In provincia di Reggio Emilia il prefetto Iolanda Rolli chiude il proprio mandato inviando una commissione prefettizia nel comune collinare di Casina, per verificare eventuali tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività dell’ente pubblico. Contemporaneamente la Consulta provinciale per la Legalità perde un altro pezzo, il più importante, con le dimissioni della referente scientifica Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna. E intanto volano accuse pesanti tra il Consiglio provinciale dell’Ordine degli avvocati, che mette in dubbio il valore del processo Aemilia, e la Giunta regionale dell’Associazione nazionale magistrati che parla di “illazioni” prive di fondamento.

Tre nuovi fronti di polemiche in una città che ancora fatica a prendere atto, nonostante le nuove indagini e i processi aperti dopo le sentenze di Aemilia, del profondo radicamento di organizzazioni criminali comuni e mafiose nei propri territori.

La vicenda di Casina – L’arrivo della commissione prefettizia a Casina riporta la memoria al 2016, quando venne commissariato per infiltrazione mafiosa il Comune di Brescello, primo ente pubblico dell’Emilia Romagna a subire il provvedimento. La decisione odierna del prefetto Rolli prende spunto dalla vicenda dell’assessore ai lavori pubblici Tommaso Manfreda. Titolare di una impresa edile alla quale è stata negata l’iscrizione alla White List per il rischio di “condizionamento da parte della criminalità organizzata”. Manfreda si era in seguito dimesso, rivolgendosi al Tar che però ha respinto il suo ricorso. Sull’arrivo della commissione prefettizia il sindaco di Casina Stefano Costi, alla guida una maggioranza nata da una lista civica, ha dichiarato: “Siamo a disposizione e siamo tranquilli, perché abbiamo sempre operato con trasparenza”. Trasparenza messa però da parte ai primi di aprile di quest’anno quando il sindaco Costi ha negato a una troupe di Telereggio la possibilità di riprendere in consiglio comunale la seduta convocata sul tema. Gli replica Matteo Naccari, segretario aggiunto della Fnsi : “Insomma, un sindaco invece di dare più visibilità al confronto su un argomento come la mafia, si aggrappa a strani regolamenti e vieta ai giornalisti di raccontare quanto avviene in luogo pubblico. È così che si limita la libertà di stampa, un bene di tutti i cittadini ancora una volta calpestato”.

L’addio alla Consulta – La Consulta per la Legalità era nata nel 2018 sull’onda delle prime sentenze al processo Aemilia: un organismo partecipato da enti locali, associazioni sindacali e d’impresa, organizzazioni antimafia. La professoressa Stefania Pellegrini, direttrice del master universitario di Bologna sui beni confiscati alle mafie, era la firma autorevole chiamata a valutarne i progetti. Ma in cinque anni la Consulta si è riunita solo otto volte e Stefania Pellegrini dice nella sua lettera di addio: “Non è mia natura assumere incarichi con valenza puramente simbolica e formale”. Prima di lei avevano già lasciato la Consulta l’associazione Agende Rosse: “Siamo entrati per lavorare assieme, oggi usciamo come testimoni di un fallimento”, e il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, che fu tra i primi a denunciare le infiltrazioni mafiose nei cantieri dell’alta velocità: “Sulla carta siamo tutti contro le mafie, ma la legalità si fa tutti i giorni con azioni concrete, non solo a parole”. In seguito a queste defezioni alcuni gruppi consigliari di minoranza lanciano l’idea di un osservatorio per rilanciare la Consulta; a loro si unisce l’europarlamentare dei 5 Stelle Sabrina Pignedoli, giornalista minacciata in passato (da un poliziotto poi condannato) per un articolo sulla mafia a Reggio Emilia.

Lo scontro Anm-avvocati – Il terzo fronte su cui si sviluppano le polemiche del dopo Aemilia non è meno importante. L’ex magistrato della Procura Antimafia Roberto Pennisi, da tempo in pensione, dichiara a Il Giornale il 7 marzo 2023: “Mi impedirono di indagare sui rapporti cosche e Pd. Nell’inchiesta sulla ‘ndrangheta in Emilia, la Procura non volle toccare i politici”. L’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia accetta come veritiera la tesi dell’indagine politicamente orientata e invita a “una seria riflessione sulle cause di una simile violazione dei principi di imparzialità, autonomia e indipendenza della magistratura”. Replica con estrema severità l’Associazione Magistrati della regione: “Si tratta di accuse che risuonano come mere illazioni e rischiano di delegittimare un lavoro di enorme portata, condotto con serietà, professionalità, abnegazione e sacrificio personale”. Intanto in Tribunale, a Reggio Emilia, le udienze dei processi intasano le aule: Grimilde, Perseverance, Billions, Octopus. Centinaia di persone alla sbarra. Sotto accusa presunte associazioni a delinquere, mafiose e non, con il tratto comune della falsa fatturazione e dello sfruttamento lavorativo.

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