Quando una mamma caucasica decide di abortire è “omicidio”, se invece la decisione proviene da una donna di colore viene considerata “accettabile”, o addirittura “desiderabile”. Questa, in estrema sintesi, è la linea di pensiero che emerge dai siti di odio dei suprematisti bianchi, che sfruttano il dibattito legato ai diritti riproduttivi delle donne per promuovere ideologie razziste ed estremiste. A evidenziare queste inquietanti criticità uno studio, pubblicato sulla rivista Information Communication & Society, condotto dagli scienziati dell’Università di Buffalo, che hanno esaminato l’atteggiamento che caratterizza gli iscritti al blog “Stormfront”, un forum di discussione considerato anche come il più grande sito di incitamento all’odio presente nel web. Un’analisi pubblicata a ridosso della sentenza della Corte suprema Usa che ha cancellato il diritto di abortire.

Nato nei primi anni Novanta, il forum è incentrato sulla propagazione del nazionalismo bianco, dell’antisemitismo e dell’islamofobia, nonché dell’anti-induismo, dell’antifemminismo, dell’omofobia, della transfobia, della negazione dell’Olocausto, dell’anticattolicesimo e della supremazia bianca. Secondo le stime attuali, nel 2015 il sito contava oltre 300mila iscritti. Il gruppo di ricerca, guidato da Yotam Ophir, ha esaminato oltre 30mila post pubblicati sul sito tra il 2001 e il 2017. Gli utenti di questa piattaforma, riportano gli esperti, descrivono gli aborti da parte delle donne bianche come un omicidio, una procedura da rinnegare. Al contrario, se la decisione di rinunciare alla gravidanza proviene da una mamma di colore, questa scelta sarebbe più che accettabile, dato che potrebbe risolvere le minacce al dominio bianco. Gli scienziati sottolineano che questi dati mostrano come gli estremisti bianchi fondino le loro dichiarazioni sui diritti riproduttivi delle donne per circuire nuovi sostenitori, utilizzando le argomentazioni sull’aborto per sostenere la supremazia maschile bianca. “Il nostro studio – afferma Ophir – mostra che scienza, medicina e teorie del complotto possono collimare negli angoli più bui di internet. Il risultato di questa inquietante commistione è la diffusione di pericolose idee razziste e misogine”.

Il diritto all’aborto è una questione molto controversa negli Stati Uniti. Lo scorso venerdì, la Corte Suprema ha approvato una sentenza che autorizza i singoli stati a vietare la procedura. Gli autori volevano verificare le posizioni degli utenti del sito Stormfront, fondato dall’ex-leader del Ku Klux Klan Don Black, per esplorare le dinamiche di discussione legate all’argomento. Stando a quanto emerge dall’indagine, i suprematisti consideravano l’aborto una scelta deprecabile o uno strumento utile al dominio dei bianchi. “Questi discorsi possono essere usati per reclutare nuovi membri – commenta Ophir – e per normalizzare ideologie estreme e razziste. Le persone che navigano nel web dovrebbero pertanto avere a disposizione strumenti migliori per contestualizzare le informazioni in cui ci si può imbattere nei meandri di internet”. Gli studiosi hanno inoltre riportato alcuni temi ricorrenti su Stormfront, ad esempio la “Great Replacement cospiracy theory”, un presunto complotto per sostituire gli individui caucasici con immigrati di colore. Secondo alcune fonti, questo pensiero sarebbe alla base di diversi omicidi avvenuti in un negozio di alimentari di Buffalo. “Dobbiamo prestare maggiore attenzione alla diffusione di queste pericolose linee di pensiero – conclude Ophir – specialmente nei canali che possono raggiungere pubblici vasti e variegati, che potrebbero essere circuiti da queste inquietanti ideologie”.

Valentina Di Paola

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