“Il finanziamento è già assicurato, all’Italia non costerebbe nulla“. Innsbruck replica così agli organizzatori delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: i lavori per rinnovare la pista da bob della città austriaca sono ormai programmati a prescindere dai Giochi e quindi all’Italia non verrebbe chiesta nessuna partecipazione ai costi. Eppure, solo due giorni fa il commissario di governo Luigivalerio Sant’Andrea, amministratore delegato di Società Infrastrutture, aveva chiarito che non c’erano alternative alla costruzione della nuova pista da bob a Cortina, nonostante i ritardi e il costo elevato. Perché? Gli altri impianti presi in esame, compreso appunto quello austriaco, non sono in possesso “dei requisiti minimi previsti dalle federazioni internazionali per lo svolgimento delle prossime gare olimpiche”. Intervistato dal quotidiano Dolomiten, l’amministratore delegato dell’Olympia World di Innsbruck Matthias Schipflinger smentisce questa versione. E aggiunge che l’impianto sarebbe a disposizione praticamente gratis per l’Italia. Mentre avverte: “Una nuova pista non costa meno di 100-150 milioni di euro“.

Per capire il botta e risposta tra Innsbruck e Cortina bisogna tornare ad agosto. Di fronte agli evidenti ritardi nella costruzione della pista che alle Olimpiadi invernali 2026 dovrebbe ospitare le gare di bob, skeleton e slittino, gli austriaci avevano avanzato per la prima volta la loro proposta, dicendosi pronti ad ospitare le gare. Anzi, avevano sottolineato che era in corso una ristrutturazione dell’impianto di Igls, a Innsbruck, che dovrebbe concludersi per l’inizio della stagione invernale 2024-25, in tempo quindi per consentire il collaudo in vista dei Giochi del febbraio 2026. “Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di informazioni”, diceva allora Schipflinger. Il 18 gennaio, nella sala consiliare del municipio di Cortina d’Ampezzo, il commissario Sant’Andrea ha spiegato che nell’ultimo periodo è stato invece approfondito “lo stato di consistenza degli impianti sportivi più prossimi al confine italiano”. Ma anche la pista austriaca è stata scartata, visto che ad oggi non è idonea a ospitare una competizione olimpica e rinnovarla costa 50 milioni di euro.

Non è così“: al Dolomiten l’amministratore delegato Schipflinger racconta però una realtà diversa. Spiega che effettivamente l’impianto deve essere omologato per poter ospitare nuove gare internazionali. Per questo servono degli adattamenti che costeranno all’incirca 30 milioni di euro. “Questi lavori sono già programmati – sottolinea però Schipflinger – e verranno realizzati a prescindere, indipendentemente dalle Olimpiadi. Il finanziamento tramite lo Stato austriaco, la Regione Tirolo e il Comune è già assicurato“, ribadisce l’ad dell’Olympia World. Gli altri 20 milioni di euro, che portano la cifra totale a 50, sono previsti per interventi che non hanno a che fare con l’idoneità della pista da bob. Idoneità che arriverà – spiega sempre l’ad – durante l’inverno 2024-25, quindi un anno prima dei Giochi, come richiesto. In ogni caso, prosegue Schipflinger, “abbiamo fatto l’offerta per utilizzare questa pista per i Giochi e non c’è tra le condizioni una partecipazione ai costi di rinnovamento”.

Insomma, secondo la versione austriaca, all’Italia non è stato chiesto di partecipare ai costi di ristrutturazione della pista. Certo, per Milano-Cortina sarebbe uno smacco dover disputare delle gare fuori dal territorio italiano. Ma è altrettanto vero che, come hanno denunciato fin dall’inizio le associazioni ambientaliste, per costruire un nuovo impianto al posto della storica pista “Eugenio Monti” bisogna prevedere costi molti elevati. Forse anche più degli 85 milioni di euro di cui si parla ufficialmente. Già il commissario Sant’Andrea avrebbe ammesso che i lavori alla fine potrebbero sforare i 90 milioni. Ma Schipflinger stima che ne servano almeno un centinaio. D’altronde l’impianto di Cesana realizzato in Piemonte per i Giochi di Torino 2006 costò circa 110 milioni di euro. E l’amministratore delegato austriaco aggiunge: “Non si può pensare che con una pista da bob si arrivi a coprire le spese”. Secondo la sua esperienza, infatti, si deve fare i conti con una perdita di circa mezzo milione all’anno. Senza dimenticare che l’Austria conta su un bacino di praticanti della specialità più elevato di quello italiano.

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