Il trentunesimo anniversario della strage di Capaci non è e non sarà come gli altri. Oltre alle commemorazioni quest’anno c’è la polemica, forte. Mentre Palermo è pronta a vivere come sempre il 23 maggio, tra celebrazioni e incontri istituzionali, sulle pagine di Repubblica il cognato e la sorella del giudice ucciso dalla mafia sono protagonisti di un botta e risposta durissimo sul significato stesso dell’antimafia. “In questa città aver fatto accordi con la mafia viene ritenuto da tutti un fatto disdicevole?” è la domanda posta, sulle pagine del dorso siciliano di Repubblica, da Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, cognato di Giovanni Falcone. “È il tempo di andare avanti – scrive Maria Falcone, sorella di Giovanni, sempre sullo stesso quotidiano – di perseverare nella ricerca della verità e al contempo smettere di usare l’antimafia per fare carriera, per fare passerella”. Ad accendere il dibattito su posizioni diverse tra i familiari di due delle vittime della strage di Capaci c’è il sostegno alla giunta di centrodestra di Palermo del sindaco Roberto Lagalla da parte di Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro, politici condannati per fatti di mafia.

“Troppo spesso i cittadini ricevono dall’alto segnali che invitano a convivere con ambienti notoriamente in odore di mafia” dice Morvillo, ex procuratore di Trapani. Chiaro il riferimento critico proprio a Maria Falcone, che durante la campagna elettorale dell’anno scorso si scagliò contro gli impresentabili (“La politica non si può permettere sponsor che non siano adamantini, Dell’Utri e Cuffaro non lo sono”) e che quest’anno ha firmato un accordo con Lagalla per realizzare un nuovo museo dell’antimafia. La risposta della sorella del giudice è sullo stesso tono polemico: “È il tempo di non abbassare la guardia – spiega su Repubblica – e al contempo costruire ponti tra le diverse componenti sociali, pretendere impegni da chi vuole unirsi allo sforzo del cambiamento, senza criticare a priori, magari rianimati da una certa nostrana acida propensione alla presunzione“.

Lo scontro a distanza era stato aperto ieri con una lettera inviata da Alfredo Morvillo a Repubblica Palermo, in cui il fratello della moglie del giudice ha sottolineato che il ricordo di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino non deve essere macchiato dalla “rituale presenza di personaggi che non tralasciano occasione per propagandare la convivenza politico-sociale con ambienti notoriamente in odore di mafia“. A chi si riferiva Morvillo? L’ex procuratore capo di Trapani non ha fatto nomi ma ha parlato di” squallido compromesso politico-mafioso, che ha sempre inquinato la vita della città”. E ha spiegato che “se si vuole concretamente dare un seguito alle parole di Paolo Borsellino, dobbiamo adoperarci per tenere lontano dalla nostra vita tutto ciò che ha anche il più lieve odore di mafia. Anche quando queste scelte comportano la rinuncia a godere di quegli aiuti, di quegli appoggi che ben noti ambienti politico-mafiosi sono in grado di assicurare”. Oggi, poi, è arrivata la risposta altrettanto dura di Maria Falcone.

Un botta e risposta, quindi, che non solo cade nel trentunesimo anniversario della strage di Capaci, ma anche nel giorno in cui si insedierà la commissione parlamentare antimafia. Il centrodestra spinge per nominare presidente la deputata di Fratelli d’Italia Chiara Colosimo, mossa che ha provocato la reazione delle opposizioni e soprattutto dei parenti delle vittime di mafia, che contestano alla rappresentante meloniana i suoi rapporti del passato con personaggi organici alla destra eversiva. “Se la maggioranza dovesse insistere su Colosimo, il Movimento 5 Stelle non parteciperà al voto in segno di totale contrarietà alla scelta che si vuole portare avanti” dicono i membri M5S della commissione Antimafia, spiegando che “le polemiche di questi giorni rischiano di compromettere la credibilità e l’autorevolezza di un’istituzione delicata e importante per la nostra democrazia“. Il tutto nelle ore in cui, trentuno anni fa, Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta venivano uccisi dal tritolo di Cosa Nostra.

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