850 milioni di kune, circa 130 milioni di euro, il valore della truffa ai danni del gigante croato degli idrocarburi, la compagnia Ina. Una cifra record per la Croazia, tanto da non avere precedenti nella storia del Paese. A finire in manette la mattina di sabato 27 agosto con l’accusa di truffa, malversazioni nel commercio del gas e riciclaggio di denaro, sono il potente dirigente della compagnia Damir Škugor, direttore del reparto per il commercio di gas naturale, il presidente dell’Ordine nazionale croato degli avvocati Josip Šurjak, la presidente dell’azienda privata Plinara istočne Slavonije Srl, Marija Ratkić, l’imprenditore Goran Husić e il padre dello stesso Šurjak.

Secondo gli inquirenti, negli ultimi due anni Škugor si sarebbe avvalso della sua posizione di dirigente dell’Ina per concludere contratti per la vendita del gas a prezzi molto al di sotto del valore di mercato in favore di aziende private nelle quali sono soci alcuni degli arrestati. Queste avrebbero poi rivenduto il gas all’estero ricavando c0osì un guadagno illecito ad oggi stimato tra i 100 e i 130 milioni di euro. Fatale sarebbe stato il coinvolgimento del padre del dirigente Ina, un pensionato che tutto ad un tratto si è ritrovato titolare di un conto corrente decisamente ricco.

L’inchiesta è scattata alcuni mesi fa, proprio quando un istituto di credito ha segnalato alle autorità fiscali alcuni depositi per decine di milioni di euro sul conto di un modesto pensionato, il padre di Škugor, appunto. Notificati alle autorità, i bonifici sul conto del pensionato hanno fatto scattare le indagini dell’Ufficio per la lotta al riciclaggio di denaro, che sul conto dell’anziano oltre 500 milioni di kune (circa 70 milioni di euro). L’anti riciclaggio ha subito allarmato l’Ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata (Uskok) che ha ordinato gli arresti. Imbarazzi si registrano anche all’interno della parte lesa, la compagnia petrolifera Ina che del Paese balcanico è il maggiore produttore e distributore di idrocarburi, proprietà della Mol ungherese e dello Stato croato. Nel cda dell’azienda e in altri organi di controllo siedono funzionari tra i quali alcuni ministri, e nessuno di loro avrebbe notato anomalie nonostante le proporzioni della truffa.

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