Sembrano un po’ nozze con i fichi secchi quelle officiate oggi dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. La presidente ha illustrato il piano per sostenere l’industria europea di fronte ai maxi sussidi statunitensi per il “made in Usa” green decisi da Washington. Il nuovo piano Green Deal Industrial di Bruxelles, spiega von der Leyen, si basa su due pilastri: un fondo sovrano comune entro l’estate e aiuti di Stato nel breve termine. Il problema è che sulle due opzioni l’Europa è spaccata. Il semplice via libera agli aiuti di stato rischia di creare disparità all’interno dell’Unione poiché i paesi economicamente più forti sono in grado di sostenere più vigorosamente le loro industria. Paesi come l’Italia auspicano quindi la creazione di un fondo europeo che compensi queste disparità. Tuttavia stati come Germania o Olanda hanno già espresso chiaramente la loro contrarietà a versare altro denaro alla causa europea, escludendo la possibilità di emettere nuovo debito comune come fatto per la pandemia. La Commissione tenta quindi di arrangiarsi ridestinando fondi già stanziati ma non ancora utilizzati a questo nuovo progetto. Non a caso per ora di cifre se ne sono viste poche o nessuna. Sugli aiuti di Stato “è importante evitare la frammentazione del mercato unico e garantire la parità di condizioni“, ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen presentando il piano industriale europeo, che conterrà nuova flessibilità per gli aiuti di Stato nazionali.

“Dobbiamo evitare una corsa ai sussidi. Se competiamo individualmente come Stati membri perderemo nell’insieme”, ha detto la vice presidente della Commissione europea Margrethe Vestager incontrando la stampa sulla consultazione agli Stati membri sulle nuove regole sugli aiuti di Stato Ue, nell’ambito del piano industriale Green Deal. “L’uso degli aiuti di Stato per stabilire una produzione di massa e per eguagliare le sovvenzioni straniere è qualcosa di nuovo. Non è innocuo, comporta rischi significativi per l’integrità del mercato unico e per la nostra coesione e, per questo, anche per la nostra unità. In fin dei conti, gli aiuti sono un trasferimento di denaro dai contribuenti agli azionisti e hanno senso solo se la società nel suo complesso beneficia degli aiuti concessi”, ha aggiunto Vestager.

Per ora “non c’è un progetto di emettere nuovo debito comune” per finanziare il fondo di sovranità Ue come parte del nuovo piano industriale in risposta ai sussidi Usa, “ma la discussione” con i Paesi Ue sulle possibili modalità di finanziamento “si svolgerà probabilmente in estate”, ha precisato in serata il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, nel corso di un’intervista con l’ANSA, AFP e il quotidiano parigino L’Opinion. “Riteniamo che le risorse oggi disponibili possano coprire circa i due terzi dei circa 350 miliardi di euro” necessari per attuare la transizione verde dell’industria, ha evidenziato il commissario Ue. Il commissario francese lancia poi una stoccata ai paesi cosiddetti frugali: “Si è parlato molto” della decisione di concedere maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato descrivendola come “vantaggiosa principalmente per Germania e Francia. Questo potrebbe essere vero in termini di volume. Ma in termini economici, in base al Pil, la prospettiva è un po’ diversa” e “i Paesi ad aver mobilitato più sussidi per sostenere l’industria in realtà sono i frugali”.

Oggi l’Italia ha diffuso un documento ufficiale sull’argomento in cui legge che “Lo snellimento delle norme Ue sugli aiuti di Stato non deve trasformarsi in un “lasciapassare” per tutti, che darebbe un vantaggio competitivo agli Stati membri con un maggiore margine di manovra fiscale o con maggiori opportunità di sottoscrivere il debito a condizioni vantaggiose. Questo non farebbe altro che innescare una corsa alle sovvenzioni all’interno dell’Ue e portare a una frammentazione del mercato unico. Per limitare l’effetto distorsivo degli aiuti di Stato, un’ambiziosa agenda per la resilienza e la competitività non può basarsi esclusivamente su risorse nazionali. Deve mettere insieme diverse forme di investimenti privati e pubblici, sia a livello pubbliche e private, sia a livello nazionale che di Ue .La proposta di istituire un fondo europeo per la sovranità, destinato ai settori più strategici dell’economia dell’Ue, è un passo nella giusta direzione.”

La proposta avrà un primo esame il prossimo 9 febbraio al Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo, vero organo decisionale dell’Unione europea. Poi “daremo forma alle proposte” sui diversi contenuti del piano “entro metà marzo”, per tornare a discuterne “al Consiglio europeo di fine marzo”, spiega la presidente della Commissione. Il rischio è che, per salvare capra e cavolo, si dia vita ad uno strumento debole ed inadeguato per fronteggiare l’offensiva statunitense. La Commissione Ue ha quindi inviato agli Stati per consultazione una bozza di proposta per trasformare il quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato in un quadro temporaneo “di crisi e transizione per facilitare e accelerare la transizione verde”.

“Abbiamo un’opportunità unica di aprire la strada con velocità, ambizione e determinazione per garantire la leadership industriale dell’Ue nel settore della tecnologia net-zero in rapida crescita. L’Europa è determinata a guidare la rivoluzione della tecnologia pulita”, ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Per le nostre aziende e i nostri cittadini significa trasformare le competenze in posti di lavoro di qualità e l’innovazione in produzione di massa, grazie a un quadro più semplice e veloce. Un migliore accesso ai finanziamenti consentirà alle nostre principali industrie di tecnologia pulita di crescere rapidamente”, ha evidenziato la presidente. “Sono stata una forte sostenitrice del Sure durante la pandemia perché è stato un enorme aiuto alle aziende durante i lockdown. E’ stato un ottimo strumento in quel momento per il sostegno dell’occupazione sul breve termine”, ma “al momento abbiamo una situazione diversa”, ha spiegato von der Leyen, rispondendo a una domanda sulla possibilità di creare un nuovo fondo sull’esempio del Sure. “Penso che sia importante guardare alle esigenze del momento per focalizzare” la risposta comune Ue”.

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