La forte siccità, la presenza di un flusso di correnti Sud-Occidentali umide e calde e la concentrazione delle precipitazioni in un’area geograficamente limitata hanno contribuito ad alimentare quello che viene definito come un temporale “autorigenerante”, osservato nelle Marche il 15 settembre e che ha provocato morti e danni. La perturbazione, che si è concentrata nelle aree dell’Appennino marchigiano, ha provocato numerosi e gravi effetti al suolo, innescando frane ed esondazioni dei torrenti. “Questi eventi sono assolutamente fuori scala – spiega Giulio Betti, ricercatore presso il Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale (LaMMA), l’Istituto di Biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibm) e dell’Associazione di Meteorologi e Tecnici Meteorologi Professionisti (Ampro) – avvengono in circostanze molto particolari e sono estremamente difficili, se non impossibili, da prevedere. Da un punto di vista meteorologico, abbiamo assistito a un periodo fortemente siccitoso, seguito da una configurazione meteorologica molto particolare. Nei giorni scorsi si è formato infatti un flusso di correnti Sud-Occidentali cariche di umidità e molto miti, che hanno provocato temperature elevate in gran parte della penisola. All’interno di questo flusso si sono attivati temporali a livello locale”. “I dati registrati dai sistemi di monitoraggio delle precipitazioni della rete pluviometrica nazionale del nostro istituto – spiega Paola Salvati dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) – evidenziano che nel pomeriggio-sera del 15 settembre l’intensità della pioggia registrata al pluviometro di Cantiano (PU) è risultata essere la più intensa degli ultimi 10 anni, con circa 265 mm di precipitazioni in totale. Tra le 20 e le 21 inoltre, i sensori hanno misurato un picco di 90 millimetri all’ora”.

Il temporale di ieri sera, spiegano gli esperti, ha insistito per ore nello stesso punto e veniva continuamente alimentato dalla massa d’aria umida e calda di origine Sud-Occidentale. “Questo tipo di configurazione meteorologica – sottolinea Betti – è molto difficile, se non impossibile, da prevedere, specialmente con gli strumenti attualmente a disposizione. Sappiamo che in casi come questo i temporali possono manifestarsi in modo violento, per cui possiamo diramare allerte, ma non abbiamo modo di stabilire con precisione la localizzazione, la temporizzazione e l’intensità degli eventi”. La natura territoriale localizzata di questi fenomeni, ribadisce l’esperto, è ciò che li rende così complessi dal punto di vista previsionale. “Questi temporali – spiega ancora Betti – sono in grado di portare in poche ore la quantità di pioggia che cade in sei mesi in una località costiera. Si tratta di eventi con tempi di ritorno secolari, sono assolutamente fuori scala”.

In generale, spiega Salvati, analizzando i dati del Catalogo per un periodo temporale più ampio e a scala nazionale, nei 22 anni tra il 2000 ed il 2021 le regioni con il più alto numero di vittime per fenomeni di inondazione sono state la Toscana (27), la Sicilia (25), la Sardegna (24) e la Liguria (24). “Durante lo stesso periodo – riporta la ricercatrice – nelle Marche gli eventi alluvionali hanno provocato sette vittime. La banca dati contiene anche informazioni sull’orario e sulle modalità con cui uomini e donne perdono la vita a causa degli eventi geo-idrologici. In generale, le analisi effettuate attestano quanto la conoscenza e la diffusione di informazioni circa le modalità e le circostanze con cui i processi geo-idrologici interagiscono con le persone può aumentare la consapevolezza della popolazione circa questi rischi”.

Valentina Di Paola

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