizio categorico di Toti in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ha ricordato che lui stesso è stato nominato più volte commissario per gestire emergenze di varia natura “da più governi, di diverso colore politico”. Il modello Genova per il ponte Morandi, secondo Toti, è replicabile anche in Emilia Romagna: “Vuol dire semplicemente coincidenza di obiettivi e capacità di dialogo, ferma intenzione di andare d’accordo tra i vari livelli di governo del territorio: centrale, regionale, comunale”. Insomma, una “gigantesca” cabina di regia che non funziona se “imposta per decreto”. Su Bonaccini, Toti è categorico, sostenendo che il commissario dovrebbe essere lui “senza se e senza ma”. La scelta di qualcun altro sarebbe “incomprensibile” perché il presidente della Regione “ha la delega sulla Protezione civile e potere concorrente su infrastrutture, trasporti, politiche energetiche” e “conosce il territorio”. La nomina di un’altra persona “aprirebbe inevitabili conflitti tra livelli di governo”.

Anche per Occhiuto, governatore della Calabria, la nomina dovrebbe essere sostanzialmente scontata: “È semplicemente una constatazione che nasce dal fatto che chiunque si occupi di ricostruzione deve farlo in un contesto di norme, di attività, di adeguamento di strumenti di programmazione che non può prescindere dalla Regione – dice in un’intervista a Repubblica – La cosa più logica è che sia Bonaccini a occuparsene. Ci sono esempi, d’altra parte, che corroborano questa tesi”. È dimostrato “che le cose hanno funzionato meglio quando sono stati nominati come commissari i presidenti di Regione – ricorda – È successo per il post-terremoto in Emilia ma anche per la sanità in Calabria: per dodici anni sono arrivati qui commissari di governo che sono entrati in conflitto con la Regione. Da un anno il commissario è il governatore della Calabria, cioè il sottoscritto, la coincidenza ha reso più favorevole la gestione”.

E smonta anche il retroscena fatto filtrare mercoledì secondo cui la nomina di Bonaccini rischierebbe di infastidire i presidenti di Toscana e Marche, altre due regioni che hanno subito danni: “Credo che si sentirebbero rappresentate più da un loro collega che da un altro funzionario dello Stato”. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Forlì Gianluca Zattini, anche lui appoggiato dalle forze di centrodestra: “Ora ci serve ‘un gatto che prenda il topo, di qualunque colore sia il gatto’. Se sarò interpellato dirò Bonaccini. Poi è chiaro che io sono solo un piccolo servitore dello Stato e mi metto al servizio di chiunque deciderà di nominare il governo, ma credo che la nomina più naturale sarebbe quella del presidente della Regione”. Perché “conosce le nostre terre e i suoi amministratori: questo vuol dire fare più in fretta di un altro. C’è sempre stata con lui una buona collaborazione e io ho una visione per cui prima di tutto vengono il territorio e la comunità, che in questo momento a Forlì è molto in sofferenza”.

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