Dopo tanti giorni di tensione e proteste i sostenitori dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro sono passati dalle minacce ai fatti e hanno fatto irruzione nel palazzo del Congresso e preso d’assalto anche il Planalto, sede dell’Esecutivo e l’edificio del Tribunale supremo federale. La polizia brasiliana ha provato a contrastare l’assalto usando dei candelotti di gas lacrimogeni ma non è riuscita a respingere migliaia di sostenitori dell’ex presidente di estrema destra che si sono riversati davanti al Congresso di Brasilia, una settimana dopo l’insediamento del presidente di sinistra Luiz Inacio Lula da Silva. I sostenitori di Bolsonaro hanno assaltando i palazzi istituzionali armati di bastoni e pietre e sono riusciti ad entrare nelle tre sedi istituzionali, trovando poca resistenza da parte delle forze dell’ordine. La stragrande maggioranza dei manifestanti indossava i colori della bandiera brasiliana. Le finestre del Congresso sono state rotte e gli assalitori hanno occupato alcune sale, tra cui quella dell’assemblea plenaria, distruggendo e vandalizzando tutto ciò che trovavano. Immagini che ricordavano molto quelle dell’assalto a Capitol Hill, avvenuto il 6 gennaio del 2021.

Le forze di polizia, in assetto antisommossa, dopo diverso tempo, si sono riorganizzate e hanno iniziato ad avanzare per fare irruzione dentro gli edifici occupati. La polizia brasiliana ha ripreso prima il controllo della Corte suprema e poi del palazzo del Planalto, sede della presidenza. Ultimo edificio a essere sgomberato è stato quello del Congresso, intorno alle 23, ora italiana, come confermato da O Globo. La polizia militare ha sparato proiettili di gomma e stordenti dagli elicotteri per disperdere i manifestanti. La situazione è rientrata dopo diverse ore, quando le forze dell’ordine hanno ripreso il controllo di tutti gli edifici. Nelle immagini della Cnn Brasile si vedevano numerosi manifestanti ammanettati. Secondo diversi media locali gli arresti sono più di 150. Il presidente brasiliano Lula, a occupazione in corso, ha tenuto una riunione di urgenza con i ministri e ha ordinato la chiusura del centro di Brasilia, dove si trovano gli edifici amministrativi e governativi, per 24 ore, per permettere alla guardia nazionale di ripristinare l’ordine, riporta la Bbc.

Le parole di Lula – Lula ha condannato l’attacco “vandalo e fascista” contro le istituzioni democratiche da parte dei sostenitori di Bolsonaro e ha decretato l’intervento delle forze federali. “Tutti i responsabili saranno individuati e giudicati“, ha aggiunto Lula. L’intervento federale nella sicurezza nel distretto di Brasilia è stato previsto fino al 31 gennaio. La sicurezza del distretto di Brasilia passerà dunque sotto il controllo del governo e sarà tolto alla responsabilità del governatore. “Queste persone devono essere punite in modo esemplare“, ha aggiunto il presidente del Brasile, in una dichiarazione alla stampa: “Pagheranno con tutta la forza della legge”, ha avvertito definendo i manifestanti “terroristi“. Il governo sta anche valutando la possibilità di schierare l’esercito. C’erano 2.500 soldati in attesa di agire a Brasilia. Il presidente brasiliano ha puntato il dito contro la polizia schierata a Brasilia, condannandola per non essere entrata tempestivamente in azione. “La polizia non ha fatto niente. Hanno solo lasciato entrare i manifestanti”, ha detto Lula che subito dopo la conferenza stampa ha fatto rientro a Brasilia.

Esonerato ministro della sicurezza – Il governatore del Distretto federale di Brasilia, Ibaneis Rocha, ha immediatamente disposto l’esonero del suo ministro della Sicurezza, Anderson Torres, considerato vicino a Bolsonaro e ritenuto da vari leader politici responsabile del caos legato con l’offensiva del “popolo di Bolsonaro” nella capitale. Secondo il quotidiano Estadão, Torres si è recato a Orlando, in Florida, dove si trova l’ex presidente. Anderson Torres è stato ministro della Giustizia e della Pubblica sicurezza durante il governo di Bolsonaro. In precedenza aveva ricoperto l’incarico di ministro della Sicurezza del Distretto federale di Brasilia. Con la fine del governo di destra era tornato al suo posto nella capitale brasiliana. Per lui l’organo che rappresenta il Paese di fronte alla Giustizia, l’Advocacia Geral da Uniao (Agu), ha presentato una richiesta di arresto immediato.

Le scuse del governatore – Il governatore del distretto federale di Brasilia si è scusato per le falle nella sicurezza, che hanno permesso ai bolsonaristi di assaltare le sedi di presidenza, Parlamento e Corte suprema. In un video indirizzato al presidente Luiz Inacio Lula da Silva e ai presidenti di Camera, Senato e Corte suprema, il governatore Ibaneis Rocha ha detto: “Voglio rivolgermi innanzitutto al presidente Lula per scusarmi di quanto è accaduto oggi nella nostra città. Quello che è successo è inaccettabile“.

Bolsonaro negli Usa – Il presidente Luiz Inacio Lula da Silva, non si trovava nel momento dell’assalto a Brasilia ma era nello stato di San Paolo in visita ad alcune aree alluvionate.L’ex presidente Bolsonaro, sconfitto da Lula alle ultime presidenziali, si trova attualmente negli Stati Uniti. Non ha mai fatto le congratulazioni a Lula per la sua elezione, ha lasciato il Brasile il 30 dicembre, due giorni prima della fine del suo mandato, e a bordo dell’aereo presidenziale dell’Aviazione militare è andato in Florida.

“La forza non prevarrà” – “Questo assurdo tentativo di imporre la volontà con la forza non prevarrà. Il governo del distretto federale afferma che ci saranno rinforzi. E le forze a nostra disposizione sono al lavoro. Io sono nella sede del ministero della Giustizia”. Così su twitter il ministro della giustizia brasiliana Flavio Dino sull’assalto alle sedi istituzionali a Brasilia. Il presidente del Senato Rodrigo Pacheco ha dichiarato di essere in contatto permanente con il governatore di Brasilia, Ibaneis Rocha, e che l’intero apparato di polizia è stato mobilitato per controllare la situazione. La tensione in Brasile è tesa da tempo. A dicembre un uomo è stato arrestato con l’accusa di avere piazzato esplosivo in un camion cisterna di carburante, vicino all’aeroporto di Brasilia, per creare caos in Brasile prima dell’insediamento del neo-presidente. E proprio il primo gennaio, giorno del giuramento di Lula, è scattata l’allerta sicurezza: un uomo in possesso di un coltello e di esplosivo è stato bloccato dalla polizia militare brasiliana all’ingresso della zona dove era in corso la cerimonia di insediamento.

Le reazioni nel mondo – “Condanniamo gli attacchi di oggi alla Presidenza, al Congresso e alla Corte Suprema del Brasile. Usare la violenza per attaccare le istituzioni democratiche è sempre inaccettabile. Ci uniamo al presidente Lula nel sollecitare la fine immediata di queste azioni”. Lo ha scritto su Twitter il segretario di stato americano, Antony Blinken. “Profondamente preoccupata per quanto sta accadendo in Brasile”, si è detta la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola: “La democrazia va sempre rispettata. Il parlamento europeo è dalla parte del governo Lula e di tutte le istituzioni legittime e democraticamente elette”, ha aggiunto. “La volontà del popolo brasiliano e delle istituzioni democratiche deve essere rispettata. Il presidente Lula può contare sull’immancabile appoggio della Francia”, ha twittato il presidente francese Emmanuel Macron. Per l’Italia è intervenuto il ministro degli Esteri: “Ogni atto di violenza contro le istituzioni democratiche deve essere condannato con grande fermezza. I risultati elettorali vanno sempre e comunque rispettati”, ha dichiarato Antonio Tajani. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è limitata solo a ritwittare il messaggio del ministro degli Esteri.

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