Giornata di fuoco per i prezzi energetici europei. Le quotazioni del gas hanno superato i 246 euro al megawattora sul mercato di Amsterdam che fa da riferimento per gli scambi europei. Il rialzo ha sfiorato il 12% rispetto a ieri. Rispetto ad un anno fa il gas si paga il 250% in più. A Londra il prezzo del metano è salito di oltre il 16%, quasi triplicato in un anno. Il costo dell’energia elettrica ha superato i 540 euro al Mwh sulla piazza di Lipsia, dove ha sede la Borsa europea dell’energia (Eex). In particolare il prezzo per la Svizzera è di 545,84 euro al Mwh in condizioni normali e di 562,49 euro al MWh per le condizioni di picco. In Austria è di 555,13 euro in condizioni normali e di 575,33 euro in quelle di picco e in Germania è di 551,95 euro a condizioni normali e di 569,9 euro nei picchi. Livelli simili in Francia, dove vengono chiesti 552,85 euro al MWh in condizioni normali e 577,42 euro in condizioni di picco. Il colosso russo Gazprom ha affermato che nel corso del prossimo inverno il prezzo del gas possa superare i 4mila euro per 1000 metri cubi. Espresso in megawattora significa poco meno di 400 euro, ossia quasi il doppio rispetto alle già altissime quotazioni odierne.

Non sono solo la Russia e la guerra in Ucraina a spingere al rialzo le quotazioni. Pesa anche la crisi climatica con ondate di caldo e siccità. La mancanza d’acqua pregiudica la capacità di centrali idroelettriche ma non solo. Tutte le centrali utilizzano acqua per raffreddare gli impianti ma molto dei più importanti fiumi europei sono ridotti a rigagnoli. In Germania il traffico di chiatte sul Reno è praticamente paralizzato. Questo rende molto più complicato rifornire le centrali a carbone che sono state rimesse in funzione per fronteggiare il taglio delle forniture di gas deciso da Mosca. Berlino ha approvato una misura che consente agli operatori energetici di trasferire ai consumatori parte degli aumenti che subiscono a causa dei rincari del gas, anche per contratti già definiti. Si stima che la decisione comporterà esborsi aggiuntivi in media di 500 euro a famiglia.

La corsa dei prezzi sta mettendo in grave difficoltà le industrie, soprattutto le cosiddette “energivore”, a cominciare dalla siderurgia. Il gruppo belga Nyrstar ha annunciato oggi l’interruzione a partire da settembre della produzione presso la sua fonderia di zinco di Budel nei Paesi Bassi, una delle più grandi d’Europa. La notizia ha provocato un balzo del 3% nelle quotazioni dello zinco a 3.698 dollari per tonnellate. L’indice Zew che misura il clima di fiducia tra imprese ed investitori ha toccato oggi il livello più basso dal 2011 proprio a causa delle ricadute della guerra in Ucraina. Per contro l’operatore minerario australiano Bhp ha annunciato oggi un incremento dei dividendi che verranno distribuiti agli azionisti quest’anno. Il rialzo, che porterà il dividendo a 16 miliardi di dollari, il più alto da 137 anni. L’aumento è stato possibile grazie agli incassi record garantiti dal prezzo del carbone che sempre più paesi, Italia inclusa, sono tornati ad utilizzare per fronteggiare l’emergenza nonostante si tratti del combustibile fossile più inquinante.

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