“A quasi un anno dalla sua adozione, la storica riforma che ha permesso la firma digitale su referendum e iniziative popolari rischia di vedere vanificata la propria efficacia”. A denunciarlo è l’Associazione Luca Coscioni dopo le parole del ministro per la Transizione Digitale Vittorio Colao.

Rispondendo a un’interrogazione Riccardo Magi di mercoledì 29 giugno, che chiedeva conto della realizzazione della piattaforma digitale per la raccolta delle firme dei cittadini necessarie per i referendum e le leggi di iniziativa popolare, Colao ha affermato: “Rispetto all’iter programmato sono sopraggiunte due novità, il parere del Garante della privacy, e poi anche il ministero di Giustizia ha reso alcune osservazioni tecniche – ha spiegato Colao – Io vorrei essere chiaro il dettato normativo garantisce solo la digitalizzazione della raccolta della firme, che è il segmento iniziale del processo di promozione dell’iniziativa, ma non consente una completa digitalizzazione, estesa per esempio all’autenticazione delle firme o alla raccolta dei certificati elettorali, che sono disciplinati ancora in maniera analogica”.

La piattaforma quindi, spiega l’Associazione Coscioni, secondo le affermazioni di Colao, si limiterà a raccogliere le firme dei cittadini, senza provvedere all’autenticazione delle stesse, né al loro abbinamento coi certificati elettorali dei firmatari.

Così, commentano Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente Tesoriere e Segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni “Draghi, Colao e Cartabia distruggono l’unica riforma che l’estate scorsa aveva consentito la partecipazione democratica di oltre un milione di persone per far vivere l’articolo 75 della Costituzione”. “Quanto risposto dal Ministro Colao a un’interrogazione di Riccardo Magi non rispetta la legge del 2020, gli impegni presi a seguito di intervento nei confronti dell’ Italia delle Nazioni unite nell’ambito del caso “Staderini/De Lucia vs Italy” e gli impegni assunti dal Ministro con i comitati promotori dei referendum – spiegano ancora – A cosa è dovuto questo cambio di rotta improvviso del Ministro, che aveva annunciato pubblicamente che la piattaforma avrebbe preso in carico anche i certificati elettorali dei firmatari? Viene da pensare che vi siano state pressioni politiche ben precise in questa direzione, come se dopo la bocciatura dei referendum su eutanasia e cannabis si volesse far fallire anche la conquista della firma digitale”. Quindi i due membri dell’Associazione continuano: “In un momento in cui il Governo sembra promuovere in ogni settore la transizione verso il digitale, dalla PA alle poste, appare assurdo tenere esclusi da questa innovazione i diritti politici dei cittadini. Preannunciamo da subito che assumeremo tutte le iniziative, legali e non violente, che si renderanno necessarie per sventare il tentativo di negare ulteriormente i diritti politici degli italiani”.

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