Il Marcato di lotta e di governo. Come un tempo la Lega si dibatteva nel dilemma tra l’enfasi padana e le alleanze romane, così l’assessore veneto allo sviluppo economico deve avvitarsi su sé stesso per salvare la poltrona dalle richieste di punizioni provenienti da Giorgia Meloni e dagli alleati di Fratelli d’Italia, ma allo stesso tempo deve far uscire dall’imbarazzo politico il governatore Luca Zaia, spiegando che quella frase un po’ volgarotta non era concordata. Durante un comizio a Montorio Veronese, alle richieste di FdI di avere nuovi posti di visibilità nell’amministrazione regionale, Roberto Marcato aveva risposto: “Col caz…” . Sotto il tendone della festa del popolo veneto era scattata l’ovazione, accompagnata da applausi per il politico, che si è candidato a fare il segretario della Lega in Veneto.

Una bella frittata a cui Marcato cerca ora di rimediare, diffondendo un comunicato, evidentemente suggeritogli dai vertici del partito e dell’amministrazione regionale, per evitare che il caso diventi una mina pronta ad esplodere nel centrodestra. L’incipit è già una resa per l’uomo che tutti i leghisti chiamano “bulldog” per la sua irruenza. “Chi mi conosce sa che parlo chiaro, talvolta con parole forti, sempre coerente con quanto penso, soprattutto quando si parla di futuro del nostro Veneto. Ma proprio per questo devo precisare che il dibattito che è nato dalle mie dichiarazioni su richieste di Fdi alla Lega travalica ogni mia intenzione”.

Sposta l’attenzione dalla frase alle reazioni che essa ha suscitato, a suo dire esagerate perché aveva parlato quasi tra quattro amici. “Ho espresso la famosa frase ‘col c…o’ in una manifestazione non certo ufficiale della Lega, in un contesto che posso definire colloquiale. Non mi riferivo all’attuale alleanza con Fdi, ma alle richieste emerse nei giorni precedenti dalla stampa. Colgo comunque dal dibattito che le mie dichiarazioni sono state percepite eccessive, soprattutto per i toni”. In realtà Marcato era presente con altri consiglieri regionali leghisti alla Festa del popolo veneto istituita dalla Regione Veneto nel 2007 e il suo intervento è avvenuto dal palco. Comunque, si scusa: “Mi spiace se ho urtato la sensibilità di qualcuno, in particolare di qualche alleato”.

Poi allontana l’ombra di un possibile coinvolgimento del governatore. “Resta inteso che non vi è alcuna regia occulta dietro queste mie dichiarazioni, tanto meno del presidente Zaia”. Quindi lancia ponti verso coloro che hanno chiesto la sua testa: “Il rapporto con Fratelli d’Italia è un legame che riconosco come fattivo in quanto entrambi condividiamo la sfida di governare e cambiare questo Paese. Ed in Veneto lo facciamo da anni, con risultati chiari e sotto gli occhi di tutti. Non è certo tempo di polemica: l’unico obiettivo è il futuro del nostro Veneto”.

La mossa di Marcato dovrebbe stemperare il confronto-scontro. Al Vinitaly in corso a Verona, Zaia ha incontrato il senatore bellunese Luca De Carlo, coordinatore di FdI in Veneto, e potrebbero essersi chiariti, mettendo a punto le mosse future. “A me non interessa Marcato, Marcato è un problema di Zaia” ha detto De Carlo ai giornali locali. Le scuse potrebbero salvargli la testa, anche perché i leghisti due anni fa salvarono l’assessore Elena Donazzan, che aveva cantato “Faccetta nera” alla radio. Zaia però pretese che chiedesse scusa, cosa che poi avvenne.

Resta aperto il problema della richiesta dei meloniani di maggiore visibilità in consiglio regionale, dove la Lega ha il presidente Roberto Ciambetti, il vicepresidente Nicola Ignazio Finco e la segretaria Alessandra Sponda, oltre alla presidenza di tutte le commissioni assegnate alla maggioranza. Nell’autunno 2020, forte dello stratosferico 76 per cento ottenuto da Zaia, la Lega non lasciò nemmeno le briciole agli alleati nella spartizione delle poltrone. Ora i meloniani si aspettano qualcosa dalle votazioni di metà mandato che si terranno il 12 aprile in consiglio regionale.

Un’apertura in tal senso viene dal coordinatore di Forza Italia in Veneto, l’onorevole Flavio Tosi, già segretario della Lega, espulso nel 2015. Non è amico di Zaia e fu attaccato da Marcato l’anno scorso quando ambiva a candidarsi per la poltrona di sindaco di Verona, facendo un ritorno in grande stile nella Lega. Non accadde e trovò casa in Forza Italia. Per questo, gongolando, dice: “FdI è il primo partito in regione e oggi rivendica uno spazio che oggettivamente gli spetta”.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Milano, la sottosegretaria Frassinetti depone fiori per Fausto Tinelli al liceo Brera: “Fascismo male assoluto? Non parlo di storia”

next