Ricoverato all’ospedale militare del Celio, è scomparso ieri il generale Franco Monticone, astigiano, classe nel 1940, improbabile amante dell’indimenticata Lady Golpe, Donatella Di Rosa, noto alle cronache per un presunto golpe e per una storia d’amore scarsamente credibile. Lei era la moglie del generale Aldo Michittu, nell’ottobre del ’93, con suoi grandi occhi colorati di blu dalle lenti a contatto, denunciò il tentativo in atto di un golpe nel quale sarebbe stato coinvolto, appunto, anche Monticone. Lei lo sapeva perché aveva partecipato alle riunioni, dove giravano anche tanti soldi.

Il capo di Stato maggiore dell’esercito, il generale Goffredo Canino, pare che si fece una gran risata appena saputo dell’insistenza di quelle voci: pochi giorni dopo Canino, anche lui chiamato in causa dall’avvenente signora, si dimetteva dal suo incarico, chiudendo il sipario sulle trame che un pezzo delle forze armate stava costruendo in quello scorcio dei primi anni ’90. Secondo i coniugi Michittu alle riunioni interveniva anche Friedrich Schaudinn, l’uomo delle stragi, elettrotecnico di origine croata condannato a ventidue anni per l’attentato al treno 904 (dicembre ’84).

Monticone non era un militare qualsiasi, godeva della reputazione di massimo esperto italiano di guerra non convenzionale e tecniche di guerriglia, comandante del IX battaglione d’assalto paracadutisti Col Moschin e della brigata paracadutisti Folgore, gli veniva riservato gran rispetto e aveva fama di carattere indomito: aveva portato sulla cima del Monte Bianco l’intero reparto armato di tutto punto e con l’attrezzatura al seguito. Era stato diretto superiore del neofascista Gianni Nardi e, secondo l’agenda del generale Maletti, aveva partecipano nel ’69 ad una riunione vicino Livorno con diversi militari e civili insieme al golpista Remo Orlandini, tra i principali sponsor del golpe Borghese. Un militare così come poté dichiarare in una diretta televisiva che era stato raggirato dall’avvenenza di Donatella cedendole circa 800 milioni dei suoi risparmi per facilitargli la pratica di annullamento del matrimonio presso il tribunale della Sacra Rota? – senza riaverli in cambio, ovviamente

Il generale Monticone si rifiutò sempre di dire la verità che è rimasta sepolta dentro quella montagna di bugie che hanno accompagnato quel triste biennio del ’92-’93 fatto di stragi e striscianti movimenti nei corpi istituzionali dello Stato. Della vicenda restano avvicendamenti importanti nell’organigramma delle forze armate e le foto di copertina di tabloid ai quali la Di Rosa si concedeva generosamente.

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