Critica l’ampliamento della flat tax che “pone un rilevante tema di equità orizzontale” tra lavoratori autonomi e dipendenti, con questi ultimi che subiscono una ulteriore penalizzazione. Attacca le soglie più alte per l’utilizzo del contante che “favoriscono l’economia sommersa” ed entrano in contrasto con “l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale“. Sottolinea la questione del reddito di cittadinanza, senza il quale ci sarebbero stati “un milione di poveri in più“. Dopo la Corte dei conti anche la Banca d’Italia boccia la prima manovra economica del governo di Giorgia Meloni

“Rischi di natura estrema” – È un’audizione molto critica nei confronti di alcune misure contenuta nella legge di bilancio quella di Fabrizio Balassone, capo del Servizio struttura economica del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia. Il dirigente di palazzo Koch, infatti, è stato ascoltato dalle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato che stanno portando avanti le audizioni sulla manovra. Un’audizione non troppo partecipata: a sentire Balassone c’erano appena sette parlamentari (quattro in presenza e tre collegati da remoto) sui 53 in totale che fanno parte dei due organismi parlamentari. E dire che anche nelle sue analisi di carattere generale, il capo della struttura economica di via Nazionale avrebbe meritato più attenzione. “In questo difficile contesto – ha detto – la congiuntura nel Paese ha mostrato per il momento una sostanziale tenuta. Gli indicatori più recenti puntano però a un indebolimento dell’attività per il trimestre in corso, in cui è proseguito il rialzo dell’inflazione“. Balassone ha avvertito che in un contesto come questo, “caratterizzato da rischi di natura estrema, le proiezioni economiche costituiscono un riferimento solo indicativo e che sviluppi drasticamente meno favorevoli di quelli prefigurati potrebbero realizzarsi a fronte di mutamenti repentini e imponderabili del contesto esterno”.

Le critiche alla Flat tax – Poi si è espresso su alcune delle misure principali contenute nella legge di bilancio, come la flat tax, la cosiddetta tassa piatta al 15%, che si applica indipendentemente dal reddito del contribuente azzerando la progressività del prelievo. Nella manovra si prevede di ampliare la soglia dei ricavi o dei compensi entro cui le partite Iva possono ricorrere a questo regime da 65mila a 85mila euro. In termini di platea non cambia molto, agli attuali 2,1 milioni titolari di partite Iva beneficiari della tassa piatta se ne aggiungono 100mila ma il costo della misura è di 281 milioni di euro ogni anno. Ma la riforma introduce trattamenti fiscali fortemente differenziati tra lavoratori dipendenti e autonomi con redditi paragonabili. “In un periodo di inflazione elevata, la coesistenza di un regime a tassa piatta e uno a progressività come l’Irpef comporta una ulteriore penalizzazione a chi è soggetto a quest’ultimo”, ha spiegato Balassone. “La sussistenza di regimi fiscali eccessivamente differenziati tra differenti tipologie di lavoratori – ha aggiunto – pone un rilevante tema di equità orizzontale, con il rischio di trattare diversamente, in modo ingiustificato, individui con stessa capacità contributivo”. E ancora, ha aggiunto, “la discrepanza di trattamento tributario tra dipendenti e autonomi, e all’interno di questi tra quelli sottoposti a regime forfettario ed esclusi, risulta accresciuta”.

“Pagamenti elettronici riducono evasione fiscale” – Bocciata per Bankitalia anche l’idea di alzare la soglia massima di uso del denaro contante a cinquemila euro. Una misura che è stata affiancata dalla proposta di rimuovere l’obbligo per esercenti e commercianti di accettare pagamenti elettronici fino a 60 euro. Soglie più alte” per l’utilizzo del contante “favoriscono l’economia sommersa” mentre “l’uso di pagamenti elettronici permettendo il tracciamento delle operazioni ridurrebbe l’evasione fiscale”, ha detto Balassone. “I limiti all’uso del contante, pur non fornendo un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione”, ha sottolineato ancora il capo della struttura economica di via Nazionale. “Le disposizioni in materia di pagamenti in contante e l’introduzione di istituti che riducono l’onere tributario per i contribuenti non in regola – ha aggiunto – rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il Pnrr e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale“.

“Il contante costa agli esercenti più delle carte” – E siccome la rimozione dell’obbligo dei pagamenti elettronici è stata spesso giustificata con l’alto costo delle commissioni, Balassone ci ha tenuto a sottolineare che “con riferimento agli oneri legati alle transazioni effettuate mediante strumenti di pagamento elettronici è opportuno ricordare che anche il contante ha costi legati alla sicurezza (come quelli connessi con furti, trasporto valori, assicurazione). Nostre stime relative al 2016 indicano che, per gli esercenti, il costo del contante in percentuale dell’importo della transazione è superiore a quello delle carte di debito e credito“. Inoltre il dirigente di Bankitalia ci ha tenuto a sottolineare che “i limiti all’uso del contante, pur non fornendo un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione. In particolare, negli ultimi anni sono emersi studi – anche condotti nel nostro Istituto su dati italiani – che suggeriscono che soglie più alte favoriscono l’economia sommersa; c’è inoltre evidenza che l’uso dei pagamenti elettronici, permettendo il tracciamento delle transazioni, ridurrebbe l’evasione fiscale“. Dopo le polemiche per l’aumento della soglia entro la quale potremmo essere costretti a pagare in contanti, Palazzo Chigi aveva fatto sapere che sul tema dell’obbligo dell’uso del Pos erano in corso “interlocuzioni con la Commissione europea”. Oggi Balassone ricorda che “anche le Raccomandazioni specifiche per l’Italia formulate dalla Ue nell’ambito del semestre europeo muovono da tale presupposto“, ha aggiunto, ricordando che “la definizione di efficaci sanzioni amministrative in caso di rifiuto dei fornitori privati di accettare pagamenti elettronici era inclusa tra i traguardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza relativi al primo semestre di quest’anno”.

“Col reddito un milione di poveri in meno” – Durante l’audizione spazio anche sulla riforma del reddito di cittadinanza, che prevede l’erogazione per i cosiddetti occupabili, che secondo i calcoli sono 660mila persona, per un massimo di 8 mesi su 12 nel 2023. Mentre dall’anno successivo si prevede l’eliminazione del sussidio. “L’introduzione del reddito di cittadinanza – ha ricordato Balassone – ha rappresentato una tappa significativa nell’ammodernamento del welfare del nostro Paese. Una forma di reddito minimo a sostegno delle famiglie più bisognose è presente in tutti i Paesi dell’area dell’euro e in molti di essi presenta carattere di universalità. In questi anni il sussidio ha contributio dapprima a contenere gli effetti negativi dell’epidemia di Covid sul reddito disponibile delle famiglie più fragili e poi a sostenere il potere d’acquisto particolamente colpito dal recente shock inflazionistico”. Il dirigente di palazzo Koch ha ricordato che secondo l’Inps senza reddito nel 2020 ci sarebbero stati “un milione di individui poveri in più“.

“Provedimenti su pensione hanno impatto limitato” – In ogni caso secondo Balassone l’attuale assetto del reddito di cittadinanza “non è privo di aspetti critici, per lo più legati alla duplice natura dello strumento, che è al contempo misura assistenziale e di politica attiva per l’accompagnamento e l’inserimento dei beneficiari nel mondo del lavoro. La sua riforma complessiva” contenuta nella manovra “potrebbe essere un’occasione per risolvere l’ambiguità e rafforzare l’efficiacia misure nel raggiungere le situazioni di bisogno”. Critiche anche per l’impatto delle misure che riguardano le pensioni, come Quota 103 o Opzione donna, “sui flussi di pensionamento e di riflesso sui conti pubblici è limitato”. In particolare “rendere possibile un uscita anticipata per con opzione donna frena la partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. In definitiva dunque secondo Bankitalia a la valutazione dell’importo lordo della manovra è di 39,2 miliardi: “Vedremo se nei prossimi giorni ci sarà da ragionare ulteriormente su questo aspetto”. Tra le coperture la principale misura di entrata è “l’introduzione di prelievi temporanei sulle imprese del settore energetico (4 miliardi il prossimo anno); dal lato delle spese i maggiori risparmi derivano dalla modifica dei criteri di indicizzazione al costo della vita delle pensioni (3,3 miliardi nel 2023 e circa 6,5 in ciascuno dei due anni successivi, al lordo degli effetti sulle entrate)”, ha evidenziato Balassone. Che poi ha aggiunto: “Tra i provvedimenti che accrescono le spese si segnalano per entità quelli relativi alla sanità, al pubblico impiego e alle pensioni (complessivamente 4,9 miliardi nel 2023)”.

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