Scontro acceso a “L’aria che tira” (La7) tra lo storico Angelo D’Orsi e il giornalista Federico Rampini sulla guerra in Ucraina.
D’Orsi esordisce paragonando la situazione attuale a quella che diede il via alla Prima Guerra Mondiale e bolla come interventista la posizione precedentemente espressa da Rampini: “Mi dispiace che Rampini abbia assunto in maniera totale il punto di vista della Nato. La storia non ci assolverà se non saremo in grado oggi di fermare questo massacro. Questo deve essere innanzitutto lo scopo degli intellettuali e dei giornalisti: fermare la guerra. La pace vale più di qualunque altra cosa. Dobbiamo pensare anche nell’interesse del popolo ucraino che mi pare che Zelensky non sia in grado di rappresentare, perché lo sta mandando al massacro”.

Non ci sta Rampini che ribatte: “Io non capisco con quale arroganza un accademico italiano si permetta di dire che gli ucraini vanno a morire perché sono manipolati da un leader e li tratti come degli idioti e degli imbecilli che sacrificano la vita perché qualcuno dall’alto gli fa il lavaggio del cervello. L’eroica resistenza del popolo ucraino è un fatto di massa, è un fatto corale. Questa resistenza – continua – non sarebbe possibile se non ci fosse la volontà del popolo ucraino di difendere la propria vita, le proprie famiglie, la propria libertà, la propria nazione. Questo è proprio lo snobismo intellettuale dell’accademico che pensa che i popoli siano fatti di bifolchi ignoranti”.
D’Orsi rilancia l’accusa di arroganza, dando a Rampini del “giornalista esperto di tutto e di niente” e scatenando la reazione contrariata del suo interlocutore.

“Questi sono solo insulti gratuiti – replica Rampini – Ho studiato l’America e la Cina negli ultimi 25 anni, ci dica lei invece di cosa è esperto. Quando uno non ha argomenti, insulta gli altri. Lei tratta il popolo ucraino come una massa di imbecilli che si lasciano manipolare”.

“Ma perché dice questo? – risponde lo storico – È lei che sta interpretando il tutto come una risposta di popolo. C’è una guerra ed è una guerra combattuta dagli eserciti, nei quali vengono coinvolti dei civili, come in tutte le guerre dal ‘900 in poi purtroppo. Questa idea della ‘resistenza di popolo’ è una invenzione ideologica. Oltretutto, ci sarebbe anche da eccepire sul concetto di nazione ucraina, perché saprà che l’Ucraina è una nazione largamente inventata. È divisa da sempre: c’è una parte che guarda a Ovest e una parte che si sente russa sostanzialmente. Dobbiamo prendere atto di questa divisione di fondo”.

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