Quali sono le priorità e le prime azioni che il governo che verrà dovrà intraprendere? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad alcuni giovani attiviste e attivisti ambientali che hanno partecipato al Climate Social Camp, il campeggio per la giustizia climatica e sociale che negli scorsi giorni ha portato un migliaio di persone sotto la Mole. “La priorità dev’essere lo stop alle emissioni da combustibili fossili” spiega Elena Alfieri, 28enne torinese. Un’azione che secondo Luca Sardo, 24 anni, dovrebbe far parte di un piano di investimento per la transizione ecologica che vada dai trasporti all’agricoltura”. E poi la questione delle risorse in esaurimento, in primis, l’acqua. “Si dovrebbe mettere mano alla rete idrica – racconta Gabriele Gandolfo, 24 anni – che per troppi anni è stata dimenticata”. Gli fa eco Sergio Tonetto: “Serve un piano nazionale sul dissesto idrogeologico e per la gestione della siccità – racconta – le fonti d’acqua vanno nazionalizzate, l’acqua deve essere bene comune accessibile a tutti e non si può più accettare che multinazionali prendano questa risorsa per produrre beni che non sono di interesse pubblico”. Ma il tema ambientale, secondo gli attivisti, racchiude al suo interno tutti gli altri. “Non ci può essere giustizia climatica senza giustizia sociale” racconta Rachele del comitato toscano No Base. E proprio per questo motivo a Torino sono arrivati movimenti non solo ambientalisti ma di tutti i settori come i lavoratori del porto di Genova che si rifiutano di caricare le casse d’armi sulle navi o gli operai della Gkn che da un anno lottano contro la delocalizzazione. “C’è una convergenza tra la loro e la nostra lotta – conclude la portavoce di Fridays For Future Italia Martina Comparelli – ne abbiamo discusso in questi giorni con loro e lo vedremo il 23 settembre in occasione dello sciopero globale per il clima. Sarà un autunno molto caldo”.

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