In piazza con valigie e simboliche schede elettorali, giovani e lavoratori hanno rilanciato l’appello alla politica dopo anni di promesse tradite, da tutto l’arco parlamentare: “C’è una generazione che si sente marginalizzata perché gli under 35, oltre ad essere molti meno che gli over 50, non riescono ad esercitare un diritto costituzionale fondamentale come il voto. Ora si passi dalle parole ai fatti”, ha rivendicato Fabio Rotondo di The Good Lobby, nel corso di una conferenza stampa promossa a Roma insieme a Will Media, University Network e Rete Voto Sano da Lontano, per richiamare la politica agli impegni presi in campagna elettorale sul voto a distanza dei fuori sede. “Confidiamo nel lavoro dell’intergruppo parlamentare e della Commissione Affari Costituzionali per arrivare a una legge il prima possibile. Le soluzioni ci sono, serve la volontà di portarle avanti”.
Una volontà politica che, al di là di tante dichiarazioni e tante proposte di legge presentate nelle ultime legislature, è puntualmente mancata. “Ci sono state resistenze burocratico-amministrative da parte del Viminale, ma ci sono state anche resistenze politiche, ora è importante che dall’attuale maggioranza, che negli ultimi anni non si è mobilitata particolarmente su questo tema, ci sia attenzione”, spiega Riccardo Magi (deputato +Europa). “Serve colmare questo gap, ci stiamo riprovando, non possiamo perdere anche questa occasione”, è stato l’appello di Eleonora Evi (SI-Verdi) ai colleghi.
“Vi annuncio che ho presentato un intergruppo per le politiche per la gioventù, che comprenda anche la possibilità di combattere l’astensionismo. Siamo con voi”, si sbilancia Fabio Roscani, deputato di Fratelli d’Italia. Poi però ammette: “Se sono qui a titolo personale o se ne ho parlato con Giorgia Meloni? Personalmente no, non ne ho parlato con la presidente del Consiglio. Ma questa battaglia è sempre stata condivisa…”. Tradotto, la strada è ancora lunga. Anche se c’è chi come Marianna Madia (Pd) taglia corto: “Non credo ci sia stata la volontà di restringere spazi di democrazia, certo ora non possiamo ricominciare da capo. La scorsa legislatura abbiamo lavorato molto e fatto i giusti approfondimenti, ora si lavori per una legge bipartisan e condivisa tra tutti, parta subito un confronto con il Viminale”.
Almeno a parole, tutti predicano unità e chiedono di accelerare, da Vittoria Baldino (M5s) a Giulia Pastorella di Azione. “Cosa è mancato dato che al governo negli ultimi anni ci sono stati tutti, Matteo Renzi compreso? Quando alla politica non resta che accusare la tecnica, la politica ha fallito. C’è da fare mea culpa? Assolutamente“, ammette la giovane deputata del gruppo di Carlo Calenda. “Ha prevalso il benaltrismo negli ultimi anni, non è stata considerata una priorità. Ma ora si vada avanti, non possono esserci divisioni politiche e partitiche”, aggiunge Baldino. Parole che ora gli organizzatori sperano possano tradursi in fatti concreti: Anche perché, ricordano, “l’Italia rimane l’unico Paese dell’Unione Europea a non consentire il voto a distanza con Malta e Cipro”.
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