“Recuperare il campo largo di centrosinistra col M5s? Certamente se Letta non trova un accordo con Conte e se Conte non è disponibile e quindi non abbassa i toni, è sicuro che il centrosinistra e il M5s vanno incontro a una sconfitta memorabile. Gli inglesi dicono che per ballare bisogna essere in due. Quindi, Letta potrebbe dare segnali di disponibilità ai 5 Stelle, ma se questi segnali non vengono anche contemporaneamente da Conte, è difficile ricostruire un’alleanza”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di Radio Radicale da Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica nell’Università di Bologna, che aggiunge: “Un accordo post-elezioni tra Fratoianni, Calenda, Letta e Conte? No, non ci sarà. Entreranno in Parlamento, si faranno i gruppi parlamentari, chiederanno delle deroghe perché alcuni di loro non avranno i numeri. Faranno un’opposizione che cercherà di esaltare le qualità di qualcuno rispetto alle proposte alternative da fare al governo. Temo che andiamo verso la frammentazione dell’opposizione, che è un bruttissimo segno di qualsiasi sistema politico“.

Tranchant è il politologo sulla figura di Carlo Calenda: “Da lui mi aspetto di tutto. È un uomo spregiudicato, di straordinaria ambizione personale, convinto di avere una visione politica che non riesce neppure a esprimere, visto che nessuno di noi sa esattamente che cosa voglia Calenda, tranne il voler essere al centro dell’attenzione. E in questi giorni ha sicuramente ottenuto questo risultato. Le conseguenze dello strappo tra Calenda e Pd sono difficili da interpretare, perché dipende moltissimo da cosa faranno i vari attori – conclude – e quindi dipenderà anche da cosa farà Calenda, dalle sue alleanze, ma anche dalla disponibilità di altri ad allearsi con lui, essendo Calenda visibilmente e platealmente inaffidabile. Accordo tra Renzi e Calenda? Renzi è un altro il cui ego è ugualmente smisurato, quindi sarebbe un incontro tra due ego in perenne erezione. Credo che non sia un’operazione molto facile e, tra l’altro, insieme non arriverebbero al 10% dei voti, che è la soglia necessaria per una coalizione”.

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