Non è più una guerra per “denazificare” il vicino ucraino. Nemmeno contro la minaccia rappresentata dall’espansione a est della Nato o per “garantire protezione” alle popolazioni russofone nel Donbass occupato e della Crimea. Col suo discorso alla Duma, Vladimir Putin compie un altro, probabilmente definitivo, salto di qualità della campagna militare di Mosca nel Paese di Volodymyr Zelensky. E lo fa abbattendo tutte le barriere che separano le parti dal rischio di un conflitto che potrebbe assumere anche una portata nucleare. “L’obiettivo dell’Occidente è portare la Russia a una sconfitta strategica, vogliono eliminarci per sempre. Non si rendono conto che è in gioco l’esistenza stessa della Russia“: è con queste parole il capo del Cremlino dichiara guerra con ogni mezzo, anche nucleare, all’Ucraina e ai suoi alleati. E lo fa stuzzicando proprio la dottrina russa: in caso di rischi per la sopravvivenza della Federazione, l’uso della bomba atomica è concesso.

Fu Putin stesso ad approvare la dottrina ormai 23 anni fa, nel 2000. Questa prevede che il Paese si riservi il diritto di lanciare un attacco nucleare solo come risposta a un’offensiva e solo in due casi specifici. In primo luogo, in risposta all’uso di armi nucleari o di armi di distruzione di massa contro lo Stato o i suoi alleati. In secondo luogo, e sarebbe questo il caso in questione, in risposta all’aggressione su larga scala con l’uso di armi convenzionali se “l’esistenza stessa dello Stato è in pericolo”.

Nel suo discorso di due ore davanti ai parlamentari russi, il presidente mostra il volto duro del regime, arringa l’opinione pubblica, tranquillizza gli scettici e, soprattutto, manda messaggi bellicosi all’Occidente, l’entità che sostiene voglia spazzare via la Federazione dalle mappe e che, dice addentrandosi in un’operazione di puro revisionismo storico, ha ingannato la Russia: volevamo una soluzione pacifica in Ucraina per evitare l’intervento militare, ma l’Occidente giocava “con carte false” per ingannare Mosca. “Non avevamo dubbi che (gli ucraini, ndr) a febbraio avessero pronte operazioni punitive nel Donbass, dove già avevano condotto bombardamenti, e questo era in contraddizione con la risoluzione Onu – ha detto – Loro hanno fatto cominciare la guerra, noi usiamo la forza per fermare la guerra“.

Adesso, però, la situazione è cambiata. E dalle parole di Putin è chiara la volontà di andare fino in fondo, con poca disponibilità a fare concessioni: “Raggiungeremo i nostri obiettivi”, chiarisce fin da subito prima di sottolineare che la Russia continuerà “sistematicamente” l’offensiva in Ucraina. E questa volta a tutti i costi, anche quelli che deriverebbero dall’impiego di un’arma nucleare tattica. Non è la prima volta che il capo del Cremlino inserisce nei suoi discorsi alla Nazione, generalmente molto lunghi e che fin dall’inizio del conflitto hanno sempre segnato un cambio di marcia rispetto ai mesi precedenti, l’ipotesi dell’uso del nucleare. E lo fa anche questa volta con un messaggio sibillino: “La forza di deterrenza nucleare della Russia è dotata al 90% di armi avanzate, un livello che dovrebbe essere esteso all’intero esercito”. Se si accostano queste parole alla “minaccia esistenziale per la Russia”, ecco che il rischio dell’uso di un’arma atomica cresce drasticamente. Anche perché, puntualizza, “faremo di tutto per raggiungere la vittoria. È impossibile sconfiggere la Russia sul campo di battaglia”. Un freno a questa escalation delle dichiarazioni lo mette quando però puntualizza che “non le useremo mai per primi, ma se lo faranno gli Stati Uniti dobbiamo essere pronti. La parità strategica non deve essere infranta”.

Non solo nucleare, però. Questa invincibilità russa sul campo di battaglia, sostiene il presidente, è data anche dal lavoro che Mosca sta facendo su nuove tecnologie militari che “migliorano la preparazione al combattimento dell’esercito e della Marina. Queste tecnologie esistono e il ritmo della loro produzione e applicazione sta migliorando”.

Putin, però, non si limita a precisare fino a che punto la Federazione sia pronta ad arrivare in caso di scontro definitivo con le potenze occidentali, ma indica quest’ultime come ormai l’unico vero nemico da combattere. Una narrativa già adottata nei mesi scorsi, ma che oggi diventa netta ed esplicita: “L’Occidente ha preparato l’Ucraina a una grande guerra e oggi lo riconosce. L’Occidente ha già speso 150 miliardi di dollari in aiuti militari all’Ucraina, il flusso di denaro non diminuisce”. Per descrivere l’azione dell’Occidente e lo sforzo della Federazione, il presidente torna a un parallelismo a lui caro, anche se mai esplicitato con questa forza: la lotta all’avanzata nazista nella Seconda Guerra Mondiale. “Parlo in un momento molto complesso e decisivo di cambiamenti radicali che definiranno il futuro del nostro Paese e popolo. Su ciascuno di noi c’è una grandissima responsabilità per difendere il nostro Paese e liquidare la minaccia del regime neonazista”. Un regime che, a suo dire, “voleva dotarsi di armi nucleari” per attaccare non solo il Donbass, ma anche la Crimea. “La Russia ci è stata consegnata dai nostri antenati e noi dobbiamo preservarla e passarla” alle generazioni future.

E per farlo, Putin può contare sull’ampio sostegno nazionale. È alla popolazione, all’opinione pubblica, che il leader del Cremlino si rivolge in un rapido passaggio del suo discorso. Ma non solo, il messaggio è diretto anche a chi, in Occidente, continua a sperare in un cambio di regime come soluzione al conflitto: “La maggioranza assoluta dei russi ha espresso il proprio sostegno all’operazione militare speciale“, ha detto prima di passare ai dati sull’economia. “L’economia russa ha superato tutti i rischi”, ha continuato sottolineando tra l’altro che nel 2022 il calo del Pil è stato del 2,1% rispetto alle previsioni molto peggiori del marzo del 2022, dopo l’avvio dell’operazione militare in Ucraina.

E ha infine tracciato un’altra linea di separazione tra sé e gli Stati Uniti, sospendendo (e non ritirandosi definitivamente) l’applicazione del Trattato New Start sulla riduzione delle armi nucleari ancora in vigore con gli Usa, perché non può permettere agli ispettori americani di visitare i siti nucleari russi mentre Washington è intenta a infliggere “una sconfitta strategica” a Mosca.

Twitter: @GianniRosini

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