Nuovo balzo del carovita in Italia dove l’inflazione sfiora il 9% (8,9%). Rispetto ad agosto i prezzi al consumo sono saliti in media dello 0,3%. Questa volta a spiegare l’accelerazione dei prezzi non sono solo gli “energetici”, ma soprattutto i beni del cosiddetto “carrello della spesa” acquistati con maggiore frequenza, il cui aumento medio raggiunge l’11,1% ai massimi dal luglio 1983. I prodotti alimentari registrano rincari dell’11,5%. L’inflazione di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi, accelera da +4,4% a +5% e quella al netto dei soli beni energetici da +5,0% a +5,5%. I beni energetici registrano incrementi su base annua del 44,5% (+ 44,9% in agosto).

Come comunica l’Istat “L’inflazione acquisita per il 2022 (ossia quella che si registrerebbe a fine anno in caso di variazioni nulle nei prossimi mesi, ndr) è pari a +7,1% per l’indice generale e a +3,6% per la componente di fondo”. Lo comunica l’Istat nelle stime sull’Inflazione del mese di settembre. Nel mese di agosto l’inflazione acquisita era a +7%. “Questa volta non sono i beni energetici a spiegare (se non per le conseguenze che la loro crescita così ampia ha innescato) la nuova accelerazione dell’inflazione, ma sono soprattutto i Beni alimentari (sia lavorati sia non lavorati) seguiti dai servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, in un quadro di crescenti tensioni inflazionistiche che stanno attraversando quasi tutti i comparti merceologici”, commenta l’Istituto di statistica.

L’inflazione nell’area euro raggiunge per la prima volta il 10%, in salita dal 9,1% di agosto. Corrono soprattutto i prezzi dei beni alimentari in rialzo dell’11,8% mentre si attenua la pressione sui prezzi energetici (+ 6,4%). Tra i sinoli paesi i valori particolarmente alti si segnalano in Olanda (17,1%) ed Austria (+ 11%). Armonizzata per i criteri di calcolo europei l’inflazione italiana sale al 9,5%. Frena l’inflazione in Francia, paese che ha adottato misure di calmieramento dei costi energetici. L’indice di settembre armonizzato con i criteri di calcolo europei si colloca al 6,2% contro il 6,6% di agosto, con un dato che coglie di sorpresa gli analisti. Il calo segue il rallentamento dei prezzi in Spagna e, al contrario, un’accelerazione in Germania dove l’inflazione è salita in settembre al 10% ( 10.9% armonizzato).

L’incremento dell’inflazione nella zona euro aumenta le pressioni sulla Banca centrale europea per interventi più decisi sul costo del denaro. Tassi di interesse più alti hanno l’effetto di ridurre la quantità di denaro in circolazione, elemento che tende a frenare la corsa dei prezzi ma che colpisce anche la crescita economica e appesantisce il fardello dei debiti. Germania, Austria ed Olanda sono paesi tradizionalmente favorevoli ad un approccio monetario più restrittivo. I tre paesi sono quelli che presentano alcuni dei livelli di inflazione più elevati tra membri della moneta unica. “L’inflazione a settembre raggiunge il 10% nella zona euro. Differenze tra Paesi, dal 6 al 24%. La sfida è comune: contenere l’inflazione senza uccidere la crescita”, scrive in un tweet il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni.

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