Ho scoperto che il mio lavoro genera ansia e, più precisamente, ecoansia. La parola è di recente entrata nei dizionari. Si tratta di una sindrome di cui soffrono i giovani nati dopo il 1990, mentre ne sono immuni i nati in anni precedenti. L’ansia riguarda le conseguenze del cambiamento climatico causato dai nostri sistemi economici. Ne soffrono i giovani perché si stanno rendendo conto che le conseguenze preconizzate dagli ecologi iniziano a farsi sentire e non sono così lontane nel tempo. I sistemi produttivi stanno alterando il funzionamento del pianeta e le conseguenze si fanno sentire.

Il mondo scientifico avverte da moltissimo tempo che il nostro comportamento è stupido, ma gli ecologi non sono mai stati presi sul serio: l’economia dominante si prefigge solo la crescita del capitale economico incurante del fatto che questo avvenga a spese del capitale naturale, dal quale dipende il capitale economico e anche il nostro benessere. Faccio un esempio facile. I pesci sono parte del capitale naturale. La pesca è un’attività che genera capitale economico. Man mano che i guadagni derivanti dalla pesca aumentano diminuiscono i pesci. Quando vediamo che una tecnica di pesca non ci dà più i guadagni attesi (in termini di pesci catturati) incrementiamo l’efficienza dei processi di estrazione della risorsa: le popolazioni di pesci depauperate vengono sfruttate fino all’esaurimento commerciale.

Ironia della sorte, quando i sistemi di estrazione diventano efficientissimi, la risorsa è esaurita. Il capitale economico dipende da quello naturale e quando il capitale naturale è usurato si esaurisce anche quello economico. Noi, però, non siamo mica scemi. Visto che in mare non ci sono più pesci di alto valore commerciale, li alleviamo. Si tratta di carnivori e li nutriamo con farine di pesce ricavate dai pesci di scarso valore commerciale. Raschiamo il fondo del barile. E poi? Ma certo! Mangeremo insetti. Ma con i pesticidi agricoli stiamo sterminando gli insetti impollinatori e i pesticidi non distinguono le specie di insetti: li uccidono tutti. Magari quelli che vorremmo eliminare evolvono resistenza al pesticida che, però, uccide gli insetti utili. Tipo le api.

Basta guardarsi attorno per vedere come ogni soluzione attuata secondo vecchi schemi generi altri problemi. Fa ancora più rabbia sapere che si programma la transizione ecologica e poi si persevera con le trivellazioni per estrarre combustibili fossili, o si fanno contratti per continuare ad usarli, magari con paesi a forte deficit democratico.

Gli adulti sono cinici. Magari lo sanno che le cose sono errate (la transizione ecologica è stata decisa e finanziata da politici relativamente anziani), ma alla fine si arrendono a chi non lo vuole capire. E magari ha argomenti molto convincenti per predicare bene e razzolare male. Il Qatar corrompe i politici europei. Il Qatar deve le sue ricchezze ai combustibili fossili. La transizione ecologica prevede che si abbandonino. E a chi lo vende il petrolio, il Qatar? Parlo di Qatar perché lo scandalo è esploso, anche se non conosciamo le contropartite. L’Arabia Saudita è in situazioni simili, ma è più accorta. Non corrompe. Invita i politici a tenere dotte conferenze con cachet da calciatori e questi un po’ di riconoscenza la dimostrano. Magari facendo cadere governi che potrebbero attuare davvero la transizione ecologica e promuovendo governi determinati a continuare con i fossili.

Alcuni giovani, pochi, capiscono questi giochetti e si arrabbiano molto. L’ansia può giocare brutti scherzi. Non trovando sponde politiche che propongano la messa in atto dei propositi sempre enunciati e mai attuati fanno azioni dimostrative. Il problema sono loro, mica il cambiamento climatico e le catastrofi che già ci stanno flagellando! Manca la neve? La facciamo artificiale, così possiamo andare lo stesso a sciare! E i Cinque Stelle che fanno? Beh chiedono il ministero della Transizione Ecologica quando il Conte 2 cade e arriva Draghi, evidentemente un grillino, a detta di Beppe Grillo. E infatti Draghi il ministero lo istituisce, ma ci mette Roberto Cingolani. Sappiamo cosa ha combinato. Vedremo cosa combinerà il governo attuale.

La diminuzione della natalità è uno dei sintomi dell’ecoansia: non voglio mettere al mondo figli che vivranno vite incerte a causa della distruzione della natura. In Italia, poi, vista la disoccupazione giovanile e la precarietà di chi trova lavoro, le possibilità di fare figli sono scarse, anche volendo. Sarebbe interessante studiare la natalità dei giovani italiani che si sono trasferiti all’estero trovando lavori adeguati e maggiore sostegno alla genitorialità. Questo, comunque, non mi fa cambiare opinione sulla crescita demografica. La sovrappopolazione è un problema concreto e si risolve solo in un modo: facendo meno figli. L’obiezione è sempre la stessa: dillo agli africani e ai cinesi. I cinesi, intanto, hanno iniziato a farne di meno creando allarme nei demografi che, qualche decennio fa, avevano pianificato il disinnesco della bomba demografica. Ora che ci sono riusciti si preoccupano.

L’associazione di idee va al numero chiuso a Medicina e all’improvvisa consapevolezza che non c’è cambio generazionale nella classe medica. Chi l’avrebbe mai detto? Un po’ di ansia viene anche a guardare come siano gestite cose così importanti.

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