67. Domani sono 67. Di quelli che pesano, di quelli che ti segnano, di quelli che si raccontano. Già, perché mentre c’è sulla scena “il fantasma del mondiale presente” scalpitano quelli dei mondiali passati, e tra questi Alberto Tarantini va di sicuro raccontato. Nasce a Ezeiza: c’è l’aeroporto di Buenos Aires e poco altro. Il papà fa il poliziotto e Alberto ha altri sei fratelli: insomma, non è semplice. E come spesso accade, alle difficoltà già presenti la vita si diverte ad aggiungerne altre: due dei sette fratellini muoiono piccolissimi, il terzo a 12 anni per una banalissima operazione alle orecchie. Il papà di Alberto non si riprenderà mai da quella tragedia. Condizioni e situazioni che plasmano il carattere del ragazzo: di quelli forti di chi prendendole dalla vita ha imparato a restituirle. Lo chiamano “El conejo” per i denti sporgenti: ha gambe forti e veloci e un sinistro niente male. Gioca terzino sinistro e gli allenamenti e le partite nelle giovanili del Boca sono l’unica occasione in cui il papà pare non perdersi.

Ma quando Tarantini ha solo 20 anni il papà muore per un infarto: Alberto chiede i soldi per il funerale al presidente del Boca, Armando, ma questi in cambio vuole una firma a garanzia per la restituzione della cifra. Alberto ha sangue caldissimo, e quel gesto a poche ore dalla morte del padre lo manda in bestia: lancia i soldi in faccia al presidente e con una scusa si fa portare il contratto che ha con gli xeneizes, stracciandolo. Da allora giocherà per due anni senza contratto, al minimo sindacale, per poi lasciare il Boca nel 1977 poco prima dei mondiali. Armando gli fa la guerra: convincerà tutti gli altri club argentini a non tesserare Tarantini, ma questo non scalfirà la fiducia del Flaco Menotti, all’epoca commissario tecnico dell’Argentina. Infatti lo convocherà per il mondiale. Un mondiale che Tarantini giocherà benissimo e vincerà, giocando tutte e sette le partite e segnando in semifinale contro il Perù. E poi la finale combattutissima contro l’Olanda…e non solo.

Già, perché è l’Argentina di Videla e dei militari e dei desaparecidos: alcuni anche amici di Tarantini, presi in una retata mentre guardavano una partita in un bar assieme ad Alberto. Menotti negli spogliatoi dirà di non guardare i militari e Videla (e Licio Gelli al suo fianco in tribuna) scendendo in campo: “Non vinciamo per quei figli di puttana lassù. Vinciamo per alleviare il dolore del popolo”. Finirà 3 a 1 per l’Argentina e “El Conejo” al termine della gara sarà meno “Conejo” visti i due denti persi in un contrasto con Neeskens. L’episodio che descrive meglio Tarantini è però quello che accade negli spogliatoi dopo la semifinale contro il Perù: quando Videla scende a congratularsi negli spogliatoi, Alberto scommetterà con Passarella che prima di stringere la mano al dittatore se la sarebbe passata ben bene nelle parti intime, e così fece. Qualcuno mette in dubbio l’episodio, Tarantini tornandoci su ha detto di aspettare ancora 1000 dollari da Passarella.

Più tardi Tarantini ebbe di nuovo modo di rivolgersi a Videla: durante la cerimonia organizzata per festeggiare il mondiale gli chiederà della sorte dei suoi amici desaparecidos, ma il dittatore lo allontanerà in malo modo. Si allontanerà dall’Argentina, Alberto, dopo il mondiale: senza un club che potesse tesserarlo deve guardare. Potrebbe andare al Barcellona, seguendo Maradona: ma le caselle per gli stranieri sono occupate appunto da Diego e da Schuster, e allora a Tarantini viene proposto di “diventare spagnolo”, sposando una ragazza di Barcellona per poi divorziare 48 ore dopo. Il calciatore rifiuta e sceglie l’Inghilterra e il Birmingham, ma il suo carattere fumantino mal si adatta allo stile britannico. Dopo un anno fa di tutto per tornare in Argentina, ma con l’embargo di Armando è quasi impossibile, salvo andare in una squadra talmente piccola da non aver firmato il divieto di tesserarlo: il Talleres di Cordoba.

Resta poco, poi passa all’odiato River: prima di un Super Classico il mister per scherzo gli manda a dire da un compagno che non giocherà contro il Boca…il compagno non finisce neppure la frase che Alberto è nello spogliatoio di Labruna con intenzioni tutt’altro che amichevoli. “Volevo solo vedere la tua reazione: giochi”, dirà Labruna divertito: divertimento ancor maggiore 90 minuti dopo, quando il River esce vincitore per 5 a 2 dal campo del Boca.

Resterà fino all’83, vincendo un campionato Metropolitano e un Nacional, poi andrà di nuovo all’estero, in Francia, prima al Bastia e poi al Tolosa, spostandosi da terzino a libero: col Tolosa nel 1986 incontrerà Diego col suo Napoli, ai rigori però Maradona sbaglierà il suo, Tarantini segnerà quello decisivo portando i francesi avanti. Poi il ritorno in Argentina e un bruttissimo periodo dopo il ritiro: un periodo che finisce grazie alla nuova moglie di Alberto, Adriana. Oggi è opinionista in tv: non di quelli tradizionali ma appunto alla..Tarantini.

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