Alla fine ha prevalso la linea dura dei “falchi“. La Banca centrale europea ha confermato le aspettative dei mercati approvando un rialzo senza precedenti dei tassi di interesse di 75 punti base (0,75%) nella speranza di frenare l’aumento dei prezzi. È il secondo rialzo dopo quello dello 0,5% arrivato a luglio e ce ne saranno diversi altri, come ha confermato la presidente Christine Lagarde. Il comunicato dell’Eurotower spiega la mossa con la necessità di “un ritorno tempestivo dell’inflazione al nostro obiettivo del 2%“. Dopo la decisione – presa all’unanimità – i listini europei hanno girato tutti in negativo. Il timore è che il rialzo dei tassi, che mira esplicitamente a “frenare la domanda”, aumenti il rischio di recessione per l’Eurozona, attanagliata dalla peggiore crisi energetica di sempre e alle prese con lo stop alle forniture di gas dalla Russia via Nord Stream 1. L’avvocatessa ed ex ministra francese ha cercato di rassicurare, dicendo che una recessione è prevista “solo nello scenario estremo con lo stop a tutte le importazioni di gas, con razionamenti in tutta Europa e nessuna compensazione o forniture alternative“. Ma non aiuta l’ammissione che sull’andamento dei prezzi la Bce ha macroscopicamente sbagliato le previsioni: “Abbiamo fatto errori e come numero uno della Bce me ne prendo la colpa”, ha detto in conferenza stampa rispondendo alle domande dei giornalisti. “Abbiamo capito le cause, e vi posso assicurare che lo staff aggiorna costantemente, integra quello che finora non era stato preso in considerazione”. L’istituzione per lungo tempo ha ritenuto l’inflazione un fenomeno “temporaneo“.

Le previsioni di crescita per l’area euro sono già state riviste decisamente al ribasso: il pil è dato ora in crescita del 3,1% nel 2022, dello 0,9% nel 2023 e dell’1,9% nel 2024. In parallelo sono state modificate al rialzo le stime sul tasso di aumento dei prezzi: 8,1% nel 2022, 5,5% nel 2023 e 2,3% nel 2024″. I prezzi all’ingrosso del gas, ha detto Lagarde, “rimarranno straordinariamente alti” e “anche l’inflazione alimentare è aumentata in agosto, al 10,6 per cento, riflettendo in parte l’aumento dei costi di input legati all’energia, le interruzioni degli scambi di alimenti e le condizioni meteorologiche avverse”. Tutto questo, dice il comunicato, sta “riducendo il potere d’acquisto dei redditi delle persone e, sebbene le strozzature dell’offerta si stiano attenuando, continuano a limitare l’attività economica”. Inoltre, “la situazione geopolitica avversa, soprattutto l’aggressione ingiustificata dell’Ucraina da parte della Russia, si ripercuote sulla fiducia delle imprese e dei consumatori”.

In questo quadro le politiche fiscali dei singoli Stati sono ovviamente cruciali. Ma Lagarde avverte che “le misure di bilancio per attutire l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero essere temporanee e rivolte alle famiglie e alle imprese più vulnerabili per limitare il rischio di alimentare pressioni inflazionistiche, migliorare l’efficienza della spesa pubblica e preservare la sostenibilità del debito. Le politiche strutturali dovrebbero mirare ad aumentare il potenziale di crescita della zona euro e a sostenerne la resilienza”.

L’aumento dei tassi – I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale salgono rispettivamente all’1,25%, all’1,50% e allo 0,75%, con effetto dal 14 settembre. Ulteriori rialzi sono ritenuti probabili ma ogni decisione sarà comunque “guidata dai dati“, spiega il board, che ha preso la decisione di oggi “perché l’inflazione seguita a essere di gran lunga troppo elevata ed è probabile che si mantenga su un livello superiore all’obiettivo per un prolungato periodo di tempo”. Per ora il Consiglio direttivo prevede nuove strette – “più di due ma meno di cinque”, ha detto Lagarde – nelle prossime riunioni per “frenare la domanda e mettere al riparo dal rischio di un persistente incremento dell’inflazione attesa”.

Gli strumenti anti spread – Il board conferma le decisioni sul nuovo scudo anti spread: “Lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il mandato di preservare la stabilità dei prezzi”. La Bce continuerà poi a reinvestire integralmente il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del quantitative easing “per un prolungato periodo di tempo”. Per quanto riguarda il piano di acquisti pandemico Pepp, il direttivo intende reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza “almeno sino alla fine del 2024” e “in maniera flessibile al fine di contrastare i rischi per il meccanismo di trasmissione connessi alla pandemia”: vale a dire che quando vanno in scadenza titoli tedeschi possono essere comprati, nel caso in cui lo spread sia in aumento, Btp italiani.

La svolta di luglio – Il 21 luglio la Bce ha alzato i tassi di 50 punti base: è stato il primo rialzo dopo undici anni. Le fine all’era dei tassi negativi. Il mese scorso Isabel Schnabel, membro tedesco del comitato esecutivo, aveva affermato che la “determinazione” è meglio della “cautela” ed è necessario evitare che l’inflazione entri nelle aspettative delle persone su prezzi e salari. Questo “anche a rischio di una crescita inferiore e di una maggiore disoccupazione“. Il membro italiano del board Fabio Panetta, parlando con Milano Finanza, aveva invece avvertito che occorre “considerare pienamente le condizioni economiche dell’Eurozona. Questo implica essere consapevoli che la probabilità di una recessione sta aumentando”.

I rischi – Il rischio è di ripetere quello che è considerato ormai da tutti l’errore di Jean Claude Trichet, il presidente della Bce che nel 2011 rialzò per due volte i tassi proprio quando la crisi della zona euro stava peggiorando, condannando le economie che crescevano meno: i cosiddetti Piigs già in difficoltà per il debito elevato. Ma la situazione di oggi è molto più incerta rispetto a quella della crisi dei debiti sovrani, quando gli spread facevano da termometro all’affidabilità dei Paesi. Anche ora i rendimenti dei titoli di Stato sono in risalita, anche ora alcuni provano a fare scommesse ribassiste contro l’euro, ma a questo si aggiunge l’impatto della crisi energetica. Lo scenario peggiore possibile, cioè la Russia che chiude i rubinetti del gas, si è di fatto materializzato. Per ora dai dati sul Pil sono arrivati segnali non preoccupanti – la crescita dell’eurozona nel secondo trimestre del 2022, è salita dello 0,8% rispetto ai primi tre mesi dell’anno – ma la produzione industriale, già calata in Italia da due mesi, ora comincia a scendere anche in Germania.

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