L’indagine per omicidio colposo e inondazione colposa per l’alluvione nelle Marche – 11 morti e ancora due dispersi tra cui un bambino di 8 anni – ha fatto oggi il suo primo passo ufficiale. I Carabinieri hanno acquisito negli uffici della Regione Marche i documenti che saranno utili alle indagini aperte sulle eventualità responsabile di quanto avvenuto tra le province di Ancona e Pesaro nella notte del 15 settembre.

I militari sono andati negli uffici della Protezione Civile e non solo, a più riprese. L’acquisizione è una prassi normale per avere quanto serve a ricostruire gli eventi e verificare se si sino attuate tutte le procedure giuste. Al momento non si parla di sequestri. “Sì, so che ci sono stati gli uomini dell’Arma – conferma Stefano Aguzzi, assessore regionale della Protezione Civile – loro facciano il loro dovere, noi pensiamo a recuperare vittime e dispersi”. Il clima in Regione al momento è tranquillo. “Andrò nel Pesarese in giornata – aggiunge l’assessore – per vedere lo stato dei danni perché è la zona che ne ha subito di più. Fortunatamente lì non ci sono stati morti”.

Le indagini, ancora a carico di ignoti, sono portate avanti dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale e dai carabinieri forestali, coordinati dalla Procura di Ancona. Le Marche hanno rivissuto l’incubo dell’alluvione del 2014. Ma da allora nulla è stato fatto in termini di sicurezza e prevenzione (leggi l’articolo di Martina Milone). La mancata prevenzione potrebbe essere uno dei primi punti s cui fare verifiche da parte degli inquirenti. Come raccontato dal Fattoquotidiano.it le vasche di laminazione, cioè bacini per accogliere le ondate di piena di fiumi o canali, pensate già negli anni ’80, non sono state mai realizzate. I ponti con pile ostacolano il passaggio dell’acqua e a influire, sulle conseguenze di un evento difficile da prevedere, anche le mancate pulizie dei corsi d’acqua.

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