Per festeggiare il suo ritorno in libertà hanno sparato i fuochi d’artificio a Bari Vecchia, vicino al luogo in cui 21 anni fa uccise Michele Fazio, un ragazzo innocente che aveva appena 16 anni. Amici e parenti di Raffaele Capriati, nipote di Tonino, uno degli storici boss della città, ha finito di scontare la sua pena dopo 19 anni rinchiuso in diverse carceri italiane. E al ritorno in città, la ‘festa’ a due passi da casa dei genitori di Fazio, negli ultimi due decenni instancabili testimoni di quella vicenda che cambiò per sempre una delle zone più difficili di Bari.

Era la sera del 12 luglio 2001. Capriati insieme a Francesco Annoscia, Michele Portoghese, all’epoca ancora minorenne, e – secondo la ricostruzione inquirente – Leonardo Ungredda, ucciso prima dell’arresto, stava dando la caccia a Marino Catacchio o Vito De Felice, esponenti del clan rivale degli Strisciuglio, per vendicare l’assassinio di Francesco Capriati. Durante l’inseguimento nelle stradine della città vecchia, finirono per colpire Michele Fazio. Uno dei sette colpi di pistola calibro 7.65 colpisce alla nuca il 16enne, che stava rientrando a casa per trascorrere la serata con il padre Pinuccio, ferroviere e spesso lontano dalla famiglia. Pochi minuti di agonia, poi la morte. Vittima innocente di mafia.

Adesso Raffaele Capriati, all’epoca ventenne, ha terminato di scontare la sua pena. E al suo ritorno in città, dopo essere stato accolto da moglie e figli in aeroporto, è stato festeggiato anche da amici e parenti con i fuochi d’artificio in una delle piazze principali di Bari Vecchia, a pochi metri da casa Fazio e dal commissariato di Polizia. Come racconta Repubblica Bari, non sono mancati anche video su Tik Tok: auguri affinché riprenda in mano la sua vita, insieme ai video della moglie che ha lanciato anche un avvertimento a chi tenterà di avvicinarsi al marito. “Ti spenno come fuss ‘na gallina”, ha avvisato la donna.

Eppure quella sera stessa gli stessi killer si resero conto di aver sbagliato bersaglio: “Sim accis o uagnon bun”, “Abbiamo ucciso il bravo ragazzo”, gridò uno di loro dopo aver assassinato Fazio. Il 16enne lavorava in un bar, mentre la sera studiava all’istituto Vivante. Casa e amici, la voglia di diventare un carabiniere. “Noi andiamo avanti per la nostra strada – ha detto il padre Pinuccio Fazio all’agenzia Dire – Non abbiamo qualcosa da temere e continueremo ad andare nelle scuole e nelle parrocchie per incontrare i ragazzi e per evitare che cadano nelle mani della criminalità organizzata. Siamo persone perbene, siamo diversi da loro, meglio di loro e non ci fermeremo”. Pinuccio Fazio e sua moglie Lella si sono battuti per anni affinché emergesse la verità sulla morte del figlio, soprattutto dopo che la prima indagine venne archiviata scontrandosi contro un muro di omertà che ha reso a lungo impossibile risalire con certezza a chi quella sera uccise un “uagnon bun”.

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