L’ascensore sociale è bloccato ed è sempre più complesso elevare o migliorare la propria condizione socio-economica di partenza. E di questa difficoltà sono consapevoli i cittadini. Il report FragilItalia, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, descrive tutto questo in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione considerato statisticamente rappresentativo della popolazione. Gli italiani sentono di vivere in un paese segnato da fratture sociali rilevanti: ricchi e poveri, onesti e furbetti, popolo ed élite. Dal confronto e dall’opposizione tra questi diversi gruppi sociali si apre una spaccatura profonda, alimentata dalla paura e dalla consapevolezza di vivere in un’epoca in declino. Ed è così un quarto degli italiani pensa che negli ultimi anni le sue condizioni di vita e quelle della sua famiglia siano peggiorate. E la colpa, per la grande maggioranza, è degli stipendi bassi e della lavoro sempre più precario e/o malpagato.

Dal rapporto emerge che il 66% della popolazione ritiene di appartenere alla parte più bassa della piramide sociale. Sei italiani su dieci pensano che i propri figli non possano aspirare a una posizione sociale migliore. La distanza tra le condizioni socio-economiche vissute dalle vecchie generazioni e quella dei più giovani è considerata insanabile, al contrario di quanto percepito e vissuto effettivamente in passato. Nel 2021, dei 5,6 milioni di poveri assoluti, 6 su 10 hanno ereditato questa condizione dai loro genitori. La povertà in Italia si tramanda per cinque generazioni e con essa l’ansia e la frustrazione provocata da una difficile situazione economica. “Il paese è fermo se l’ascensore sociale è bloccato – commenta Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – stiamo verificando sistematicamente come gli avvenimenti drammatici avvenuti negli ultimi anni, e in particolare la pandemia, non solo hanno lasciato strascichi importanti, ma hanno accelerato processi già in corso che stanno modificando le strutture portanti di questo paese. L’aumento dei costi e dei prezzi ha imposto un eccezionale stress test al sistema Italia, evidenziando tutte le disfunzioni che lo attraversano. Le politiche di emergenza che abbiamo più volte richiesto – prosegue – vanno in questa direzione. La fiducia nel futuro è il nostro primo e unico ingrediente per lo sviluppo”.

Solo il 5% degli intervistati ritiene che la propria posizione sia migliorata negli ultimi anni. Per il 31% è rimasta uguale a un livello medio o alto, per il 38% è rimasta uguale a un livello basso o popolare. È invece peggiorata per il restante 26% (per il 19% peggiorata, per il 7% molto peggiorata). Una tendenza che si proietta anche nel prossimo futuro e condiziona le aspettative di una posizione sociale migliore per i figli, con differenze in relazione al ceto di appartenenza. Tra gli appartenenti al ceto medio, il 35% pensa che i figli potranno migliorare la posizione rispetto alla famiglia di provenienza; il 53% che la manterranno invariata; il 12% che scenderanno più in basso nella scala sociale. Nel ceto popolare, il 37% esprime aspettative di miglioramento per i figli e il 40% pensa che potranno mantenere la stessa posizione. Ma il 23% (quasi il doppio rispetto agli appartenenti al ceto medio) ritiene che la peggioreranno rispetto alla famiglia di provenienza. Alle persone intervistate è stato chiesto quali siano i motivi alla base del peggioramento delle loro condizioni sociali e di vita. Ai primi due posti figurano gli stipendi bassi (indicati dal 55%, e 59% nel ceto medio-basso) e la precarizzazione del lavoro (49%), seguiti dalle tasse eccessive (42%) e dalla corruzione (42%). Al quinto e al sesto posto, a pari merito con il 27%, l’incapacità dei partiti di difendere le persone economicamente più fragili e l’aumento dei divari negli stipendi tra manager e lavoratori.

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