Ci ha provato, ha dato tutto, comportandosi come meglio non poteva. La Ferrari ha tentato di prendersi la vittoria, ma la superiorità sul passo-gara di una Red Bull e di un Max Verstappen da applausi, erano troppo evidenti per inseguire il primo posto. Seppur quel finale di gara dietro alla Safety Car per il ritiro della McLaren di Daniel Ricciardo — che richiama subito alla mente il diluvio di Spa 2021 (la gara di tre giri conteggiata con punti dimezzati) — non è stato un bello spettacolo in F1. Perché ad Abu Dhabi, l’anno scorso, si è stati veloci nel tirare su la Williams di Nicholas Latifi, permettendo l’ultimo giro al duello-titolo tra l’olandese e la Mercedes di Lewis Hamilton, mentre a Monza in sei giri non ci si è riusciti? Un aspetto che la Fia deve assolutamente migliorare per non rovinare uno spettacolo assicurato: un ultimo giro alla morte tra Verstappen, Leclerc e Russell (l’unico con le rosse nuove) avrebbe fatto saltare i tifosi dal divano.

Verstappen a un passo dal record
Alla fine, però, la gara del Centenario all’Autodromo Nazionale si è chiusa dietro alla Safety Car, non il finale che si voleva. Assolutamente da condannare, però, i fischi dei tifosi della Rossa all’inno olandese suonato per Verstappen sul podio, che il campione 2021 non meritava. E che ora è veramente vicino nel rompere il record di maggior vittorie in una stagione di F1: con l’11esimo successo in Brianza, è a -2 dal record di Michael Schumacher (nel 2004 con la Ferrari) e di Sebastian Vettel (2013, Red Bull). Un pilota straordinario e senza difetti, bravo anche nel saper gestire la gomme, specie dopo la seconda sosta di Leclerc al giro 33: il monegasco, con le rosse nuove e più giovani di otto giri rispetto alle medie di Verstappen, è riuscito a rosicchiare solo tre secondi in 12 giri. Troppo poco, dato che nei 20 giri che mancavano il distacco era di 20 secondi e il pilota di Maranello avrebbe dovuto rosicchiare un secondo a giro.

Ferrari, giusta l’idea di differenziare la strategia
Leclerc non aveva il passo-gara di Verstappen, che degradava meglio le gomme e sparava tempi sulle rosse spesso superiori a quelli del monegasco. Il numero 16 ha dato tutto e a questa Ferrari oggi non va rimproverato nulla, perché era giusta l’idea di differenziare la strategia per provare a battersela nel finale con le rosse nuove. Quando le speranze, però, stavano calando con il passare dei giri, per una Red Bull nettamente più prestazionale da dopo la Francia – migliorata nel carico e nell’assetto rispetto al passato, e senza pensare all’introduzione del nuovo fondo – ecco la Safety che poteva aprire tutto e regalare uno-due giri finali da urlo. Ma alla fine è andata, così, ed è stato un grave danno a uno spettacolo come la F1, che sta arrivando sempre più con forza in altri Paesi.

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