I principali azionisti della banca elvetica Credit Suisse hanno escluso categoricamente di offrire nuovi sostegni alla banca dopo la ricapitalizzazione di 4 miliardi di euro completata lo scorso autunno. Dopo la notizia il titolo è arrivato a perdere in borsa il 30%, sfondando al ribasso la soglia dei due franchi ad azione e portando il calo da inizio anno a – 40%. I credit default swap sui titoli della banca (prodotti che consentono di assicurarsi contro il fallimento ma spesso usati a scopi puramente speculativi) si stanno avvicinando alla soglia critica dei mille punti, che indica un serio pericolo per la continuità aziendale del gruppo. In particolare i certificati a un anno si sono portati ieri a 835,9 punti base, secondo la piattaforma Cmaq, sui massimi di sempre, e valgono 18 volte gli analoghi titoli derivati della rivale Ubs e circa 9 volte quelli di Deutsche Bank.

La banca centrale svizzera per ora non commenta l’evoluzione della crisi. Ieri la banca aveva comunicato che l’esodo di fondi sta rallentando ma non si è completamente fermato. “La risposta è assolutamente no” ha detto il presidente della Banca nazionale saudita Ammar Al Khudairy quando gli è stato chiesto se l’istituto di credito fosse disponibile ad assistere il Credit Suisse se ci fosse stata un’altra richiesta di liquidità aggiuntiva. I sauditi spiegano che salire sopra la soglia del 10% comporterebbe problemi normativi. La Saudi National Bank, che è posseduta per il 37% dal fondo sovrano del regno, è infatti diventata il principale azionista del Credit Suisse alla fine dello scorso anno dopo aver acquisito una partecipazione del 9,9%. Gli altri principali azionisti del colosso elvetico sono Qatar Investment Authority con il 6,8%, la saudita Olayan con il 3,3%.

Il presidente del Credit Suisse Axel Lehmann, oggi in Arabia Saudita, ha affermato che la banca “Ha solidi coefficienti patrimoniali, un bilancio solido. Quindi l’assistenza statale non è un tema che riguarda la nostra banca”. Il manager ha aggiunto che non “sarebbe corretto paragonare gli attuali problemi del Credit Suisse con il recente collasso della Silicon Valley Bank, soprattutto perché le banche sono regolamentate in modo diverso”. “Abbiamo già preso la medicina”, ha concluso spiegando che la banca è ben avviata nel suo programma di ristrutturazione.

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