“A questo punto a Enrico rivolgo un consiglio non richiesto: offri pure i collegi che si sono liberati a Di Maio, Tabacci e agli altri alleati. Ti saluto con cordialità e senza nessuna acrimonia”. Con queste parole, che concludono un lungo post su Facebook, Giuseppe Conte chiude all’ipotesi di un’alleanza col Pd, anche dopo la rottura tra Enrico Letta e Carlo Calenda. La fine del patto tra Azione e Partito democratico poteva aprire qualche spiraglio. Anzi, l’ex ministro Gianfranco Rotondi ha maliziosamente scritto su Twitter: “Calenda scappa perché ha saputo quel che io prevedevo da giorni: Enrico Letta ha in tasca l’accordo con il M5s e lo tirerà fuori all’ultima ora utile”. Le parole del presidente del M5s invece appaiono come una chiusuradefinitiva a un ipotetico ritorno del campo largo: “Per parte mia – si legge nel post – posso solo dire che questo disastro politico mi sembra lontano anni luce dal progetto riformistico realizzato durante il Conte II“.

Conte sottolinea ” i veti incrociati e le repentine giravolte”, ma anche “cartelli elettorali” e “ripartizioni di posti” che hanno caratterizzato l’ultima settimana di campagna elettorale. Critica apertamente “l’agenda Draghi” che pure il Partito democratico aveva preso a riferimento del suo programma elettorale insieme a Calenda: “Sentiamo invocare ‘un’agenda Draghi’ sperando che l’interessato si degni di scriverla e di un ‘metodo Draghi’, confidando forse che anche in futuro ci sia un governo che decida senza confronto politico, limitando i passaggi in Parlamento”, attacca il leader M5s.

Che al Pd ricorda anche un altro aspetto: “L’unico accenno a un programma di governo che il Pd ha fatto è quando ha concordato con Calenda di rivedere il Reddito di cittadinanza e il Superbonus o quando ha scelto di abbracciare personalità come la Gelmini, artefice dei tagli alla scuola”. I (pochi) punti del patto Letta-Calenda infatti prevedevano il sì all’agenda Draghi e ai rigassificatori, così come l’impegno a modificare reddito di cittadinanza e il superbonus 110%. Quell’accordo ora si è sgretolato, quindi qualcuno potrebbe pensare a un Partito democratico che torna sui propri passi e riapre ai Cinquestelle: “Provo a dare una mano e a evitare ulteriori imbarazzi, dopo le dannose decisioni che sono già state prese. Noi non siamo professionisti della politica. Il balletto di questi giorni, tra giochi di potere e spartizioni di seggi, ci ha lasciati stupefatti. Noi condividiamo con i comuni cittadini una visione della politica diversa“, taglia corto Conte.

Che quindi rivendica quelli che sono i temi del M5s: “Tutela dell’ambiente, salario minimo, lotta al precariato, sostegni ben più consistenti a imprese e famiglie e tante altre priorità che ci vengono suggerite dai bisogni reali dei cittadini”. Da qui, la conclusione del post: “A questo punto a Enrico rivolgo un consiglio non richiesto: offri pure i collegi che si sono liberati a Di Maio, Tabacci e agli altri alleati. Ti saluto con cordialità e senza nessuna acrimonia”.

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