Fra i molti timori suscitati da ChatGPT c’è quello della falsificazione dei compiti da parte di scolari furbi. In effetti basta qualche prova (il sito è in inglese ma ci si può dialogare in italiano) per stupirsi dei risultati. Ormai a uno studente pigro è chiaro che un tema o una ricerca non richiedono più alcuno sforzo, nemmeno quello di consultare un’enciclopedia. Bene, allora? Dopo aver lanciato alti lai vogliamo fare qualcosa? No, non parlo di oscurare il sito, tanto ce ne sono e ne sorgeranno altri. Forse è il caso di adeguare la scuola.

Questa strana macchina del tempo che è la vita mi permette di ricordare diverse novità che la scuola ha mandato giù a fatica. Da bambino intingevo il pennino nel calamaio poi, quando “divenni un ometto” alla Prima Comunione, mi venne regalata, insieme all’orologio, la penna stilografica; alle medie ognuno era fiero della sua. Poi arrivò la penna a sfera, la vituperata biro, che provocò un’alzata di scudi da parte degli insegnanti: guai a usarla. C’è da dire che, in effetti, da allora le nostre capacità calligrafiche sono molto peggiorate; confrontate un vostro scritto con uno dei vostri nonni! Tuttavia la guerra contro la biro oggi ci fa sorridere.

Non occorre, poi, essere troppo vecchi per ricordare la resistenza all’uso di calcolatrici elettroniche. Era comprensibile il timore degli insegnanti che i compiti per casa venissero svolti con pochi tocchi sulla macchinetta invece che con laboriosi e proficui conti. Chiarisco subito: ritengo indispensabile che si impari bene a eseguire le quattro operazioni a mano (magari si può fare a meno dell’estrazione di radice), ma trovo insensato che non si imparasse a usare un oggetto ormai comunissimo, a conoscerne le possibilità e soprattutto i limiti.

Credo che sia possibile scrivere con grafia decente o perfino bella con una biro; credo che possiamo usare una calcolatrice sapendo che cosa significa il risultato e potendo cavarcela senza, se occorre. Ricordo diversi altri strumenti mal digeriti dalla scuola e anche dall’università: la lavagna luminosa, le presentazioni da computer, i programmi di disegno e quelli di calcolo simbolico; per non parlare della orrenda, ma salvifica didattica a distanza. Certo, occorre la capacità degli insegnanti per questi adattamenti, ma serve anche la coscienza degli studenti. Sinceramente ho la tentazione poco cristiana di pensare “Se non ti va di studiare e vuoi fregare la scuola, peggio per te”, però temo che tante volte lo stimolo negativo provenga dai genitori.

Negli ultimi anni c’è internet a dare grattacapi: Wolfram Alpha può risolvere problemi matematici, Google Translator fa traduzioni sempre più accurate, Wikipedia fornisce informazioni condensate e generalmente affidabili. Ora arriva anche ChatGPT. Togliamoci dalla testa di fermare l’intelligenza artificiale: è qui per rimanere e anzi per evolvere; e se non la sviluppiamo noi lo farà qualcun altro, dato il suo potenziale economico e soprattutto militare. Sarà estremamente interessante vedere come la classe insegnante saprà trarre frutto da queste innovazioni educando gli studenti a un loro uso intelligente.

Ma i compiti? Non illudiamoci di poter controllare la “lealtà” degli studenti. Guarda te, mi tocca dar ragione, su un punto, a un blogger con cui non sono quasi mai in sintonia: forse è tempo che i compiti vengano svolti a scuola, non a casa. Ovviamente questo comporta un forte investimento nell’istruzione; il beneficio, oltre a quello banale di garantire la genuinità degli elaborati, sarà di ridurre quella retroazione per cui si è favoriti nello studio da una famiglia istruita, sfavoriti da una che non lo è. Dico questo non per pregiudizi socialistoidi, ma perché reputo l’equilibrio culturale anche più importante dell’equilibrio economico fra i cittadini e soprattutto lo ritengo il prerequisito essenziale per il funzionamento di una democrazia.

Ma in fondo quello dei compiti è un problema secondario: il ripensamento necessario è molto più profondo. Ai tempi miei e anche dei miei figli, la scuola era la fonte primaria del sapere. Ora non più: le informazioni hanno rotto gli argini, sono dilaganti e ubiquitarie. Ai miei nipotini la scuola non dovrà tanto fornire conoscenza; dovrà aiutarli a cercarla, selezionarla, capirla, criticarla, amarla e integrarla nella propria crescita. Lo so, è difficile.

Ah, l’immagine che illustra questo post è stata generata dal sistema DALL-E sotto la mia istruzione “uno studente fa i compiti aiutato da un robot”.

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