Martedì mattina l’intesa sembrava raggiunta senza problemi, contro le previsioni della vigilia. E invece l’elezione dei dieci membri laici del nuovo Consiglio superiore della magistratura da parte del Parlamento in seduta comune si è trasformata in un pasticcio: a passare, infatti, sono stati soltanto in nove. A far saltare il tavolo il rifiuto del Movimento 5 stelle di votare uno dei candidati inseriti da Fratelli d’Italia nel “pacchetto” concordato tra i partiti: il presidente della fondazione Alleanza nazionale Giuseppe Valentino, ex senatore e sottosegretario, dato in pole anche per la vicepresidenza dell’organo di palazzo dei Marescialli (la presidenza spetta di diritto al capo dello Stato). Valentino è indagato a Reggio Calabria in un fascicolo collegato al maxi-processoGotha” sui vertici della ‘ndrangheta reggina dopo essere stato chiamato in causa da un pentito. E per questo ha potuto rifiutarsi di testimoniare in quel procedimento e spiegare i suoi rapporti con l’ex parlamentare Paolo Romeo, condannato a 25 anni di carcere per mafia.

Il pasticcio – Sul nome di Valentino – che per la verità circolava da mesi – sono state espresse riserve anche da parte del Pd, fino a convincerlo a farsi da parte. “Per quanto vergognosa, inconcepibile e bugiarda nessuna palata di fango potrà mai scalfire la mia credibilità, la mia onorabilità e la mia onestà. Ritiro per questo motivo la mia candidatura al Csm”, ha dichiarato nel pomeriggio. Al suo posto, a metà della chiama, il partito di Giorgia Meloni ha indicato il professore catanese Felice Giuffrè, che tra le altre cose ha difeso di fronte alla Consulta la Regione Abruzzo a guida FdI. Entrando in partita così tardi, però, Giuffrè non è riuscito a raggiungere la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea (363 voti) necessaria a essere eletto: si è fermato a 265 preferenze, mentre ben 194 sono andate al ritirato Valentino. Così le Camere riunite sono state riconvocate martedì prossimo, il 24 gennaio alle 16, per eleggere il consigliere mancante (i venti membri “togati“, cioè magistrati, sono già stati scelti da giudici e pm lo scorso settembre).

I risultati – Tra i nuovi laici il più votato è Roberto Romboli, costituzionalista dell’università di Pisa indicato dal Pd, con 531 voti. Seguono le tre donne in quota FdI: l’ex deputata Isabella Bertolini (521 voti), le avvocatesse Daniela Bianchini e Rosanna Natoli (entrambe a 519). Le schede valide sono 519 anche per Claudia Eccher, che ha difeso Matteo Salvini in vari processi, indicata dalla Lega così come Fabio Pinelli (516 voti), legale di Luca Morisi e di Armando Siri. Il candidato di Forza Italia, l’ex senatore Enrico Aimi, raccoglie 517 voti. Il M5s sceglie Michele Papa, professore di Diritto penale all’Università di Firenze (lo stesso ateneo di Giuseppe Conte), che ne ottiene 506. Il meno votato – 399 consensi – è invece il nome di Azione e Italia viva, il renzianissimo Ernesto Carbone, ex deputato del Pd famoso per il “ciaone” con cui accolse il fallimento del referendum contro le trivelle nel 2016. Anche su di lui, infatti, è arrivato il veto dei pentastellati.

FdI: “Macchina del fango” – Il caso-Valentino ha scatenato la rabbia dei colonnelli di Fratelli d’Italia. “Il passo indietro di Giuseppe Valentino, penalista di alto spessore, dimostra la sua onestà e soprattutto l’alto senso di responsabilità nei confronti del ruolo di consigliere del Csm che gli era stato proposto. La sua nota onorabilità non può essere intaccata da una macchina del fango a orologeria che solo un finto fronte “progressista” può attuare”, attacca il capo dei deputati meloniani Tommaso Foti. “Fratelli d’Italia rispetta gli accordi presi con tutte le altre forze politiche, sta votando e voterà i nomi concordati, salvo il cambio cui le circostanze ci hanno costretto. È certamente increscioso il modo e il tempo in cui è stata fatta uscire la notizia che ritengo falsa e ingiuriosa su Giuseppe Valentino, che da galantuomo quale è ha ritirato la sua candidatura”, dice invece il capogruppo al Senato Lucio Malan.

Il no del M5s a Carbone – Dopo il ritiro dell’ex sottosegretario i Cinque stelle hanno accettato di convergere su Giuffrè, ma hanno continuato a non votare Carbone: “Il M5s si conferma un partito totalmente inaffidabile. Evidentemente la parola dei grillini è carta straccia come la loro lealtà istituzionale”, attacca su Twitter la capogruppo di Iv-Azione al Senato Raffaella Paita. “Il M5s si conferma una forza dai valori fondanti intatti che mira solo al bene del Paese. Orgogliosi di aver indicato una persona specchiata come il prof. Michele Papa (penalista fiorentino, ndr) al Csm”, le risponde la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino.

Gli accordi del mattino – Nel vertice tra le forze politiche in mattinata era stata confermata la spartizione di massima prevista: sette poltrone alla maggioranza e tre all’opposizione. Rispetto allo schema accreditato fino a ieri, però, Fratelli d’Italia è riuscita a strappare un consigliere in più: ne avrà quattro, mentre Forza Italia si è accontentata di uno solo. Come previsto sono due le poltrone assegnate alla Lega e uno a testa i consiglieri in quota Pd, Movimento 5 stelle e Azione-Italia viva (che sulla giustizia, però, ha posizioni quasi identiche a quelle del partito di Silvio Berlusconi). Non è entrata nel “pacchetto”, invece, la candidata di Verdi e Sinistra Italiana Tamar Pitch, filosofa del diritto all’Università di Perugia ed esperta in femminismo e studi giuridici di genere.

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