Anche il quotidiano Washington Post prende atto che, dopo 130 giorni di guerra russa in Ucraina, negli Stati Uniti emergono dubbi sulle analisi che il Pentagono e la Casa Bianca hanno fatto della situazione sul terreno, in termini forse troppo “ottimistici” rispetto ai successi di Kiev. Che a Washington sia in atto un ripensamento degli obiettivi da considerare soddisfacenti nel conflitto in Ucraina è cosa nota. Alcuni giorni fa la Casa Bianca ha ad esempio detto pubblicamente di dubitare che l’esercito ucraino sia in grado di riconquistare tutti i territori perduti. E sulla stampa a stelle e strisce più influente si moltiplicano i contributi che suggeriscono un aggiornamento dell’approccio verso Mosca che comprenda anche una strategia diplomatica.

L’analisi del Washington Post mette a fuoco la “spaccatura fra analisti e legislatori americani: alcuni si chiedono se le autorità Usa non abbiano usato termini eccessivamente rosei, altri affermano che il governo di Kiev può vincere con maggiore sostegno da parte occidentale”. Al vertice Nato di Madrid, si ricorda nel pezzo, il presidente Joe Biden si è impegnato a sostenere la causa ucraina “fino a quando sarà necessario”, aggiungendo che pur non sapendo come finirà, bisogna che non ci sia una “sconfitta dell’Ucraina in Ucraina”. Ma dopo l’iniziale ritiro dei russi dalla capitale e il ridimensionamento dei suoi obiettivi, ora i russi “hanno gradualmente conquistato il territorio a est, compresa la città strategica di Severodonetsk” e, in queste ore, anche quella della città gemella Lysychansk.

Le informazioni diffuse da Washingon “sminuiscono i progressi definendoli discontinui e incrementali e sottolineano il numero significativo di vittime militari russe che ne sono derivate”. Ma, prosegue l’analisi del quotidiano, “anche gli ucraini hanno subito pesanti perdite. Stime indipendenti indicano che ciascuna parte ha avuto decine di migliaia di soldati uccisi e feriti”. “Il Pentagono non ha voluto discutere pubblicamente le sue valutazioni su morti e feriti”, sottolinea l’articolo che poi ricorda la guerra in Afghanistan, quando “i funzionari statunitensi sorvolavano abitualmente sulle disfunzioni e sulla corruzione diffuse, evitando di chiedersi se i successi sul campo di battaglia fossero non solo raggiungibili ma anche sostenibili”.

Ora la situazione è diversa, soprattutto perché non ci sono soldati Usa sul campo di battaglia, ma “l’amministrazione Biden ha stanziato più di 6,9 miliardi di dollari in armi e altri aiuti alla sicurezza per l’Ucraina dall’invasione russa del 24 febbraio” e anche se “ciò che l’amministrazione Biden dice sulla guerra in Ucraina sembra essere accurato”, secondo l’analisi “il Pentagono a volte nasconde informazioni che potrebbero essere poco lusinghiere per i partner ucraini o evidenziare le limitazioni del sostegno statunitense”. Alcuni osservatori approfittano di tali informazioni per sottolineare l’esigenza di aumentare intensità e velocità del sostegno per “aiutare l’Ucraina ad avere successo al più presto”, ha detto Kori Schake, direttore degli studi di politica estera e di difesa presso il conservatore American Enterprise Institute. È la teoria dei politici ucraini, che considerano “non abbastanza veloce” il flusso di armi dagli Usa. Secondo Benjamin Friedman, direttore politico di Defense Priorities, l’obiettivo dichiarato dall’Ucraina di respingere le forze russe sembra “sempre piu’ irrealistico” e “l’amministrazione Biden deve fare di più per spingere l’Ucraina a negoziare con la Russia e a cercare una soluzione politica”.

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