Una bomba sotto il sedile dell’auto ha ucciso Hashi Omar Hassan, il somalo condannato e poi assolto per l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, giornalista e cameraman della Rai uccisi il 20 marzo 1994 a Mogadiscio mentre lavoravano ad un’inchiesta su traffici di rifiuti e armi. Lo ha reso noto, attraverso un tweet, il sito di notizie indipendente somalo Garowe Online. Hassan fu condannato in via definitiva nel 2002 per aver fatto parte del commando che uccise i giornalisti italiani, ma un successivo ricorso portò alla revisione del processo e all’annullamento della condanna dopo oltre 16 anni di reclusione già scontati. Nel 2018, lo Stato italiano lo ha risarcito con oltre tre milioni di euro per ingiusta detenzione. Secondo la famiglia Alpi, la condanna di Hassan fu il frutto di un vasto depistaggio.

“Sono stati i terroristi islamici, nessun dubbio. Lo hanno ammazzato a scopo di estorsione per i soldi che aveva ottenuto per l’ingiusta detenzione in Italia. Sono persone in cerca di soldi e se non sei d’accordo con loro ti uccidono”, afferma l’avvocato Antonio Moriconi, storico difensore italiano di Hassan. “È una cifra alta e dovuta a tutto il carcere che è stato fatto patire ad un innocente. Quei soldi però lo hanno ammazzato, perché i terroristi lo hanno saputo ed evidentemente, dopo che lui non ha ceduto a qualche estorsione, lo hanno fatto saltare in aria. La tecnica del suo attentato dice tutto”, spiega.

La Federazione nazionale della stampa, l’Ordine dei giornalisti e l’Usigrai – parti civili nel processo Alpi con l’avvocato Giulio Vasaturo – depositeranno nelle prossime ore una richiesta al pm di Roma, all’ambasciata italiana a Mogadiscio e a quella somala in Italia per sollecitare “indagini mirate sulle dinamiche dell’attentato in cui ha perso la vita Hashi Omar Hassan, anche al fine di verificare l’esistenza di un eventuale collegamento fra questo efferato delitto e l’inchiesta, tuttora in corso, sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, avvenuto il 20 marzo 1994″.

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