La perizia depositata qualche giorno fa in tribunale a Verbania sulle cause dell’incidente della funivia del Mottarone nella quale il 23 maggio 2021 morirono 14 persone conferma le ipotesi fatte subito dopo la tragedia. “In corrispondenza del punto di rottura – è scritto nella perizia – il 68% circa dei fili presenta superfici di frattura che testimoniano una rottura (…) dei fili ragionevolmente antecedente la precipitazione del 23 maggio 2021“. “Una corretta attuazione dei controlli avrebbe consentito di rilevare i segnali del degrado, ovvero la presenza anche di un solo filo rotto o segni di corrosione e, quindi, di sostituire la testa fusa così come previsto dalle norme”, aggiungono gli ingegneri incaricati di valutare le cause del disastro.

Per i periti l’incidente è dunque stato causato dal degrado della fune traente “in corrispondenza dell’innesto” nella testa fusa, e della presenza dei forchettoni che hanno escluso il funzionamento dei freni d’emergenza. E’ evidente che c’era una grave carenza manutentiva e di controlli da parte dell’azienda che gestiva l’impianto, e la fune usurata al 68% da 5 anni, né è una dimostrazione.

Disattenzione, risparmio di costi, volontà di tenere in esercizio il più possibile la profittevole funivia sono verosimilmente le cause della tragedia. C’è però un soggetto pubblico, il ministero dei Trasporti, che con il suo organismo di controllo Ustif (Ufficio Speciale Trasporti ad Impianti fissi), nato apposta per garantire la sicurezza delle 1.700 funivie che operano sul territorio nazionale, non ha vigilato.

Le revisioni quinquennali a tutte le funivie chieste dai concessionari dopo il Covid erano state prorogate di 5 anni. L’ultima del Mottarone risulta eseguita nel 2016. Ustif però avrebbe dovuto chiarire che nel caso di mancata revisione i concessionari avevano l’obbligo di fermare gli impianti in caso di anomalie o pericoli per la sicurezza. Il rinvio era stato disposto proprio per risparmiare sui costi data la situazione pandemica, ma è stata una decisione sbagliata perché l’organismo per la sicurezza di un sistema dove si rischia la morte ogni volta che si sale a bordo ha l’obbligo di mettere al primo posto appunto la sicurezza e non la profittabilità dell’impianto. Ecco perché le responsabilità di questa tragedia vanno ricercate in un intreccio tra concessionario, controllore e legislatore.

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