Fino a diversi mesi fa l’ipotesi era considerata un’eresia scientifica. Poi con il passare del tempo e l’accumularsi di dati anche l’ipotesi che il Covid sia diventato una pandemia a causa di una fuga di laboratorio dall’Istituto di Wuhan è diventata possibile. Oggi il Wall Street Journal cita un rapporto del dipartimento dell’Energia Usa cui conclusione propende per una probabilità molto alta che la malattia, che ha provocato quasi 7 milioni di morti nel mondo e oltre 6 milioni e 750 mila contagi, sia nata da una fuga in laboratorio. Il quotidiano Usa ha preso visione della ricerca. In precedenza il dipartimento aveva dichiarato di non avere certezze su come si fosse sviluppato il virus. Anche l’Fbi ha sempre sostenuto che il Covid fosse il frutto di un incidente nel laboratorio di Wuhan, in Cina.

Il cambio di visione sulle cause della pandemia, riporta il Wsj, è “annotato in un aggiornamento a un documento del 2021 dell’ufficio del direttore dell’intelligence nazionale Avril Haines”. Nel dossier si sottolinea come siano stati diversi gli approcci e le conclusioni delle varie intelligenze sull’argomento. “Altre quattro agenzie, insieme a un gruppo di intelligence nazionale, ritengono ancora che sia stato probabilmente il risultato di una trasmissione naturale, e per due” le conclusioni non sono definitive. Per il quotidiano la conclusione del Dipartimento dell’Energia “è il risultato di nuove informazioni ed è significativa perché l’agenzia ha una notevole esperienza scientifica e sovrintende a una rete di laboratori nazionali statunitensi, alcuni dei quali conducono ricerche biologiche avanzate“.

Non abbiamo “una risposta definitiva” sulla possibilità che l’epidemia di Covid sia stata provocata da una fuga di laboratorio ha detto il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Jake Sullivan, intervistato dalla Cnn sullo scoop del Wall Street Journal. “Quello che posso dirvi è che il presidente Biden ha ordinato, ripetutamente, ad ogni elemento della intelligence community di riservare ogni sforzo e risorsa per andare a fondo alla questione”.

A fine dicembre del 2021 una scienziata, sentita in audizione al Parlamento inglese, aveva illustrato gli aspetti tecnici che a suo giudizio lascerebbero propendere per l’ipotesi di un virus creato artificialmente. “Abbiamo sentito molti virologi di fama affermare che un’origine artificiale è ragionevole e questi comprendono virologi che modificarono il primo virus della Sars. Sappiamo che questo virus ha una caratteristica unica, chiamata sito di clivaggio della furina, e senza questa caratteristica non avrebbe causato questa pandemia”, ha spiegato. La scienziata ha proseguito ricordando che è emerso che “EcoHealth (un’organizzazione non governativa con sede negli Stati Uniti, ndr) e l’Istituto di virologia di Wuhan stavano sviluppando un sistema per l’inserimento di nuovi siti di clivaggio della furina. Quindi – ha concluso -abbiamo questi scienziati che all’inizio del 2018 dicono, ‘metteremo dei corni sui cavall’ e alla fine del 2019 a Wuhan spunta un unicorno“.

Chan non è l’unica a pensare che il coronavirus responsabile della pandemia di Covid-19 sia sfuggito dal laboratorio dell’Istituto di Virologia di Wuhan dove sarebbe stato manipolato con la tecnica del gain of function, ovvero delle modificazioni genetiche che permettono l’acquisizione di capacità che l’agente non ha o avrebbe avuto. La comunità scientifica in generale ha prima fortemente sostenuto la natura assolutamente naturale del virus, poi anche in virtù di una richiesta di indagine dell’amministrazione Biden ai servizi segreti, ha innescato la richiesta di un dibattito. Tra gli argomenti: la non identificazione dell’ospite intermedio e l’inedita presenza (non secondo alcuni scienziati cinesi) dei Furin cleavage sites, quelle che vengono definite nel libro le “forbici” per tagliare la proteina Spike che poi infetta le cellule. Nel settembre del 2021 alcuni scienziati avevano scritto alla rivista The Lancet per sollecitare un dibattito. Mentre nel novembre del 2021 su Science un virologo aveva spiegato perché l’origine della pandemia non poteva essere che “animale” e quindi naturale, identificando nel mercato della città cinese il punto di partenza del virus Sars Cov 2.

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