“La pressione politica e sociale senza precedenti da parte dell’Occidente sta accelerando il processo di unificazione tra Russia e Bielorussia”. Le parole del presidente Vladimir Putin, pronunciate in occasione di una conferenza e riportate da Al Jazeera, evidenziano che l’annessione della Bielorussia potrebbe essere una delle conseguenze del conflitto in Ucraina. Minsk e Mosca sono legate da un Trattato di Unione, in vigore dal 1997, che dovrebbe facilitare la creazione di strutture politico-militari comuni in vista di una futura riunificazione. Il capo di Stato bielorusso Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, ha mostrato un interesse a fasi alterne nei confronti dell’iniziativa, ma le cose sono cambiate a partire dal 2020, quando Mosca ha supportato Minsk nel reprimere le massicce proteste anti-governative seguite alle contestate elezioni presidenziali svoltesi ad agosto. La pesante risposta di Lukashenko alle proteste post elettorali lo ha trasformato in un paria sullo scenario globale e lo ha obbligato a garantire a Mosca una maggiore influenza economica e politica nel Paese, realizzata anche con la fusione (non ufficiale) degli eserciti dei due Stati.

L’invasione dell’Ucraina è stata lanciata anche dalla Bielorussia: le truppe dirette a Kiev sono partite dalle basi militari situate oltre il confine mentre il territorio nazionale è stato usato anche come punto di lancio delle incursioni aeree e missilistiche. Lukashenko ha sempre negato di voler partecipare direttamente alla guerra e ha cercato di presentarsi come un mediatore, consapevole dell’ostilità manifestata dalla popolazione bielorussa nei confronti del conflitto. La Bielorussia, nata sulle ceneri dell’impero zarista dopo la prima guerra mondiale, fu uno dei membri fondatori dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Nel corso degli anni Venti, con il consenso di Mosca, furono promosse la lingua e la cultura locale ma queste politiche furono interrotte dalle repressioni degli anni Trenta, quando le élite culturali locali vennero decimate. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Bielorussia soffrì terribilmente, subendo un tasso di perdita della popolazione tra i più alti d’Europa. La guerra lasciò ferite profonde, ma servì a consolidare il ruolo della Bielorussia all’interno dell’impero sovietico, anche grazie agli investimenti di Mosca nel Paese. La stabilità e la prosperità degli ultimi decenni resero molti bielorussi riluttanti di fronte alla fine dell’USSR e spinsero a stringere, precocemente, stretti legami economici e politici con la Russia.

Molti bielorussi consideravano Lukashenko un garante della stabilità e della sicurezza e ritenevano che, anche in presenza di elezioni libere, una sua vittoria sarebbe stata inevitabile. La grave vicenda delle elezioni e le torture di migliaia di manifestanti che ne contestavano pacificamente i risultati hanno provocato una perdita irrimediabile di legittimità. La repressione è aumentata in maniera significativa così come il numero di prigionieri politici, con giornalisti e media indipendenti trasformati in obiettivi. Le sanzioni imposte dall’Unione Europea in accordo con Regno Unito e Stati Uniti hanno colpito settori produttivi, entità industriali e hanno isolato la Bielorussia. Nondimeno, Minsk ha alzato ulteriormente il livello dello scontro provocando una crisi migratoria ai confini di Lituania e Polonia e rinunciando all’equilibrio tra Oriente e Occidente. Franak Viacorka, consigliere della leader dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya, ha riferito a The Atlantic che “in Bielorussia stiamo assistendo alla versione soft di quello che potrebbe accadere in Ucraina”, e che “ la Bielorussia sta accettando l’occupazione”.

La Polonia e i Baltici sono preoccupati perché la Bielorussia consente alle truppe russe di avvicinarglisi pericolosamente e di raggiungere lo strategico Corridoio di Suwalki. Si tratta di una striscia di terra lunga 130 chilometri che costituisce l’unico collegamento tra i Baltici e il resto della NATO, e separa l’enclave di Kaliningrad dalla Bielorussia. Il Corridoio Suwalki è considerato uno dei luoghi più pericolosi del mondo e un probabile primo punto di contatto in caso di ostilità tra la Russia e la NATO. Il possibile ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO ha aumentato le tensioni tra la Russia e l’alleanza ma, secondo quanto riferito a Politico da Linas Kojala, direttore dello Eastern Europe Studies Center, ha reso una mossa russa verso Kaliningrad “meno probabile anche se non improbabile”.

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