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SI Cobas, chiesto il rinvio a giudizio per quattro sindacalisti. La Procura di Bologna ipotizza i reati di corruzione e estorsione

Secondo l'accusa avrebbero ricevuto soldi, benefit, utilità e servizi da parte di alcune società che in questo modo si sarebbero garantite appalti nel settore della logistica. Oltre ai sindacalisti, coinvolte altre sette persone: dovranno rispondere a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a corruzione tra privati, estorsione, false fatturazione e false dichiarazioni sociali
SI Cobas, chiesto il rinvio a giudizio per quattro sindacalisti. La Procura di Bologna ipotizza i reati di corruzione e estorsione
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Pace sindacale in cambio di favori. E’ l’ipotesi della Procura di Bologna, che ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro rappresentanti del sindacato SI Cobas. L’indagine dei carabinieri di San Giovanni in Persiceto, comune della città metropolitana di Bologna, coordinata dal pm Antonello Gustapane, ipotizza che i quattro dirigenti e funzionari del Sindacato Intercategoriale Cobas siano stati beneficiari di soldi, benefit, utilità e servizi indebitamente dovuti. Queste elargizioni sarebbero avvenute da parte di alcune società che in questo modo si sarebbero garantite appalti nel settore della logistica, soprattutto nella zona dell’Interporto e del Centro Agro Alimentare di Bologna. Dopo il caso di Piacenza avvenuto a luglio, che aveva portato ad alcune misure cautelari per rappresentanti nazionali e locali del sindacato, successivamente annullate dal tribunale del riesame di Bologna, quella di oggi è la seconda inchiesta sul SI Cobas conclusa in poche settimane.

Oltre ai sindacalisti, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di altre sette persone interessate nella gestione di un consorzio di cooperative operanti in tutta Italia. In tutto 11 indagati che dovranno rispondere a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a corruzione tra privati, estorsione, false fatturazione, false dichiarazioni sociali e la violazione della legge 300 del 1970 che regola i rapporti di lavoro tra società e rappresentanti sindacali. Risulterebbe, infatti, che qualche sindacalista fosse assunto da parte delle società coinvolte nell’indagine, percependo lo stipendio nonostante fosse permanentemente occupato nell’attività di rappresentanza sindacale. Condizione negata dalla legge del ’70, che prevede la garanzia del mantenimento del posto di lavoro solo per i fini pensionistici per coloro che ricoprono cariche elettive all’interno della rappresentanza sindacale, senza però il pagamento della retribuzione mensile. Coinvolti anche alcuni rappresentanti legali di società che si sarebbero prestati a emettere fatture per operazioni inesistenti.

Secondo la Procura, i quattro SI Cobas avrebbero assicurato la pace sindacale in cambio della garanzia delle società in questione di affidare gli appalti alle cooperative compiacenti. In caso contrario, avrebbero messo in atto proteste anche senza motivazioni reali, costringendo le società ad accettare le condizioni, piuttosto che subire danni per il blocco delle attività. I fatti su cui hanno indagato i carabinieri vanno dal 2018 al 2021 e coinvolgono cinque società del Bolognese, con affari anche all’estero. Gli inquirenti affermano di aver accertato pagamenti illeciti sotto varie forme per 150.000 euro.

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